Nel cuore della Valtellina, a poca distanza dalle rinomate località di Bormio e Livigno, sorge Grosio, porta d’accesso alla bellissima e incontaminata Valgrosina. Si tratta di un panorama montano dove la storia si respira in ogni angolo: dalla maestosa Rupe Magna ai Castelli Nuovo e Vecchio, fino alla splendida Villa Visconti Venosta e al Giardino Roccioso di Nicola Di Cesare, divenuto una vera e propria celebrità sui social network.
Grosio vanta un tessuto associativo straordinariamente ricco e attivo che spazia dalla musica al ballo, dal teatro ai cori, fino allo sport. È un piccolo paese montano pieno di vitalità, un luogo da visitare, assaporare e vivere a pieno.
Oltre alle bellezze paesaggistiche e storiche, non bisogna dimenticare il buon cibo locale: dagli sciat ai formaggi di malga, passando per il tipico “grana” di Grosio e i pizzoccheri. Questi ultimi vengono tradizionalmente insaporiti con la pesteda grosina, un inconfondibile e profumato mix di pepe, aglio, sale ed erbe di montagna.
L’offerta gastronomica prosegue poi con gustosi dolci tipici come curnat, bisciola, cupeta, brasciadei e la famosa rusumeda (una bevanda dolce ed energizzante), per concludere in bellezza con liquori artigianali fatti in casa, come il genepì e la taneda.
In questo scenario unico, da oltre un secolo, il Gruppo Folk “La Tradizion” si fa ambasciatore della cultura locale in Italia e all’estero, spingendosi persino in Australia. L’associazione porta in scena l’anima di una comunità contadina fiera, gioviale e profondamente legata alle proprie radici, alla fede e al proprio dialetto.
I balletti del gruppo non sono semplici coreografie, ma veri e propri racconti in movimento. Attraverso passi tradizionali e nuove composizioni, vengono rievocate scene di vita quotidiana e momenti di festa. Ne è un esempio il celebre Salterello, danzato un tempo durante le celebrazioni dei coscritti; una tradizione che resiste ancora oggi nella notte di Capodanno, quando i neo-diciottenni si scambiano la bandiera in un’apoteosi di campanacci e fuochi d’artificio.
I balli mettono in luce anche lo spirito profondo di Grosio e le sue storiche leggende. Si diceva un tempo, infatti, che in paese “lavorassero solo le donne”.
Questa narrazione nasce da una dura realtà storica: mentre gli uomini emigravano nella vicina Svizzera in cerca di lavoro, l’economia familiare e la gestione della vita alpina ricadevano interamente sulle spalle delle donne.
Erano loro a crescere i figli e a salire in alpeggio con il bestiame, trasportando la pesante gerla e camminando sicure grazie agli sciupei, le tipiche calzature locali realizzate in legno e cuoio.
Da più di 25 anni, la notte della vigilia di Natale, tra i meravigliosi scorci antichi del paese, il gruppo folk rappresenta la “Natività in un filò grosino”, un evento ideato dalla compianta madrina e presidente dell’associazione, Lucia Simonelli.
Questa rappresentazione, ormai divenuta una tradizione imprescindibile, unisce la rievocazione religiosa del presepe alla riscoperta della cultura contadina locale. Il termine “filò” indica infatti la veglia serale che un tempo si svolgeva nelle stalle, dove le famiglie si radunavano al caldo per socializzare, raccontare storie, filare la lana e svolgere piccoli lavori manuali.
Il costume tradizionale di Grosio è un autentico capolavoro di artigianato storico. Ogni occasione prevedeva (e prevede tuttora) una specifica “muda”, ovvero un abito dedicato: per il matrimonio, il battesimo, il lutto, la mezzafesta, per i montanari o semplicemente per l’uso quotidiano nei campi. Questi splendidi abiti possono essere ammirati dal vivo presso il Museo del Costume all’interno di Villa Visconti Venosta.
Le origini del costume non sono certe, ma se ne hanno notizie a partire dal XVII secolo, quando l’intraprendenza dei grosini li spinse a lavorare al servizio del Doge di Venezia, allora fulcro dei commerci mondiali. Dalla Serenissima arrivarono:
Stoffe preziose e tessuti ricercati.
Monili raffinati, come i caratteristici orecchini in filigrana e i bottoni in oro.
Le granate, la tipica collana rossa che adorna il collo delle donne.
Proprio a Venezia si lega un’affascinante leggenda sulla rinomata bellezza delle donne grosine: si narra che i tratti somatici caratteristici derivino dai matrimoni tra gli emigrati del paese e le schiave provenienti dall’Anatolia incontrate nella città lagunare, storico crocevia di popoli.

Il folklore non è solo memoria del passato, ma vita presente. In questi giorni il gruppo folk è in festa per il matrimonio di due suoi preziosi componenti: Viola e Gabriele.
Viola è cresciuta nel Gruppo Folk fin da quando era bambina. Ha visto i colori dei costumi volteggiare a festa e ne ha respirato l’orgoglio, fino a diventare, quattro anni fa, la segretaria dell’associazione. Il suo amore per la propria terra è così profondo da aver guidato anche le sue mani: con pazienza e maestria sartoriale, Viola ha cucito da sola, punto dopo punto, il costume tipico grosino per Gabriele.
È stato proprio quel vestito, intessuto di dedizione e di futuro, a convincere Gabriele a entrare nel gruppo. Oggi lui non è solo un ballerino e un neo-eletto consigliere, ma è anche lo stimato chef dell’associazione, sempre pronto a mettere a disposizione il suo talento in ogni occasione comunitaria. A loro va l’augurio di tutto il gruppo di continuare ad amarsi incondizionatamente, con la stessa cura e la stessa forza con cui quel costume è stato realizzato.

Per chi desidera vivere in prima persona l’energia, i colori e la straordinaria giovialità del popolo grosino, l’invito è aperto a tutti.
Evento: Amici nel Folklore
Data: Domenica 25 Ottobre 2026
Luogo: Grosio (SO)
Per scoprire il programma dettagliato dell’evento e rimanere aggiornati su tutte le iniziative, è possibile seguire le pagine social ufficiali del Gruppo Folk “La Tradizion”.
Facebook: https://www.facebook.com/gruppofolklatradizion/
A cura di Spampinato Giusy M.Luisa