Ci sono persone che scelgono una strada. E poi ci sono persone che riescono a costruire un ponte tra mondi apparentemente inconciliabili, trasformando la complessità in identità. Camille Chenaux appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
Ex atleta professionista di mezzofondo, oggi politologa, professoressa universitaria, giornalista, scrittrice e divulgatrice, Camille incarna una figura rara nel panorama contemporaneo: quella di una donna capace di unire la precisione mentale dell’analisi politica alla forza concreta dello sport agonistico. Due vite, solo in apparenza parallele, che nel suo percorso si sono fuse in un’unica direzione coerente.
Tra il 2021 e il 2022 conquista tre medaglie nazionali svizzere nell’atletica leggera, due argenti nei 3.000 metri indoor e nei 10 km su strada, oltre a un bronzo nei 5.000 metri, partecipando anche a diversi meeting internazionali. Ma mentre il corpo correva in pista, la mente costruiva già un altro percorso, altrettanto ambizioso.

Oggi Camille, con un dottorato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alle spalle, insegna tre corsi presso l’IES Abroad di Roma, è parte della nuova realtà di Rome Diplomacy come responsabile sport e co-responsabile politica estera, scrive per il Corriere del Ticino con la sua rubrica “Le parole della politica” e per Il Plurale Quotidiano. È autrice del volume Crisi dello Stato-nazione e populismi europei (Carocci, 2025) e partecipa regolarmente a conferenze, incontri istituzionali e dibattiti sul futuro politico europeo.
Ma ciò che rende davvero unico il suo profilo non è semplicemente la somma dei traguardi raggiunti. È il modo in cui questi mondi dialogano continuamente tra loro. Per Camille, lo sport non è mai stato soltanto performance fisica. È stato soprattutto una scuola di struttura mentale. La disciplina e la resilienza, concetti spesso abusati, nel suo caso diventano strumenti operativi quotidiani.
Le sue giornate seguono una pianificazione rigorosa, scandita da obiettivi a breve, medio e lungo termine. Ogni progetto viene organizzato, tracciato, monitorato. La sveglia suona presto, spesso prima dell’alba, e la produttività nasce da una filosofia molto precisa: non inseguire la perfezione, ma dare il massimo possibile nel momento presente. È una mentalità costruita negli anni dell’agonismo, ma oggi applicata al mondo accademico, giornalistico e istituzionale.
La sua identità, però, non è mai stata lineare. Nata in Svizzera, cresciuta tra esperienze in Belgio, Francia, Germania e Italia, Camille ha sviluppato uno sguardo profondamente multiculturale e internazionale. Trilingue, insegna in inglese, scrive prevalentemente in italiano e vive il francese nella dimensione familiare. Questa pluralità linguistica e culturale le ha insegnato a muoversi con naturalezza tra contesti differenti, sviluppando una sensibilità rara verso la complessità del presente.
E proprio questa capacità di leggere la complessità rappresenta uno dei punti di contatto più forti tra sport e politica. In gara, come nei contesti istituzionali, nulla è mai soltanto ciò che appare. Esistono strategie, equilibri invisibili, tempi da rispettare e momenti precisi in cui scegliere se restare “in scia” o uscire allo scoperto. Camille ha imparato a leggere le dinamiche della competizione sportiva con la stessa lucidità con cui oggi interpreta i fenomeni politici e diplomatici.
La gestione della pressione, l’intelligenza emotiva, la capacità di mantenere lucidità nell’incertezza: tutto converge in una stessa disciplina interiore. Negli anni ha lavorato molto anche sull’aspetto mentale della performance, attraverso meditazione, mindfulness e supporto di mental coaching. Un percorso che oggi le permette di affrontare l’esposizione pubblica, il lavoro mediatico e l’analisi politica con equilibrio e controllo.
Eppure, nonostante ritmi estremamente intensi, Camille non vive mai queste due dimensioni come opposte. Al contrario, le considera complementari. Lo sport, oggi, è diventato il suo spazio di riequilibrio. Dopo giornate immerse nella scrittura, nell’insegnamento, nella politica e nella comunicazione, correre significa ritrovare silenzio, essenzialità e presenza. Il corpo diventa il luogo in cui riallinearsi.
Allo stesso tempo, il lavoro intellettuale le ha insegnato a non assolutizzare il risultato sportivo, a interpretare ogni successo o fallimento come parte di un percorso più ampio.
È questo dialogo continuo tra corpo e mente, tra performance e pensiero, che rende la sua figura così contemporanea. Nel suo percorso emerge anche un messaggio molto potente per le nuove generazioni: non è necessario scegliere una sola definizione di sé. Si può essere rigorosi e creativi, sportivi e intellettuali, internazionali e profondamente autentici. Si può costruire una sintesi personale senza rinunciare alla propria complessità.
Oggi Camille Chenaux rappresenta molto più di una ex atleta o di una politologa. È il simbolo di una nuova idea di leadership: multidisciplinare, resiliente, umana, originale e unica, capace di creare connessioni tra mondi diversi.
Ed è forse proprio qui che si trova il senso più profondo del suo percorso. Non nella semplice ricerca del successo personale, ma nella volontà di trasformare ciò che ha costruito in uno strumento utile per gli altri.
Attraverso l’insegnamento, la scrittura, la divulgazione e il dialogo pubblico, Camille prova ogni giorno ad aprire spazi di comprensione, rendendo accessibili temi complessi e costruendo ponti tra realtà che troppo spesso restano separate. Perché, in fondo, il vero traguardo non è arrivare più lontano degli altri. È riuscire ad aprire la strada a qualcuno in più e lei riesce a farlo, ne sono la dimostrazione i numerosi followers tra i suoi due profili Instagram, quello sportivo @thesportyblonde e quello professionale @camillechenauxreal.
Instagram: https://www.instagram.com/thesportyblonde e https://www.instagram.com/camillechenauxreal
LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/camillechenaux
A cura di Spampinato Giusy M.Luisa