Nel vasto panorama della psicologia clinica, esistono ambiti di frontiera in cui il professionista non si limita ad ascoltare, ma deve immergersi in realtà complesse, dolorose e spesso dimenticate. È il caso della Dott.ssa Caterina Marra, psicologa esperta in ambito criminologico e forense, che in una recente intervista per Storytime – Evoluzione Radio ha condiviso le tappe fondamentali del suo percorso e le profonde riflessioni maturate sul campo, dalla realtà carceraria al supporto dei minori sul territorio.

Formatasi in ambito criminologico, la Dott.ssa Marra ha costruito la propria esperienza partendo dalle comunità terapeutiche riabilitative per minori allontanati dalle famiglie, per poi passare al servizio civile presso l’esecuzione penale esterna. Ma è stato l’ingresso nel mondo delle carceri e l’attività in una comunità psichiatrica per adulti cronici a rappresentare il vero “battesimo di fuoco” professionale.

«Vivere a 360° la persona in contesti h24 ti permette di coglierne le fragilità quotidiane al di là della patologia», spiega la psicologa. Nei gruppi appartamento della comunità psichiatrica, l’obiettivo era ricreare dinamiche simili a quelle di un nucleo familiare, sfruttando la dimensione del gruppo per far emergere e valorizzare le risorse residue degli ospiti.
Quando si parla di ambito detentivo, la pressione emotiva e professionale raggiunge livelli altissimi. Interfacciarsi con detenuti che hanno commesso reati gravi richiede una netta separazione dei ruoli. «Io mi occupo di una professione d’aiuto, provo ad aiutare la persona; per la parte della responsabilità ci sono i tribunali», chiarisce fermamente la Dott.ssa Marra.
Ciò che emerge con forza dalla sua esperienza è una diffusa “analfabetizzazione emotiva” e la presenza di ragazzi sempre più giovani che portano con sé vissuti drammatici, traumi infantili, depressione e dipendenze. In questo scenario, il carcere assume una luce diversa:
«Il reato può sembrare un modo paradossale di chiedere aiuto. Per molti, il carcere diventa l’unico spazio in cui poter essere finalmente presi in considerazione per il trauma che si è vissuto»
Gestire un carico emotivo simile non è semplice. La Dott.ssa Marra non nasconde le difficoltà iniziali nel tracciare il giusto confine professionale e sottolinea l’assoluta importanza della supervisione clinica e del lavoro personale (terapia) per evitare il burnout e garantire un supporto efficace

Attualmente impegnata in ambito psicoeducativo territoriale con i minori, la Dott.ssa Marra fotografa una situazione attuale complessa e “calda”, contrassegnata dagli effetti a lungo termine della pandemia
Oggi i bambini e gli adolescenti manifestano forti insicurezze legate all’autostima e alla performance, che nei casi più gravi sfociano in autolesionismo, disturbi dell’alimentazione e ritiro sociale. Un disagio che spesso si riflette anche sulle famiglie: i nuclei familiari appaiono fragili e i genitori si scoprono impreparati a gestire lo stress post-traumatico dei figli Per questo motivo, il lavoro sul territorio richiede un approccio sinergico che sappia sostenere l’intero sistema familiare (ispirato anche al suo orientamento psicoterapeutico sistemico-familiare in corso).
A cura di Federica Ragnini
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