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PS Consulenza Export di Pierangelo Scomodon: da Brescia al mondo, al fianco delle PMI italiane


PS Consulenza Export di Pierangelo Scomodon: da Brescia al mondo, al fianco delle PMI italiane Immagine

Da Brescia, Pierangelo Scomodon e PS Consulenza Export affiancano le PMI italiane nel percorso di internazionalizzazione, aiutandole a sviluppare nuove opportunità commerciali e a conquistare mercati esteri. Attraverso un approccio personalizzato e un supporto costante, la realtà bresciana trasforma le esigenze di ogni azienda in progetti concreti di espansione e crescita internazionale.

Le PMI hanno un alleato in più: l’intelligenza artificiale. Ma da sola non basta.

Nella maggior parte delle PMI italiane manca sempre qualcuno. Non per disorganizzazione, ma per struttura: un’azienda di dieci, quindici persone non può permettersi un reparto per ogni funzione.

Così chi c’è copre più ruoli insieme: il titolare segue vendite e produzione, l’amministrativo risponde anche al telefono, il tecnico fa anche il commerciale nei ritagli di tempo. E il tempo, per tutti, resta lo stesso. Si risolverebbe assumendo altri dipendenti, ma assumere costa, e spesso il volume di lavoro non giustifica ancora una persona dedicata a tempo pieno.

È proprio in questo spazio vuoto che l’automazione, e in particolare l’intelligenza artificiale, cambia le regole del gioco. In una grande azienda strutturata ottimizzerebbe un processo che gira già bene con personale dedicato per ogni reparto; qui, invece, colma un vuoto che altrimenti resterebbe scoperto.

Ed è un vantaggio proporzionale: più un’azienda è piccola, più guadagna da uno strumento che lavora quando e dove il personale non riesce a presidiare.

Oggi bastano investimenti alla portata di moltissime piccole imprese per costruire un chatbot addestrato sulla documentazione tecnica e/o commerciale dell’azienda — sul sito, o collegato ai canali social — capace di lavorare 24 ore su 24, in tutte le lingue. Un cliente che scrive nel weekend per un problema di assistenza — un dubbio ricorrente, un malfunzionamento, qualcosa che il responsabile dell’azienda ha già spiegato o risolto varie volte — un chatbot addestrato lo gestisce subito e lo spiega al suo posto e solo in caso di ulteriore necessità mette in contatto un tecnico. In questo modo si ottengono due risultati: il cliente non si sente abbandonato, magari per un lungo periodo, in attesa di risolvere il problema che, per l’azienda, è di facile soluzione ed inoltre il tecnico riceve contatti solo in caso di vero bisogno.

Un’assistenza senza confini, 24 ore su 24

Un altro esempio: un potenziale cliente arriva sul sito da un paese con il fuso orario opposto al nostro e trova subito le schede prodotto nella sua lingua, non tradotte in qualche modo o in una lingua non sua ma spiegate con chiarezza.

Se scrive un messaggio su Instagram per chiedere informazioni su un prodotto specifico, il chatbot gentilmente risponde nel merito, ne spiega i vantaggi — senza farlo aspettare fino al giorno dopo o il lunedì mattina successivo, quando magari ha già trovato la stessa risposta da un concorrente.

Per una PMI senza un servizio clienti H24, questo non è un dettaglio: è la differenza tra chi, trovando un’accoglienza puntuale diventa un cliente, e chi nell’attesa di ricevere una risposta ha già contattato un concorrente e diventa un cliente di altri. Ma facciamo chiarezza: questo lavoro non sostituisce il professionista, lo anticipa e lo aiuta.

L’AI aiuta a trovare le informazioni rapidamente ma ad oggi non è affidabile lasciata sola, i dati devono essere verificati sulla base delle fonti da cui sono stati attinti e solo dopo validati (non presi per veri perché li potrebbe aver inventati clamorosamente ma presentati talmente bene da sembrare reali). Quindi lo si deve considerare uno strumento di supporto, non un risolutore, che va istruito e con il quale il professionista crea la strategia più adatta al cliente ed al mercato in base alla sue capacità e le esperienze acquisite sul campo.

Prendiamo un messaggio di primo contatto a seguito di un’attività di marketing B2B (arrivato dal sito oppure da un social), nel momento in cui diventa qualcosa di più di uno scambio di informazioni: un vero punto d’incontro tra chi ha una necessità e chi la può risolvere, questo è il primo passo di un rapporto di fiducia con una persona che viene da un altro territorio con abitudini e cultura diversa. È qui che il chatbot si ferma, ed è qui che deve iniziare l’esperto. Il professionista che prepara il terreno per fare in modo che questo incontro porti un risultato per l’azienda: sa già cosa la persona ha chiesto, cosa le interessa, come si è espressa. Il suo lavoro sarà verificare e analizzare i dati trasformare quei dati in una strategia ed una conversazione vera, con la sensibilità e l’esperienza che nessun algoritmo possiede.

Export e AI: la tecnologia accorcia le distanze, l’esperienza costruisce la fiducia

È la sensibilità come talento, non come tecnica appresa, a fare la differenza in quello che chiamo i rituali dell’export: sapere che un interlocutore giapponese può interpretare un primo incontro troppo focalizzato sul prezzo del prodotto come una mancanza di rispetto verso la persona, mentre un interlocutore americano può giudicare poco professionale un’eccessiva prolissità senza dati concreti.

Capire quando il tempo negli affari va rispettato, senza forzare i ritmi di chi ha un’altra idea delle scadenze. Sapere come si offre un dono senza offendere, o come si legge un silenzio in una trattativa (assenso, in certi paesi, disagio in altri). Oppure affiancare un imprenditore in un determinato territorio, rallentarlo quando serve, spiegargli perché quel gesto o quella frase, in un’altra cultura, pesa diversamente da come si è soliti pensare: questo è un lavoro che richiede esperienza vissuta, che nessun chatbot può svolgere.

Sono i codici non scritti di ogni cultura, i rituali del commercio, e nessun modello linguistico, per quanto addestrato, li ha vissuti e capiti.

Conclusione

Le PMI italiane che vinceranno nei prossimi anni saranno quelle capaci di sfruttare fino in fondo questo doppio alleato: un’AI che colma le lacune di personale e presidia il primo contatto 24 ore su 24 riducendo le distanze ed i tempi, e un professionista che su quella base costruisce la strategia e il rapporto di fiducia con il cliente. Perché tradurre le parole, ormai, è alla portata di un telefono. Creare fiducia e rispettare i codici non scritti, i rituali resta, e resterà ancora per molto, un mestiere profondamente umano.

A cura di Marzia Lazzerini


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