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Luca Comino: come si attiva un brand 


Luca Comino: come si attiva un brand  Immagine

Nel panorama della comunicazione contemporanea, dove le etichette professionali rischiano spesso di appiattire l’identità dei singoli talenti, l’approccio multidisciplinare di Luca Comino emerge come il manifesto di una visione fuori dagli schemi. Attraverso il suo operato, la figura del professionista si sveste dei panni del semplice esecutore per abbracciare una prospettiva olistica del pensiero creativo, dove la parola d’ordine è contaminazione.

Chi si interfaccia con il suo lavoro incontra un percorso che unisce la precisione della strategia pubblicitaria alla profondità dell’indagine umana, ridefinendo il concetto stesso di consulenza e posizionamento. E lo fa intorno a una promessa precisa: far “lavorare duro” il brand del cliente, in modo che le persone in azienda — management, marketing, forza vendita — possano lavorare meglio, e su cose più strategiche.

L’intersezione tra Strategist, Copywriter e Creative Director

Il cuore del lavoro di Luca Comino si fonda sulla convergenza di competenze diverse ma intimamente connesse, che si alimentano a vicenda in ogni progetto. La sua solida base metodologica si esprime nel ruolo di Strategist: una mente analitica capace di mappare i mercati, decodificare i bisogni dei brand e tracciare rotte chiare in scenari complessi. È un lavoro che deve molto alla scuola contemporanea del brand building basato sull’evidenza — il pensiero di Byron Sharp e Jenni Romaniuk sulla disponibilità mentale e sugli asset distintivi, il lavoro di Les Binet e Peter Field che ha dimostrato, anche nel B2B, l’effetto leva misurabile del brand sulle performance commerciali nel tempo.

Questa capacità di analisi non rimane un esercizio astratto, ma trova la sua immediata traduzione pratica nell’identità di Copywriter e Creative Director. Per Luca, governare la direzione creativa e la parola scritta significa riuscire a individuare la promessa autentica di un brand, modellando messaggi capaci di lasciare un segno concreto nel panorama culturale e commerciale, anche quando si tratta di comprendere le necessità di aziende che operano in filiere tecniche e con prodotti e servizi molto complessi.

Il suo lavoro è stato ripetutamente premiato, a riconoscimento di una qualità sancita anche dall’appartenenza all’ADCI, Art Directors Club Italiano, network di eccellenza della creatività e della comunicazione nel nostro Paese, per il quale Comino ha svolto recentemente il ruolo di Local Ambassador in Lombardia.

La dimensione del significato, tra Brand e persone: il ruolo di counsellor e coach filosofico-esistenziale.

Se per oltre 20 anni Comino ha lavorato nel mondo della comunicazione, non ha però mai abbandonato la sua passione originaria: la filosofia applicata alla vita. Dopo essere stato tra i fondatori della prima associazione italiana dedicata al counselling filosofico, ha ottenuto il diploma di counsellor a orientamento esistenziale frankliano.

Integrando approccio filosofico e counselling, Comino accompagna le persone nell’esplorazione del proprio vissuto e dei propri valori, creando percorsi di crescita e decisione tra autenticità e ricerca di significato – un “significato” che non è mai qualcosa di astratto o generale, ma è sempre personale e nasce nel qui-e-ora. È la domanda che la vita ci pone in ogni dato momento… come intendiamo rispondere? Domanda questa che, per Comino, è importante sia per le persone che per le aziende.

 Oltre i brand “pigri”: Active Brand Model

Così come per le persone la chiave di una vita ricca di senso è assumersi la responsabilità (intesa come “response ability”, capacità di rispondere) delle sfide che la vita pone di fronte, lo stesso vale per i brand, che devono “attivarsi”. Che si tratti di ideare una campagna di ampio respiro, di individuare una nuova narrazione o sviluppare un progetto mirato e tattico, l’approccio che fonde direzione creativa, strategia, copywriting e visione filosofica-esistenziale permette di dare al brand un ruolo nuovo e più efficace.

In un’epoca satura di messaggi passeggeri e algoritmi impersonali, questa visione dimostra che la vera creatività ha bisogno di radici profonde, ma dimostra anche qualcosa di molto concreto: un brand costruito bene è uno strumento operativo, non un ornamento. Fa lavorare le persone meno e meglio. Si prende in carico, ogni giorno, una quota del lavoro di spiegazione, di persuasione e di differenziazione che altrimenti graverebbe interamente su chi gestisce l’azienda. È questa, alla fine, la promessa che vale la pena mantenere.

A cura di Federica Ragnini

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luca@thisiscomino.com

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