Gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) — comunemente noti come Pet Therapy — rappresentano percorsi terapeutici, educativi e ludico-ricreativi strutturati per supportare persone che attraversano momenti di fragilità fisica, emotiva o sociale. La mediazione di un animale inserito in un progetto personalizzato stimola la sfera affettiva, favorisce l’apertura relazionale e riduce sensibilmente sintomi legati ad ansia, solitudine e stati depressivi.
Ospite negli studi milanesi di Storytime, Amalia De Marinis, operatrice specializzata in IAA, ha raccontato la complessità e la bellezza di questa professione, spiegando come il legame autentico tra uomo e animale possa incidere positivamente sul benessere e sull’autonomia di individui vulnerabili: dai bambini con disabilità cognitive o sindrome di Down, fino agli anziani accolti nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA).
La Pet Therapy non è una semplice interazione affettuosa con un animale da compagnia, ma un percorso mirato in cui la relazione guidata diventa strumento di cura, inclusione e riabilitazione emotiva.
Operare nell’ambito degli Interventi Assistiti con gli Animali richiede una preparazione multidisciplinare formalizzata. In Italia la materia è disciplinata dalle Linee Guida Nazionali per gli IAA, recepite dalle singole Regioni per assicurare la massima tutela del paziente e il benessere rigoroso dell’animale coinvolto.
Come illustrato da Amalia De Marinis, il percorso formativo richiede dedizione, costanza e una solida preparazione teorico-pratica:
Istituti ed enti accreditati: completamento di percorsi formativi riconosciuti (come quelli patrocinati da Regione Lombardia), suddivisi in livelli propedeutico, base e avanzato.
Lavoro in équipe multidisciplinare: la Pet Therapy non è mai un’attività solitaria. Ogni progetto nasce dalla sinergia tra medico/psicologo, responsabile di progetto, medico veterinario esperto in IAA e coadiutore dell’animale.
Competenze integrate: studio approfondito dell’etologia, dei segnali di stress e benessere animale, affiancato da nozioni di psicologia clinica e tecniche di gestione relazionale.
Se nell’immaginario collettivo la Pet Therapy richiama prevalentemente la presenza di cani o cavalli, l’esperienza sul campo di Amalia De Marinis mette in luce le straordinarie potenzialità del gatto.
Spesso etichettato come indipendente o poco incline alla condivisione, il felino possiede una ricettività sensoriale e una delicatezza comunicativa uniche. Naturalmente, non tutti i gatti sono adatti al contesto clinico o educativo: la selezione richiede un profilo caratteriale ben preciso:
Spiccata tolleranza e ricerca del contatto: predisposizione naturale alle carezze delicate, alla spazzolatura e all’essere tenuto in braccio.
Bassa reattività a stimoli imprevisti: calma costante, assenza di reazioni di fuga o aggressività in ambienti sconosciuti.
Capacità di infondere calma: il ritmo disteso, il contatto con il pelo morbido e il suono delle fusa agiscono come potenti regolatori del battito cardiaco e della tensione muscolare.
A testimonianza della straordinaria intelligenza emotiva felina, Amalia De Marinis ha condiviso un episodio emblematico avvenuto durante una seduta con il proprio gatto, Clay:
Posto di fronte a una persona non vedente, Clay si è avvicinato con passo felpato e senza la minima esitazione le è salito in grembo. Attraverso fusa costanti e una vicinanza corporea discreta, ha avviato un dialogo puramente tattile ed empatico, dimostrando come gli animali percepiscano le sfumature della fragilità umana superando ogni barriera verbale.
La presenza dell’animale è solo la punta dell’iceberg: il vero valore aggiunto della Pet Therapy risiede nella progettazione metodologica. L’obiettivo professionale perseguito da Amalia De Marinis consiste nella stesura di progetti sartoriali, calibrati sui bisogni individuali dell’utente:
Valutazione preliminare: mappatura delle abilità residue, delle fragilità emotive e delle risorse del beneficiario.
Definizione degli obiettivi: individuazione di traguardi concreti e misurabili (ad esempio il miglioramento della motricità fine, il rilassamento emotivo o lo stimolo al linguaggio).
Monitoraggio e verifica: valutazione periodica dei progressi compiuti congiuntamente all’équipe sanitaria di riferimento.
A cura di Spampinato Giusy M.Luisa