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Innovazione digitale oltre la tecnologia: la visione di Alessandro Barchetti


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Nel mercato di oggi l’innovazione digitale è una condizione per restare competitivi. Guidare un’azienda dentro questo cambiamento chiede molto più dell’acquisto di nuove tecnologie. Servono una strategia, una conoscenza profonda dei processi e una cultura pronta a evolvere.

È l’approccio che emerge dall’esperienza di Alessandro Barchetti, Digital Advisor con oltre vent’anni di carriera, le cui riflessioni offrono una mappa concreta per chi lavora nel retail, nella grande distribuzione e nelle PMI.

Da GameStop alla GDO: vent’anni sul campo

Barchetti non è un teorico del digitale. È un manager che ha guidato l’evoluzione di modelli di business in prima linea. È stato Head of Digital e Head of Marketing in GameStop e poi Chief Digital e Marketing in una grande catena della distribuzione alimentare, ha co-fondato una startup e in passato ha avviato e ceduto una piccola catena di ristoranti.

Oggi coordina un network di consulenti e di aziende specializzate in innovazione digitale, intelligenza artificiale ed e-commerce, al servizio di PMI e grandi imprese. Insegna anche digital innovation ed e-commerce come docente a contratto all’Università di Bergamo.

L’errore più comune: scambiare il software per l’innovazione

Basta un giro tra fiere ed eventi di settore per trovare centinaia di piattaforme capaci di risolvere ogni tipo di problema. Qui nasce l’equivoco più diffuso, comprare uno strumento e pensare di aver innovato.

Il punto di partenza sta dentro l’azienda. Conoscere i propri processi, le proprie persone e le resistenze che possono frenare il cambiamento. Il classico “abbiamo sempre fatto così” pesa spesso più della tecnologia. Un capo officina con trent’anni di esperienza può diventare il miglior alleato dell’innovazione oppure il suo ostacolo più duro.

Per questo il primo terreno di lavoro è la cultura aziendale, quell’insieme di regole non scritte che guidano il business. Va diffusa dall’alto, dai vertici verso ogni persona. Dentro questa cultura c’è anche il valore dell’errore. Barchetti lo racconta con l’immagine di un bambino che impara a camminare: cade, mette il piede storto, si rialza, e proprio quell’errore misurato diventa la conoscenza che gli serve per riuscire.

Le PMI e il budget: la velocità come vantaggio

Le PMI partono con un vantaggio strutturale, la velocità decisionale. Poche persone, pochi passaggi, decisioni rapide su tempi, risorse e costi. La conoscenza diretta dell’azienda permette di avviare le prime fasi, l’analisi dei processi e il lavoro sulla cultura, in autonomia. È un investimento di tempo più che di denaro.

Quando servono competenze specifiche entra il consulente. Meglio sceglierlo bravo, capace di guidare il percorso e di intercettare le risorse che lo sostengono: la formazione finanziata per la crescita culturale, la finanza agevolata per gli investimenti in tecnologia. Strumenti che molte imprese ignorano.

Tra i primi passi c’è la messa in sicurezza del dato. Individuare l’unica fonte di verità aziendale, renderla disponibile in modo strutturato e proteggerla dalle minacce informatiche, con un approccio di security by design che oggi è anche un tema di compliance.

Il dato come vero vantaggio competitivo

Barchetti porta due esempi dalla sua esperienza. In GameStop la carta fedeltà, arrivata a circa tre milioni e mezzo di iscritti, è diventata il perno del rapporto con il cliente e ha guidato le scelte commerciali. Nella grande distribuzione alimentare la situazione era rovesciata: lo scontrino, una miniera di informazioni, restava chiuso in silos e quasi inutilizzato.

Il problema delle aziende non riguarda la quantità di dati. Riguarda la frammentazione. Gli stessi numeri vivono in software diversi, e lo stesso dato di vendita viene letto in modi diversi a seconda di chi lo guarda: con IVA, senza IVA, al netto degli sconti. Ogni funzione decide su una base propria, e gestire tutta questa dispersione fa lievitare il costo totale di gestione, il total cost of ownership.

La strada è portare i dati in un unico luogo. È il lavoro che Barchetti affronta con Advisio, una società del suo network con oltre vent’anni sul tema. I dati unificati abilitano dashboard, analisi fino al dettaglio atomico e strumenti costruiti sopra informazioni affidabili. E abilitano l’intelligenza artificiale ancorata ai dati reali, come Copilot dentro Microsoft Fabric, capace di rispondere in linguaggio naturale senza le allucinazioni dei chatbot generici.

Il futuro: fondamenta solide e innovazione di significato

Lo sguardo ai prossimi anni parte sempre dai dati. Anche le aziende già avviate su percorsi disordinati devono passare da qui: ordinare, unificare, mettere in sicurezza. Su queste fondamenta ogni processo digitale può reggere. Su dati sbagliati si costruisce sulla sabbia.

L’intelligenza artificiale arriva come conseguenza di un lavoro serio fatto a monte. C’è poi un secondo invito, usare questo momento per ripensare il modello di business. È l’innovazione di significato, dove la tecnologia diventa il mezzo. Barchetti cita un produttore di viti che smette di vendere il prodotto e inizia a garantire un servizio, la presenza della vite giusta al posto giusto, grazie a contenitori intelligenti connessi in IoT. E il progetto di un’azienda di trasporti municipalizzata che da erogatore del servizio potrebbe diventarne l’orchestratore, con una bigliettazione unica su scala regionale.

Ogni nuova piattaforma amplia la superficie esposta dell’azienda. Per questo privacy e cyber security accompagnano ogni passo, a protezione del valore generato.

La chiusura è un proverbio attribuito a un vecchio saggio cinese. Il momento migliore per piantare un albero era vent’anni fa. Il secondo momento migliore è oggi.

A cura di Spampinato Giusy M.Luisa

Contatti Alessandro Barchetti

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