Nel panorama dell’orientamento universitario si tende spesso a ridurre la scelta del percorso di studi a una mera formalità burocratica o alla selezione di un corso di laurea basata sulle tendenze del mercato o sulle aspettative altrui.
Ai microfoni di Storytime, l’avvocato Alessandra Pepe – esperta in diritto minorile, contrasto alla violenza di genere, bullismo e cyberbullismo, nonché curatrice speciale del minore, coordinatrice genitoriale e responsabile di un polo di orientamento universitario accreditato Pegaso, Mercatorum e San Raffaele – propone una visione diametralmente opposta. Per Pepe, l’orientamento è prima di tutto la costruzione di un progetto di vita incentrato sulla persona.
A prima vista, l’avvocatura, la tutela dei minori e la gestione di un polo universitario possono sembrare ambiti distanti. L’avvocato Pepe chiarisce invece come esista un profondo legame che li unisce: la persona. Le competenze legali e i titoli accademici non sono altro che strumenti per lavorare con i giovani, potenziarne le capacità individuali e aiutarli a individuare talenti di cui spesso non sono neppure consapevoli.

Quando i ragazzi si presentano per l’orientamento, la domanda fondamentale non è mai “A quale corso di laurea vuoi iscriverti?”, bensì: “Chi vuoi essere nella tua vita? Che cosa vuoi diventare?”. L’obiettivo è accompagnare gli studenti fin dall’immatricolazione, contrastando alla radice il rischio di abbandono universitario attraverso una scelta consapevole e motivata.
Grazie alla sua esperienza sul campo con i minori e nei progetti di messa alla prova (volti all’estinzione del reato per i giovani), l’avvocato Pepe ha sviluppato una profonda sensibilità verso le fragilità adolescenziali. La sua attività punta sulla prevenzione, collaborando in sinergia con psicologi ed educatori per lavorare sul mentoring, sulla gestione dell’emotività e sullo sviluppo delle soft skills.
In questo contesto, anche sentimenti complessi come la rabbia non vengono demonizzati, ma canalizzati per diventare forze costruttive. L’invito è quello di cambiare prospettiva: non etichettare mai i ragazzi in base a una bocciatura o a un brutto voto. La valutazione scolastica o accademica rappresenta solo un numero e non definisce in alcun modo il valore o le reali competenze di un individuo.

È proprio da questa filosofia che nasce il metodo UniMeditatesi e, in particolare, la formula del “3030”. Lungi dal fare riferimento al voto accademico del trenta e lode, il concetto evoca l’idea del miglioramento continuo, giorno dopo giorno.
Secondo questo approccio, persino un fallimento o un voto basso devono essere accolti e accettati come preziose opportunità di crescita personale: l’obiettivo è essere oggi migliori di ieri, e domani migliori di oggi.
Molto spesso le ragioni del successo o dell’abbandono universitario risiedono proprio nella sfera emotiva, motivazionale e relazionale. Per questo motivo, l’orientamento si trasforma frequentemente in un vero e proprio percorso di coaching per aiutare i ragazzi a ritrovare fiducia in se stessi.
In questo cammino, un ruolo cruciale spetta anche alle famiglie. L’avvocato Pepe, parlando anche da madre, ricorda ai genitori che il loro compito è quello di fornire ai figli gli strumenti per camminare, non di “asfaltare” la strada o percorrerla al loro posto.
Le competenze trasversali (soft skills), come l’empatia e la capacità di lavorare in squadra, risultano fondamentali tanto quanto la preparazione tecnica (hard skills). Accumulare titoli accademici in modo sterile, senza saper comunicare o collaborare con gli altri, non crea professionisti completi. Le soft skills rappresentano il vero valore aggiunto che permette, all’occorrenza, di cambiare rotta nella vita o nelle relazioni.
L’esperienza di Alessandra Pepe nel contrasto al bullismo e al cyberbullismo mette in luce quanto le violenze – fisiche o psicologiche – condizionino la crescita e le scelte future dei giovani. Se per una persona adulta e matura l’iscrizione all’università può rappresentare un momento di riscatto e di rinascita dopo aver superato situazioni di violenza domestica, per gli adolescenti le ferite del bullismo sono spesso profonde e invisibili.
Questi traumi scavano dentro la capacità di autodeterminazione dei ragazzi, portandoli a dubitare delle proprie capacità e a rinunciare in partenza al proprio futuro accademico. Accogliere queste situazioni di disagio richiede un forte senso di responsabilità sociale, offrendo ai giovani uno spazio sicuro dove ricostruire la propria autostima e ricominciare a progettare il proprio domani.
A cura di Federica Ragnini
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