Capita spesso di pensare all’ipnosi come a una pratica quasi teatrale, in cui un individuo perde totalmente il controllo di sé per cadere sotto il potere di qualcun altro.
La realtà scientifica raccontata dalla psicologa Martina Chiereghin descrive invece un fenomeno del tutto diverso: l’ipnosi è uno stato naturale, quotidiano e fisiologico che ciascuno di noi sperimenta più volte durante la giornata senza nemmeno rendersene conto.
Ogni tre quarti d’ora circa, il nostro cervello compie una sorta di “reset” spontaneo per alleggerirsi dalle informazioni inutili e recuperare la concentrazione.
Pensiamo a quando guidiamo l’automobile: compiamo gesti complessi in automatico — cambiare le marce, guardare gli specchietti, azionare i pedali — mentre la nostra mente è libera di riflettere su altro o di ascoltare la radio. In quei momenti ci troviamo proprio in una condizione di trance ipnotica, dove la nostra presenza non viene mai meno, ma si sposta su un livello di consapevolezza differente.
Inoltre ogni tre quarti d’ora circa, il nostro cervello compie una sorta di “reset” spontaneo per alleggerirsi dalle informazioni inutili e recuperare la concentrazione.

Dal punto di vista neuroscientifico, il nostro cervello lavora modificando la frequenza delle proprie onde cerebrali. Nelle fasi di alta concentrazione e controllo vigile prevalgono le onde Beta, mentre nei momenti creativi ed espressivi dominano le onde Alfa.
Quando ci si avvicina a stati ancora più rilassati, come la meditazione o il sonno leggero, l’attività cerebrale rallenta ulteriormente. È proprio in questa finestra che si inserisce l’ipnosi guidata: portando l’attenzione tra le onde Alfa e quelle più lente, THETA, diventa possibile dialogare direttamente con l’inconscio per far emergere risorse nascoste e superare blocchi mentali o traumi che la sola razionalità non riuscirebbe a sciogliere.

Un ruolo centrale in questo percorso è affidato alla rieducazione respiratoria. Molte persone tendono a respirare in modo superficiale e affannoso, mantenendo il corpo in costante tensione, quasi a indossare una corazza protettiva che con il tempo si trasforma in una prigione. Imparare a prolungare l’espirazione permette di disattivare istantaneamente il sistema di allarme dell’organismo, favorendo un rilassamento profondo che si riflette subito sull’aspetto fisico: le spalle si abbassano, i muscoli del viso si distendono, il battito cardiaco rallenta e la pressione sanguigna si stabilizza.
L’ansia e gli attacchi di panico nascono spesso da un circolo vizioso in cui una respirazione alterata invia al cervello un segnale di pericolo imminente. Riprendere il controllo del proprio respiro significa insegnare nuovamente al corpo che non c’è alcuna minaccia reale da cui fuggire. Integrata all’ipnosi, la respirazione consapevole diventa così uno strumento straordinario per abbattere lo stress, gestire le emozioni e ritrovare un’autentica padronanza della propria salute mentale e fisica.
A cura di Federica Ragnini
Dottoressa Martina Chiereghin,
Piazza Sant Etienne, 15 – 44121 Ferrara
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