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Occlusione dentale e postura: come il morso può influire sulla schiena. Lo spiegano il Dott. Mattia Vercelloni e il Dott. Claudio Vercelloni


Occlusione dentale e postura: come il morso può influire sulla schiena. Lo spiegano il Dott. Mattia Vercelloni e il Dott. Claudio Vercelloni Immagine

Quando il morso influenza la schiena: il legame tra occlusione dentale e postura?

Sembra quasi impossibile che la posizione in cui i denti si incontrano quando chiudiamo la bocca possa avere qualcosa a che fare con il mal di schiena, le cefalee ricorrenti o la tensione al collo. Eppure, nella pratica clinica quotidiana, questo collegamento emerge con una frequenza che non è possibile ignorare.

Non si tratta di una teoria alternativa: è un campo di studio consolidato, che coinvolge la stomatologia, la neurologia, la fisiatria e la posturologia in un dialogo interdisciplinare sempre più ricco.

Il sistema stomatognatico e il corpo

Il sistema stomatognatico — l’insieme di denti, arcate, articolazioni temporomandibolari (ATM), muscoli masticatori e lingua — non è un sistema isolato.

È anatomicamente e funzionalmente connesso alla colonna cervicale attraverso catene muscolari e fasciali che si estendono verso il basso lungo tutto il rachide.

Quando questo sistema è in equilibrio, le forze masticatorie si distribuiscono simmetricamente e il corpo può mantenere una postura fisiologica senza compensi eccessivi.

Quando invece l’occlusione è alterata — per malocclusione congenita, perdita di elementi dentari, usura, trattamenti ortodontici non completati o traumi — il sistema cerca di adattarsi, e questi adattamenti hanno un costo.

Il muscolo massetere, il temporale, lo pterigoideo mediale e laterale sono muscoli potenti, in grado di generare forze enormi.

Se lavorano in modo asimmetrico o in posizioni non fisiologiche, attivano compensi posturali che nel tempo possono diventare strutturali: spalle asimmetriche, bacino ruotato, lordosi cervicale alterata, sovraccarico dei dischi intervertebrali.

I segnali da non sottovalutare

I sintomi che possono suggerire una componente occlusale nei disturbi posturali sono spesso aspecifici e quindi facilmente attribuiti ad altre cause: cefalea tensiva ricorrente, soprattutto mattutina; dolore o click alle articolazioni temporomandibolari; bruxismo (serramento o digrignamento notturno); sensazione di orecchie tappate o acufeni; dolore cervicale e tensione alle spalle; difficoltà di apertura della bocca.

Nessuno di questi sintomi, preso singolarmente, è patognomonico di un problema occlusale. Ma quando più di questi segnali coesistono — specialmente se associati a una storia di trattamenti ortodontici, estrazioni o protesi — vale la pena approfondire con una valutazione specialistica.

Gli strumenti di diagnosi

Una corretta diagnosi occlusale parte dall’analisi clinica dell’occlusione: come si chiudono i denti in posizione di massima intercuspidazione, quali contatti sono presenti in lateralità e in protrusione, se ci sono interferenze che decentrano il condilo mandibolare rispetto alla sua posizione di relazione centrica.

A questo si aggiungono l’esame dell’ATM (mobilità, rumori articolari, dolore alla palpazione) e, nei casi più complessi, esami strumentali avanzati.

Nel nostro studio utilizziamo il Teethan, un elettromiografo di superficie che permette di registrare oggettivamente l’attività dei muscoli masticatori a riposo e durante la funzione, rilevando squilibri muscolari, asimmetrie e pattern di attivazione anomali che spesso sfuggono all’esame clinico tradizionale.

Affianchiamo a questo strumento le prove kinesiologiche, che ci consentono di valutare la risposta neuromuscolare del paziente e di individuare interferenze occlusali con ripercussioni posturali sistemiche.

Questa combinazione diagnostica ci permette di costruire un quadro clinico preciso e personalizzato, fondamentale per impostare la terapia più adeguata.

I trattamenti disponibili

A seconda della causa e della gravità del quadro clinico, le opzioni terapeutiche sono diverse.

Negli adulti con disfunzioni articolari temporomandibolari, proponiamo una terapia con bite personalizzata che si distingue dal classico bite antibruxismo.

Si tratta di un percorso terapeutico della durata di circa un anno, durante il quale il dispositivo viene sottoposto ogni mese a ritocchi progressivi e calibrati: l’obiettivo non è semplicemente proteggere i denti dal serramento, ma trovare gradualmente la posizione mandibolare più corretta per quel paziente, permettendo il progressivo rilassamento della muscolatura masticatoria e la decompressione articolare.

È un percorso attivo, non statico, che richiede costanza e una stretta collaborazione tra paziente e clinico.

Nei casi di malocclusione in età evolutiva — e non solo: i bioattivatori AMCOP si rivelano efficaci dai 3 anni fino all’età adulta — proponiamo i dispositivi funzionali del sistema AMCOP (Apparecchio Miofunzionale a Costruzione Occlusale Programmata). Questi apparecchi agiscono stimolando e rieducando la muscolatura orofacciale, favorendo lo sviluppo armonico delle arcate, la corretta postura linguale e la respirazione nasale, intervenendo sulle cause funzionali della malocclusione prima ancora che sulle sue manifestazioni strutturali.

In entrambi i percorsi terapeutici, lavoriamo in stretta collaborazione con altri specialisti — osteopati, fisioterapisti e logopedisti — perché siamo convinti che un trattamento efficace non possa limitarsi alla bocca, ma debba considerare il paziente nella sua globalità posturale e funzionale.

Un approccio integrato è la risposta

Il messaggio più importante che emerge da questo campo è uno: il corpo è un sistema. Trattare il mal di schiena senza considerare l’occlusione, o trattare il bruxismo senza valutare la postura, significa spesso lavorare su effetti senza affrontare le cause. Un approccio integrato — che metta in comunicazione il dentista con l’osteopata, il fisioterapista, il logopedista e, nei bambini, anche il pediatra — è la risposta più efficace a un problema che, per sua natura, non conosce confini di specialità.

 

A cura di Marzia Lazzerini


 

 

Dott. Mattia Vercelloni

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