Official Partner

Avvocato Helga Lazzaroni: il nuovo volto del diritto di famiglia e della tutela della persona


Avvocato Helga Lazzaroni: il nuovo volto del diritto di famiglia e della tutela della persona Immagine

Il racconto di un’avvocatura che cambia tra digitale, riforme e protezione dei più deboli

Nel panorama legale contemporaneo, la figura dell’avvocato sta vivendo una profonda trasformazione. Non si tratta più soltanto di una professione legata alle aule dei tribunali e alla rigidità dei codici, ma di un punto di riferimento profondamente umano e consulenziale, capace di affiancare le famiglie e le persone nei momenti più delicati della loro vita. Questa evoluzione emerge con chiarezza dall’esperienza dell’Avvocato Helga Lazzaroni, titolare dell’omonimo Studio Legale, che quest’anno taglia il prestigioso traguardo dei venticinque anni di attività professionale. Una carriera nata a Milano, cresciuta all’interno di una grande realtà del centro cittadino e poi evolutasi verso una dimensione più autonoma e personale.

Negli ultimi anni, il modo di fare avvocatura ha subito un’accelerazione improvvisa, complice anche l’emergenza sanitaria che ha sdoganato il digitale. Il tradizionale legame fisico tra lo studio legale e la vicinanza geografica ai tribunali è ormai superato. Grazie al processo telematico, le barriere territoriali sono cadute, permettendo ai professionisti di assistere clienti in tutta Italia direttamente dalla propria sede, che l’Avvocato Lazzaroni ha recentemente scelto di trasferire a Vanzago, in provincia di Milano, cercando un nuovo equilibrio senza per questo perdere l’operatività e la competitività che la tecnologia oggi garantisce a pieno titolo.

La Riforma Cartabia e la scelta consapevole tra separazione e divorzio

Uno dei banchi di prova più complessi per chi si occupa di diritto di famiglia è oggi rappresentato dalla gestione della crisi coniugale, profondamente innovata dalla recente Riforma Cartabia. La nuova normativa ha introdotto una possibilità prima inedita: quella di richiedere la separazione e il divorzio in modo contestuale, attraverso un unico ricorso al tribunale. Sulla carta si tratta di una semplificazione notevole, ma la realtà pratica impone una riflessione molto più sfaccettata.

Secondo l’esperienza dell’Avvocato Lazzaroni, questo strumento corsivo va maneggiato con estrema cautela. Se da un lato può rivelarsi una soluzione eccellente per coppie già adulte, magari senza figli o con figli ormai grandi e finanziariamente indipendenti, la situazione cambia radicalmente quando ci si trova di fronte a nuclei familiari con bambini piccoli o adolescenti. In questi contesti, la prudenza suggerisce di mantenere i due passaggi ben separati. Il tempo che intercorre tra la separazione e il divorzio non è una mera formalità burocratica, ma un periodo di prova fondamentale. Permette alle persone di testare sul campo la sostenibilità degli accordi presi, dalla gestione economica all’assegnazione della casa coniugale, verificando se quelle decisioni siano davvero adeguate alla nuova realtà quotidiana prima che diventino definitive con il divorzio.

Il confine sottile tra l’unione di fatto e la convivenza regolamentata

Parallelamente all’evoluzione delle crisi matrimoniali, il diritto ha dovuto accogliere e regolamentare le nuove forme di unione. Spesso, nel linguaggio comune, si fa molta confusione quando si parla di coppie che scelgono di non sposarsi, ma dal punto di vista giuridico la differenza è netta. Da una parte troviamo la “coppia di fatto” in senso stretto: due persone che decidono semplicemente di coabitare e magari di avere dei figli senza darsi alcuna regola formale. In questo scenario, mentre i figli godono per legge della stessa identica tutela dei figli nati nel matrimonio, i partner come coppia rimangono privi di una vera protezione legale.

Dall’altra parte, invece, si colloca la “convivenza di fatto”, una realtà riconosciuta e normata dalla legge del 2016. In questo caso, la scelta di coabitare si formalizza attraverso una residenza comune e l’inserimento nel medesimo stato di famiglia. Il vero salto di qualità per la tutela della coppia avviene però attraverso la stipula di un contratto di convivenza, redatto tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata. Questo strumento permette ai conviventi di mettere nero su bianco le regole del proprio menage quotidiano, stabilendo chi contribuisce e in quale misura alle spese della casa, e definendo in anticipo precisi accordi patrimoniali per tutelare entrambi i partner qualora, in futuro, il legame sentimentale dovesse interrompersi.

Il ruolo sociale dell’amministratore di sostegno e l’importanza della terzietà

Accanto al diritto di famiglia, c’è un altro ambito in cui la professione legale tocca da vicino le corde della sensibilità umana: la tutela delle persone fragili. In questo campo, la figura dell’amministratore di sostegno, introdotta nel nostro ordinamento poco più di vent’anni fa, ha progressivamente sostituito i vecchi modelli di gestione familiare. Il contesto sociale è mutato profondamente: le famiglie sono meno numerose rispetto al passato, le donne lavorano stabilmente e il tempo da dedicare alla cura dei propri cari si è ridotto drasticamente. Quando una persona si trova in una condizione di vulnerabilità – a causa di demenze legate all’anzianità, patologie psichiatriche o disabilità intellettive – spesso i parenti non sono oggettivamente in grado di gestire la situazione da soli.

L’amministratore di sostegno non si limita a una fredda gestione del patrimonio o delle risorse economiche del beneficiario, ma svolge un ruolo cruciale nella tutela della sua salute. È il professionista che dialoga con i medici, comprende i trattamenti proposti e presta il consenso sanitario quando la persona non è in grado di farlo autonomamente. Molto spesso il Tribunale decide di affidare questo incarico a un professionista esterno, come un avvocato o un commercialista, anziché a un familiare. Questa scelta diventa indispensabile soprattutto quando all’interno del nucleo familiare mancano le competenze necessarie o, peggio, vi sono conflitti e disaccordi interni. La nomina di un terzo neutrale assicura una gestione serena, competente e trasparente, sempre sotto la stretta vigilanza del Giudice Tutelare, mettendo al centro dell’attenzione esclusivamente il benessere e la dignità della persona fragile.

A cura di Federica Ragnini

AVV. HELGA LAZZARONI

Via Pregnana, 5
20043 Vanzago (MI)

Tel. 02.87.16.53.13

studio@helgalazzaroni.it

www.helgalazzaroni.it

https://www.linkedin.com/in/avv-helga-lazzaroni-a8631738/

Potrebbe interessarti