L’era della digitalizzazione è caratterizzata da una disponibilità informativa senza precedenti. Ogni giorno milioni di persone trascorrono gran parte del proprio tempo immerse in notifiche, contenuti online, social network e comunicazioni continue.
Tuttavia, a questa costante connessione verso l’esterno corrisponde spesso una progressiva e silenziosa disconnessione dal proprio mondo interiore.
Oggi si è in grado di sapere in tempo reale cosa accade a migliaia di chilometri di distanza, ma sempre più frequentemente si fatica a riconoscere e comprendere ciò che si prova nel momento stesso in cui lo si vive.
Lo smartphone, diventato ormai un’estensione della quotidianità, rischia così di trasformarsi in uno strumento di evitamento emotivo inconsapevole.
Riempire ogni momento di attesa, silenzio o noia con lo scorrere continuo di uno schermo significa, infatti, mettere a tacere i segnali che il corpo e la mente cercano di inviare.
Emozioni, bisogni e vissuti interiori rimangono spesso inascoltati, accumulandosi nel tempo fino a manifestarsi sotto forma di ansia, insonnia, irritabilità o un diffuso senso di vuoto.
Secondo la psicologa e psicoterapeuta Luana Pagano, che svolge la propria attività clinica a Salerno, una parte significativa della sofferenza psicologica contemporanea è legata proprio a questa difficoltà di ascolto di sé.
L’iperstimolazione digitale rappresenta oggi una potente alleata della disconnessione interiore. La continua esposizione a stimoli esterni riduce progressivamente la capacità di abitare il presente, rallentare e riconoscere i propri bisogni emotivi più profondi.
Il benessere psicologico, invece, non può prescindere dalla possibilità di fermarsi, ascoltarsi e dare un significato alle proprie emozioni prima che queste si trasformino in sintomi.
Per questo motivo, il lavoro terapeutico contemporaneo deve necessariamente passare attraverso una vera e propria “risintonizzazione dei sensi”.
Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di recuperare una maggiore consapevolezza e sovranità sul proprio tempo interiore.

Nel suo lavoro clinico, Luana Pagano accompagna quotidianamente le persone in percorsi terapeutici individuali orientati al recupero dell’ascolto di sé, della consapevolezza emotiva e della connessione con il proprio mondo interno.
Accanto alle terapie individuali, la professionista ha ideato anche dei Gruppi Esperienziali di Riconnessione, pensati per rispondere al crescente bisogno di rallentare e ritrovare uno spazio autentico di presenza.
Questi gruppi nascono con l’obiettivo di creare un ambiente protetto all’interno del quale i partecipanti possano interrompere temporaneamente il ritmo frenetico della quotidianità e tornare ad ascoltare “cosa accade mentre accade”.

Attraverso attività esperienziali, esercizi pratici e momenti di condivisione terapeutica, i partecipanti vengono accompagnati in un percorso che favorisce il passaggio dal “fare” costante all’“essere”.
L’obiettivo è imparare a riconoscere sensazioni, emozioni e bisogni interiori prima che si trasformino in forme di disagio psicologico più profonde.
Un aspetto centrale dell’esperienza di gruppo riguarda inoltre la possibilità di riscoprire una dimensione autentica della relazione umana, lontana dalla mediazione degli schermi. La presenza reale dell’altro consente infatti di sperimentare nuovamente vicinanza, risonanza emotiva e senso di appartenenza.
I Gruppi Esperienziali di Riconnessione sono rivolti a tutti gli adulti: sia a chi sta già affrontando un percorso terapeutico, sia a chi sente il bisogno di ritrovare una bussola interiore in un mondo sempre più veloce e iperconnesso.
L’esperienza proposta rappresenta un’occasione per rallentare, ritrovare il contatto con sé stessi e recuperare uno spazio di ascolto autentico, spesso sacrificato nella vita quotidiana contemporanea.
A cura di Marzia Lazzerini
Luana Pagano
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