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Riforma delle Professioni, basta alibi: equità, responsabilità, futuro


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Riforma delle Professioni: Scudo penale, giuramento forense ed equo compenso. Cosa cambia davvero

Il Governo avvia la riforma delle professioni: scudo penale per i medici, giuramento per gli avvocati, revisione di formazione e tirocini. E il nodo compensi dei commercialisti?

Analisi strategica, critica e operativa per studi e imprese.

L’inaspettato? Una riforma che chiede ai professionisti meno vittimismo e più statura. Il Consiglio dei Ministri ha approvato tre deleghe che ridisegnano pezzi chiave del sistema: responsabilità penale dei sanitari, ordinamento forense e un riordino degli ordini (formazione, tirocinio, STP). La riforma specifica dei commercialisti, invece, è stata rinviata. È il momento di alzare l’asticella e smettere di competere al ribasso.

Il punto di partenza: cosa ha davvero approvato il Governo

Il CdM n. 140 del 4 settembre 2025 ha varato tre disegni di legge-delega:

  1. Ordinamento forense: ritorna il giuramento professionale, si rafforzano deontologia e segreto professionale, e si chiariscono attività esclusive e regole per società e reti professionali.
  2. Professioni sanitarie: nasce lo scudo penale che limita la punibilità ai soli casi di colpa grave (se si rispettano linee guida o buone pratiche), con criteri espliciti per valutare il contesto operativo. Il diritto al risarcimento civile dei cittadini resta fermo.
  3. Riforma trasversale degli ordinamenti professionali: revisione di formazione continua e tirocinio, semplificazioni per le STP, misure per il ricambio generazionale e la meritocrazia negli organi.

Nota importante: la riforma dei commercialisti è stata rinviata. È un segnale: il tema dei compensi e dei parametri torna centrale ma non è ancora chiuso.

Scudo penale ai medici: meno paura, più responsabilità (vera)

La misura non è un lasciapassare. È una cornice che distingue l’errore umano dall’imperizia grave, restituendo ai medici la possibilità di curare senza vivere col timore costante della denuncia “difensiva”. Il testo prevede che:

  • la punibilità per omicidio colposo e lesioni scatti solo in caso di colpa grave,
  • il giudice consideri urgenze, carenze organizzative, complessità clinica, risorse disponibili,
  • resta intatto il diritto del paziente ad agire per il risarcimento civile.

Se funziona, avremo meno medicina difensiva (meno esami inutili, meno sprechi) e tempi di cura più rapidi. Ma qui serve leadership manageriale: linee guida chiare, audit di reparto, formazione pratica continua. Non basta la norma, serve governo clinico.

Avvocati: giuramento, deontologia, società. Un ritorno all’essenza (con strumenti moderni)

Il ripristino del giuramento non è nostalgia. È identità: “la mia firma pesa”. Con la delega si:

  • riaffermano libertà e indipendenza dell’avvocato,
  • si attribuisce al CNF un ruolo più incisivo su codice deontologico e aggiornamenti,
  • si rafforza il segreto professionale e si definiscono le attività esclusive quando continuative e connesse al contenzioso,
  • si aggiornano regole per STP e reti, salvaguardando controllo e maggioranza degli avvocati.

Tradotto in business: più chiarezza su chi può fare cosamodelli organizzativi più maturi, brand legale più solido. Ottimo, ma la vera discriminante sarà la qualità percepita: velocità, chiarezza delle opinioni pro veritate, gestione del rischio per il cliente.

Riordino degli ordini: formazione, tirocinio e ricambio generazionale

La delega punta a riallineare formazione e tirocinio al mercato del lavoro (finalmente) e a semplificare l’iscrizione delle STP. Previsti incentivi a una governance più meritocratica. È una porta aperta per ridisegnare il percorso d’ingresso alle professioni: meno ore “riempitive”, più pratica guidatasoft skill utili (negoziazione, project management, AI literacy).

Se sei un Ordine o un grande studio, questo è il momento per proporre standard di tirocinio misurabili: checklist di competenze, casi reali, feedback strutturati. Chi si muove per primo, plasma lo standard.

Il nodo irrisolto dei commercialisti: equo compenso, parametri e (forse) tariffe minime

Qui si gioca una partita complessa. Nel 2012 il DL “liberalizzazioni” n. 1/2012 ha abrogato le tariffe professionali (art. 9). Subito dopo è arrivato il DM 140/2012, che ha fissato parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi: utili nei contenziosi, ma non una tariffa per la contrattazione privata. Da allora, libertà piena di negoziare… E gara al ribasso.

Nel 2023 la Legge 49/2023 ha introdotto l’equo compenso: compenso proporzionato al lavoro e conforme ai parametri ministerialiobbligatorio (tra gli altri) per PA, banche e assicurazioni. Un passo avanti, ma parziale.

Oggi si discute di estendere e aggiornare il quadro, fino a ipotizzare una revisione delle tariffe professionali in chiave moderna (più proporzionalità a complessità e responsabilità). Il CdM ha rinviato la riforma specifica dei commercialisti: il confronto resta aperto.

Reintrodurre minimi inderogabili “smart” non significa tornare al passato; significa evitare che il mercato degradi la qualità. Le soglie minime non uccidono la concorrenza, la spostano: dal prezzo all’esito. Mettono fuori gioco i listini “copia-incolla” a 49€ e costringono tutti a competere su tempi, accuratezza, responsabilità, capacità di prevenire errori e sanzioni. È nell’interesse del cliente serio e nella dignità del professionista responsabile.

NO a listini rigidi e anacronistici.  a minimi tecnici agganciati a:

  • complessità dell’incarico (standard vs straordinario),
  • rischio professionale (impatto fiscale/penale, contenzioso potenziale),
  • tempi certi (SLA) e obblighi documentali (verbali, check fiscali, tracciabilità),
  • responsabilità contrattuale (cap sui danni, franchigie, assicurazioni).

Minimi + clausole value-based per extra complessità = qualità per il cliente e sostenibilità per lo studio.

Il messaggio centrale per professionisti e imprese

Questa riforma, piaccia o no, alza il livello di responsabilità. Ai medici chiede di rispettare linee guida e di documentare bene. Agli avvocati chiede identità, etica e organizzazione. A tutti gli ordini chiede formazione “utile”. E ai commercialisti mette davanti uno specchio: o si risolve il tema compensi, o la professione si consumerà nella logica del “tanto è un 730”.

Se guidi uno studio, ecco 5 mosse operative (da mettere in piedi oggi, non “quando escono i decreti”):

  1. Contratti blindati: allega SLAdeliverableresponsabilità e linee guida applicate (sanitarie o metodologiche). La norma premia chi documenta.
  2. Listino “a tre piani”minimo tecnico (inderogabile), pacchetto standardpremium a valore. Ogni piano con tempi certichecklist e garanzie diverse.
  3. Governance del rischio: audit trimestrali, peer review dei casi critici, assicurazioni aggiornate al reale perimetro di attività.
  4. Formazione “utile”: meno ore di crediti burocratici, più casi realiAI assistitascrittura tecnica chiara (perizie, pareri, relazioni).
  5. Brand di fiducia: prometti meno, consegna di più. Pubblica metriche: tempi medi, tasso di contenzioso, revisioni volontarie. È così che si costruisce autorità oggi.

Critiche, senza sconti (anche al sistema)

  • Scudo penale: bene il perimetro di colpa grave e i fattori di contesto. Ma senza investimenti e organizzazione, l’“urgenza” diventa alibi. La riforma regge solo se i direttori sanitari misurano processi e tempi.
  • Forense: il giuramento ha senso se il mercato non premia i “pareri fotocopia”. Serve un codice deontologico vivo e sanzioni rapide per chi fa dumping reputazionale con comunicazione ingannevole.
  • Ordini: ricambio generazionale non è un hashtag. Va programmato con tutoraggio vero, task misurabili, ruoli e prospettive. Altrimenti è turnover.
  • Commercialistidieci anni di ribassi hanno bruciato margini, formazione e attrattività. L’equo compenso 2023 è un cerotto. Senza minimi intelligenti e un catalogo prestazioni aggiornato, il mercato premia chi promette l’impossibile al prezzo più basso.7

 Scegliere di crescere, non di lamentarsi

Le riforme separano sempre chi si adegua da chi alza lo standard. Il professionista che vincerà non è quello più rumoroso sui social, ma quello che firma responsabilmente, documenta con rigore, prezza con dignità e consegna con coerenza. Il resto è fumo.

Se il tuo preventivo non ti imbarazza più per quanto è basso, non è “competitivo”: sta svendendo la tua responsabilità.

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