Quando si parla di efficienza energetica, l’attenzione si concentra quasi sempre sugli impianti: pompe di calore, fotovoltaico, sistemi tecnologici sempre più evoluti.
In realtà, l’efficienza di un edificio non nasce dagli impianti, ma molto prima, in fase di progetto, e soprattutto dall’involucro edilizio.
Un edificio, oggi, non deve soltanto essere esteticamente valido, ma deve garantire comfort abitativo reale, bassi consumi e prestazioni durature nel tempo. Per ottenere questo risultato, progettazione architettonica e progettazione energetica non possono essere due percorsi separati: devono nascere insieme e dialogare fin dall’inizio.
Dal punto di vista della progettazione energetica, la prima cosa da progettare è sempre l’involucro, ovvero la “scatola” dell’edificio: pareti, copertura, pavimenti e serramenti.
È l’involucro che determina:
Un involucro ben progettato non significa semplicemente isolamento, ma isolamento continuo, corretta posa, controllo dei ponti termici e soprattutto tenuta all’aria.
La tenuta all’aria è ciò che impedisce all’energia di uscire e all’aria di entrare dove non dovrebbe; gli spifferi non sono un fastidio secondario, ma il segnale di un involucro che non funziona come sistema.
Nel 2026 si parla ancora troppo poco di tenuta all’aria, nonostante sia uno dei pilastri dell’efficienza energetica e del comfort abitativo.
Fori impiantistici non sigillati, serramenti posati senza continuità dell’isolamento e nodi costruttivi non correttamente risolti compromettono il funzionamento dell’involucro. Ponti termici e mancanza di tenuta all’aria portano allo stesso risultato: dispersioni energetiche, superfici fredde e comfort che non arriva.
E non è un problema di tecnologia, ma di progetto, di cantiere e di controllo.
Spesso si assiste all’approccio opposto: edifici con un involucro debole a cui si cerca di rimediare installando impianti sempre più grandi e complessi. Questo porta quasi sempre a impianti sovradimensionati, più costosi e meno efficienti di quanto dovrebbero essere.
Ma l’efficienza energetica reale si ottiene riducendo il fabbisogno a monte. Infatti, quando l’involucro funziona, gli impianti si riducono di potenza, dimensione e costo, e lavorano nelle condizioni per cui sono stati progettati.
In una abitazione che l’architetto Davide Ranghetti sta attualmente progettando, l’approccio è stato proprio questo: partire dall’involucro per arrivare agli impianti.
Il progetto prevede:
Grazie a queste scelte, l’edificio presenta un fabbisogno energetico estremamente ridotto. Questo consente di riscaldare, raffrescare e produrre acqua calda sanitaria con una pompa di calore da soli 4 kW, integrata a un sistema di ventilazione meccanica controllata.
Il comfort, in questo caso, non è affidato alla potenza dell’impianto, ma alla capacità dell’involucro di mantenerlo stabile nel tempo con pochissima energia.
Negli ultimi anni si vedono sempre più edifici dichiarati in classe A4. Ma la classe energetica, da sola, non garantisce il comfort.
Capita ancora di entrare in edifici formalmente A4 dove si avvertono spifferi, le superfici sono fredde, il calore non è uniforme e l’aria passa dove non dovrebbe.
Questo perchè la classe energetica è un numero, mentre il comfort è un fatto costruttivo.
Infatti, quando l’involucro non è progettato e realizzato correttamente, il risultato può essere eccellente nei calcoli, ma deludente nella vita quotidiana.
Il comfort non è solo temperatura. La qualità dell’aria interna influisce direttamente su benessere, salute e capacità di concentrazione.
La ventilazione meccanica controllata è uno strumento fondamentale, ma funziona davvero solo in edifici a tenuta d’aria. In un involucro che non tiene, la VMC non risolve i problemi: li amplifica, richiamando aria dai punti deboli e aumentando le dispersioni.
Ancora una volta, la tecnologia aiuta, ma non può compensare errori di progetto o di esecuzione.
Tutto questo richiede una figura capace di mettere a sistema progettazione architettonica e progetto energetico dell’involucro, seguendo il processo dall’idea iniziale fino al controllo in cantiere.
Il metodo CasaClima si fonda proprio su questo: progetto verificato, controllo dell’esecuzione, attenzione ai dettagli, qualità costruttiva reale.
Non slogan, ma processo.
Il primo passo non è scegliere un impianto, ma osservare l’edificio: dove disperde energia,dove crea disagio, dove si percepiscono freddo, caldo o spifferi.
Da questa consapevolezza nasce un progetto capace di migliorare davvero comfort, consumi e qualità dell’abitare.
Perché l’efficienza energetica non si compra. Si progetta.
Contatti per avere maggiori informazioni:
Email: ranghetti.davide@gmail.com
Instagram: @drproject_architecture – @david_arch
A cura di Spampinato Giusy M.Luisa