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“Angelo di Napoli” APS: valore alla vita, per dire basta agli incidenti sul luogo di lavoro


“Angelo di Napoli” APS: valore alla vita, per dire basta agli incidenti sul luogo di lavoro Immagine

L’Associazione “Angelo di Napoli” nasce nel 2021, in onore e in memoria di Angelo, per sensibilizzare e rendere giustizia al tema delle morti sul lavoro. Perché se andare al lavoro è un diritto, tornare a casa lo è di più.

La storia di Angelo: padre, compagno, uomo e vittima sul lavoro

Era il 24 ottobre del 2019 e quella mattina, come ogni altra, Angelo si sveglia alle 5:45 per andare al lavoro. Alle 7, come è solito fare, manda il suo “dolce buongiorno” alla compagna Carmen – incinta di 7 mesi – e alla figlia Iris. Ma alle 15:30 la donna riceve una strana chiamata dal titolare di Angelo, il quale l’avvisa di un incidente accaduto sul posto di lavoro: Angelo è in ospedale, ma le dicono di stare tranquilla.

E, effettivamente, lei è tranquilla, pensando che si tratti solo di un taglio. Ma passano le ore e di Angelo nessuna notizia. Così la donna comincia ad allarmarsi, ma piove e c’è il traffico. Quando arriva in ospedale, una notizia la sconvolge: Angelo è ancora in sala operatoria. Dopo altre ore di attesa, il suo neurochirurgo parla di un intervento salva vita.

La speranza è legata ad un filo, le certezze cominciano a sbriciolarsi, finché non arriva una dottoressa, che le suggerisce di sedersi, per via della gravità di quello che le sta per dire: Angelo potrebbe morire da un momento all’altro. È sporco di sangue, ha la testa fasciata – è entrato in uno stato comatoso.

La terapia intensiva è fredda e gelida, ma lui no. La moglie, al settimo mese di gravidanza, appoggia la testa sul suo petto, sente il suo cuore. Tutto si ferma, persino il tempo. Gli unici pensieri: ”non arrenderti, non lasciarci”.

Da lì passano ore, giorni e mesi ma Angelo non riesce a svegliarsi. Dopo 2 mesi di terapia intensiva viene trasferito in un centro di riabilitazione, che sembra essere davvero eccezionale. Ma la famiglia riceve un altro schiaffo: non è affatto così, non viene fatta la riabilitazione di cui si era parlato all’inizio, l’uomo non viene seguito come si dovrebbe fare con un paziente fragile come lui.

Allora lei fa di tutto per poterlo spostare in uno dei migliori centri di riabilitazione in Italia, e ci riesce, ma dopo 210 giorni di coma, Angelo è stanco. Lotta per i suoi due figli, ma rimane da solo: è appena scattato il lockdown e alla moglie è concessa solo una videochiamata ogni due settimane.

Il 25 maggio 2020 arriva quella chiamata che nessuno vorrebbe mai ricevere: Angelo, un grande uomo, un grande lavoratore, un grande figlio, un grande fratello, un grande amico, un grandissimo papà e l’amore di Carmen, muore.

L’incidente

Il collega che quel 21 ottobre era con lui, racconta che era stato chiesto loro di eseguire un lavoro non in sicurezza. Ma i macchinari non erano adeguati e non hanno retto il trasformatore dal peso di 5 tonnellate, che quindi è caduto e ha schiacciato la cabina elettrica in cui si trovavano.

L’Associazione “Angelo di Napoli”: valore alla prevenzione e alla vita

L’Associazione “Angelo di Napoli” nasce da questa storia. Nasce dall’impegno, dall’amore e dal coraggio della sua compagna Carmen, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questa dolorosa realtà e per aiutare e sostenere le famiglie che si ritrovano in questa situazione e, più in generale, chi ha bisogno d’aiuto.

“Angelo di Napoli” opera stringendo una fitta rete di solidarietà e di collaborazione con altre importanti associazioni del territorio. Ogni anno, l’iniziativa dei “Babbo Natale” nelle scuole materne e negli asili nido di Opera, porta sorrisi ai più piccoli. Inoltre, negli anni hanno organizzato due eventi sulla sicurezza comportamentale nei luoghi di lavoro con il gruppo “Virtual Safety Lab”.

L’associazione ha sede ad Opera, in provincia di Milano. Maggiori informazioni sul suo operato sono disponibili su Facebook, “Associazione Angelo di Napoli” o su Instagram, “@associazioneangelodinapoli”.

A cura di Spampinato Giusy M.Luisa

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