Official Partner

Affitti brevi e identificazione ospiti: il TAR boccia la stretta del Viminale


Affitti brevi e identificazione ospiti: il TAR boccia la stretta del Viminale Immagine

Affitti brevi e identificazione ospiti: il TAR boccia la stretta del Viminale. Ora serve una vera strategia, non improvvisazione normativa

L’annullamento da parte del TAR del Lazio della circolare del Ministero dell’Interno del 18 novembre 2024, che imponeva l’identificazione de visu degli ospiti negli affitti brevi, segna un punto di svolta. Ma attenzione: non è una vittoria definitiva. È solo un timeout. Il segnale più chiaro che l’improvvisazione normativa ha un costo e che nel 2025 servono regole fondate su dati, logica e tecnologia — non su percezioni distorte o propaganda urbana.

Ora il settore si ritrova, ancora una volta, appeso a un vuoto normativo e a una confusione operativa che non giova a nessuno. Né ai gestori professionali, né ai proprietari, né ai turisti, e nemmeno ai sindaci che vorrebbero (giustamente) governare il fenomeno con strumenti efficaci.

Cosa ha detto davvero il TAR?

Due sono i punti cardine su cui poggia la sentenza, e sono due lezioni di diritto amministrativo e buon senso:

  1. Proporzionalità. Lo Stato non può introdurre obblighi pesanti – come l’identificazione fisica dell’ospite – senza dimostrare, con dati alla mano, che quella misura risolve un problema reale e documentato. L’identificazione di persona non è di per sé più sicura di una verifica video crittografata, se fatta con standard certificati. Pretendere il contrario significa ragionare con il fiato corto, non con visione.
  2. Riduzione degli oneri amministrativi. Un principio cardine delle moderne amministrazioni pubbliche è semplificare, non complicare. Caricare migliaia di micro-imprenditori, host e property manager di adempimenti arcaici in nome di un controllo vago è il contrario della trasformazione digitale di cui l’Italia ha bisogno.

Cosa succede ora? Quattro nodi irrisolti

  1. Quali regole si applicano?
    Tecnicamente si torna alla situazione precedente alla circolare. Ma il vuoto normativo lascia spazio a interpretazioni creative da parte di Comuni e Questure. Un caos giuridico che moltiplica la burocrazia e alimenta l’insicurezza regolatoria. Chi gestisce affitti brevi oggi si trova di nuovo in bilico, senza certezze.
  2. Cosa faranno i Comuni?
    Alcuni Comuni avevano lanciato vere e proprie crociate contro le keybox, ossia i dispositivi per il self check-in. Ma le keybox non impediscono affatto l’identificazione dell’ospite. Semmai la abilitano, se integrate con sistemi digitali intelligenti. Confondere lo strumento con l’abuso è segno di miopia regolativa.
  3. Il Ministero farà appello?
    Probabile, ma non scontato. E comunque, anche in caso di appello, il Viminale dovrà rifare i compiti a casa. Il messaggio del TAR è chiaro: niente più norme buttate lì senza una base tecnica, giuridica ed economica solida. La lotta all’illegalità non si fa con norme sorde, ma con strumenti che funzionano e che rispettano le libertà.
  4. Arriverà una nuova circolare più intelligente?
    Gli operatori la invocano da mesi: una circolare che consenta l’identificazione da remoto tramite video o sistemi biometrici, certificati e sicuri. La tecnologia esiste. Le soluzioni ci sono. Manca solo il coraggio politico di riconoscere che innovare è meglio che vietare.

La vera domanda: vogliamo costruire un sistema o rincorrere fantasmi?

Il punto è questo: continuiamo a reagire a problemi percepiti, anziché costruire una governance del settore che sia:

  • Data-driven, fondata su numeri, non su narrative emozionali
  • Tecnologica, perché l’unica vera alternativa al caos è l’automazione intelligente
  • Co-partecipata, con tavoli seri e stabili tra operatori, amministrazioni e forze dell’ordine
  • Sostenibile, perché un settore da miliardi di euro non può essere ostaggio di norme emergenziali

La critica? È feroce, ma costruttiva.

Il problema non sono le intenzioni del legislatore. Il problema è l’approccio. Continuiamo a rispondere alla complessità con scorciatoie autoritarie. L’identificazione de visu non è sicurezza: è un feticcio. Serve invece una piattaforma pubblica nazionale, integrata con SPID, CIE e verifica video automatizzata, che certifichi gli accessi e protegga sia i cittadini che le imprese.

Ma per farlo bisogna pensare in grande, costruire sistemi e smetterla di trattare i professionisti come abusivi a prescindere. Oggi in Italia un property manager che lavora bene si sveglia ogni mattina con il dubbio di infrangere una norma scritta male. È inaccettabile.

Ora serve visione, non reazione

L’annullamento della circolare è un’occasione storica per fermarsi, riflettere e ripartire con una strategia che funzioni davvero. Chi lavora negli affitti brevi è un imprenditore, non un nemico pubblico. Serve rispetto, chiarezza, dialogo. E serve soprattutto una pubblica amministrazione che agisca da alleato e non da ostacolo.

La palla è ora al centro. Vediamo se il sistema sa davvero giocare, oppure continuerà a perdere tempo in falli tecnici e regolamenti scritti male.

Vuoi un’Italia che cresce? Allora abbi il coraggio di semplificare. E costruisci regole che aiutino chi lavora. Non chi urla più forte.

Potrebbe interessarti