Antonio Gentile è Counselor Seminarista e Coach olistico, Autore di uno splendido Manuale di Difesa Psicoemotiva che tratta con profondità il tema dell’esistenza umana.
Un tema centrale nella riflessione spirituale e filosofica riguarda la natura duale dell’esistenza: una storia universale, e al contempo una vicenda profondamente personale. Tale concetto descrive l’esistenza come la storia dell’Uno in dialogo con la storia dei molti, un’esperienza che unisce l’individuo all’intera umanità. La manifestazione cosmica, pur mostrando un’infinità di forme e differenze, si caratterizza per una fondamentale assenza di separazione. Secondo i principi esposti, quando i maestri ascesi o illuminati affermano che “tutto è Uno”, non intendono l’uguaglianza tra le cose, ma piuttosto la connessione intrinseca di ogni elemento con il tutto.
In quest’ottica, l’illusione non risiede nell’esistenza delle infinite forme, ma nella percezione di un senso di separazione. La fonte dell’infelicità umana viene identificata proprio in questo senso illusorio di distacco, la cui natura ingannevole lo rende difficile da riconoscere. La felicità, al contrario, si riconquista attraverso la sperimentazione, anche fugace, di quel senso di unione considerato l’unica realtà esistente.
Il percorso dell’essere umano viene metaforicamente descritto come la storia di una goccia della coscienza cosmica che, in un dato momento spazio-temporale, precipita sul pianeta Terra per entrare in una struttura biologica – il corpo umano.

Gli esseri umani sono composti della medesima sostanza divina della coscienza cosmica. Tuttavia, all’arrivo sul pianeta, si cadrebbe in un “sonno illusorio” che alimenta il senso di separazione dal resto dell’ambiente circostante. L’obiettivo primario dell’esistenza diverrebbe, dunque, la presa di consapevolezza di questo stato dormiente attraverso il risveglio, per sperimentare la vera natura: l’essere uno con il tutto.
Una volta realizzata l’unità, si innescherebbe un senso di abbondanza che spinge gli individui a contribuire al risveglio altrui, attraverso il “dono di Sé”, ritenuto l’espressione più vicina alla frequenza della coscienza universale.
Questo percorso di condivisione e consapevolezza si rivolgerebbe in particolare a quelle “coscienze” che, in una scelta prenatale, avrebbero deciso di mettersi a disposizione dell’umanità per favorire il salto quantico che il pianeta starebbe compiendo. Il compito di chi promuove questa visione è quello di ricordare all’individuo la sua vera identità e la missione per la quale è tornato.
L’autore conclude suggerendo che l’opera di condivisione è un mezzo per liberarsi dal senso illusorio di separazione e per realizzare l’Uno interiore; viene proposto un invito a iniziare un percorso che mira a comprendere l’origine e la destinazione dell’essere umano. Il processo di liberazione dall’illusione, definito come un “lila” (gioco divino in Sanscrito), avverrebbe utilizzando l’illusione stessa (e il senso di separazione) come strumento per superarla, poiché, se “tutto è Uno”, nulla vi è da raggiungere o realizzare.
Il percorso è paragonato all’attore che, recitando una parte, prende coscienza della sua vera identità o all’oceano che sperimenta la separazione per realizzarsi come acqua.
Namasté, “Saluto la divinità che è in te”. Poiché la realtà è uno specchio, e posso salutare la divinità che è nell’altro soltanto se l’ho riconosciuta dentro di me.
A cura di Federica Ragnini