Il viaggio è scoperta, crescita e superamento dei propri limiti, ma per chi convive con una disabilità può trasformarsi in un percorso a ostacoli dettato da burocrazia e infrastrutture inadeguate.
A dimostrare che girare il mondo è possibile, trasformando le difficoltà in una missione per aiutare gli altri, è Rachele Cunsolo. Esperta in barriere architettoniche e appassionata viaggiatrice di Ivrea, Rachele ha raccontato a Storytime la sua esperienza e la filosofia racchiusa nel suo progetto di condivisione.
Il legame di Rachele con i viaggi senza barriere nasce nel 2018 durante un soggiorno a Londra. Di fronte a una metropoli completamente accessibile – dotata di rampe ovunque, parchi fruibili e musei aperti a tutti senza ostacoli – Rachele sperimenta una profonda sintonia con la città. Da quel momento, mossa anche dalla sua grande passione per la saga di Harry Potter, decide di iniziare a scrivere programmi di viaggio pensati appositamente per chi ha problemi di mobilità.
Nel 2023 arriva la sfida più grande: vincere le proprie paure e accettare la proposta di un’amica per un lungo viaggio estivo tra Giappone, Singapore e Kuala Lumpur. Una scelta che riflette pienamente il suo pensiero: le occasioni vanno colte al volo perché non è detto che si ripresentino.

Secondo Rachele, l’ostacolo principale per le persone con disabilità non risiede nelle barriere fisiche, che in qualche modo si possono superare, ma nelle barriere mentali che la società o i singoli individui si impongono. Per colmare la forte carenza di informazioni chiare e veritiere su internet riguardo all’accessibilità delle mete turistiche, ha creato la pagina Instagram rachy_nimbus2000. Attraverso questo canale, Rachele racconta i suoi viaggi mostrando non solo le bellezze della città, ma documentando in prima persona le difficoltà concrete incontrate e le relative soluzioni per superarle, offrendo un punto di vista unico a chi desidera mettersi in cammino.

Tra le mete che più hanno colpito Rachele per l’altissimo livello di accessibilità spicca Boston, apprezzata non solo per le infrastrutture e i mezzi di trasporto impeccabili, ma anche per il calore umano dei suoi abitanti.
Discorso diverso per il Giappone. Pur confermando l’accessibilità strutturale di città come Tokyo e Osaka (ricche di ascensori, rampe e spazi puliti) e la straordinaria gentilezza dei cittadini, Rachele ha riscontrato un’eccessiva rigidità culturale. L’abitudine locale a concentrarsi su un singolo compito alla volta genera spesso un’inflessibilità burocratica che rallenta le operazioni più semplici, come l’organizzazione per l’accesso ai treni ad alta velocità o l’ingresso ai grandi parchi a tema.
Per muoversi nel mondo, Rachele si affida a una carrozzina manuale d’un vivace colore rosso e giallo (un chiaro tributo alla casa di Grifondoro di Harry Potter) ribattezzata dai passanti “la Lamborghini”. Grazie all’applicazione di un sistema di trazione anteriore, la carrozzina si trasforma in un mezzo elettrico dotato di luci, clacson e retromarcia, capace di raggiungere i 20 km/h. Un binomio inseparabile con cui, in soli tre anni, Rachele ha percorso oltre 1.700 chilometri.

L’esperienza sul campo ha permesso a Rachele di evidenziare le profonde lacune del sistema di trasporto pubblico italiano rispetto a quello delle grandi metropoli estere. Tra le criticità maggiori figurano l’eccessiva burocrazia per l’ottenimento delle agevolazioni tariffarie ferroviarie, la presenza di treni vecchi privi di zone dedicate e la totale assenza di supporti di sicurezza per la stabilità del passeggero a bordo, a differenza di quanto avviene ad esempio sugli autobus di Boston, dove i conducenti assistono e mettono in totale sicurezza il passeggero.
Nelle attività di tutti i giorni fuori casa, gli ostacoli rimangono numerosi: buche, marciapiedi stretti o dissestati e la pericolosità dei sampietrini, che rischiano di far inchiodare bruscamente le ruote della carrozzina. Il messaggio finale di Rachele è un invito all’empatia e al superamento della presunzione: ogni persona ha esigenze diverse e, per aiutare davvero, l’azione più importante da compiere è saper ascoltare.
A cura di Federica Ragnini
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