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Carlo Giorgioni. Il consulente dopo la pandemia: da venditore di conoscenza a compagno di viaggio


Carlo Giorgioni. Il consulente dopo la pandemia: da venditore di conoscenza a compagno di viaggio Immagine

Un percorso costruito sull’esperienza

A 57 anni, il professionista emiliano Carlo Giorgioni ha alle spalle una lunga esperienza professionale maturata nel mondo della consulenza, della finanza e del controllo di gestione. Dopo anni trascorsi all’interno delle aziende, ha scelto da alcuni anni di intraprendere un nuovo percorso come consulente indipendente, mettendo a disposizione delle imprese le competenze acquisite nel corso della sua carriera.

La sua attività si rivolge soprattutto alle piccole e medie imprese, realtà che spesso hanno ambizioni di crescita e sviluppo, ma che non sempre dispongono al proprio interno delle competenze o delle risorse necessarie per strutturare una funzione finanziaria e amministrativa completa.

È proprio in questo spazio che, secondo Giorgioni, il consulente può assumere un ruolo sempre più importante: non soltanto quello di un professionista chiamato a risolvere un problema specifico, ma quello di una figura capace di accompagnare l’azienda nel tempo, affiancandola nelle diverse fasi del suo percorso.

Dopo la pandemia è cambiato il rapporto con il lavoro

La pandemia ha accelerato profondamente alcuni cambiamenti già in atto nel mondo del lavoro. Uno degli effetti più evidenti riguarda il rapporto tra aziende e lavoratori dipendenti, con un aumento del turnover e una progressiva messa in discussione di un modello considerato a lungo quasi indiscutibile: quello secondo cui assumere un dipendente avrebbe garantito automaticamente maggiore fidelizzazione e maggiore legame con l’impresa.

Secondo Giorgioni, il nuovo scenario porta invece a guardare con maggiore attenzione anche a forme di collaborazione più flessibili.

Il consulente può rappresentare, in questo senso, una risorsa diversa. La sua esperienza deriva spesso dal confronto con aziende, settori e situazioni differenti, permettendogli di portare all’interno di una realtà non soltanto conoscenze tecniche, ma anche un patrimonio di esperienze maturate in contesti diversi.

A questo si aggiunge una maggiore flessibilità del rapporto professionale: l’impresa può avvalersi delle competenze del consulente per il periodo e nella misura in cui ne ha realmente bisogno.

Il valore di un professionista senior

Per le piccole e medie imprese, uno degli aspetti più interessanti della consulenza riguarda la possibilità di accedere a competenze senior senza dover necessariamente sostenere il costo di un’assunzione a tempo pieno.

Sono proprio queste le aziende che più frequentemente si rivolgono a Giorgioni: imprese che non fanno parte di grandi catene industriali, ma che hanno la volontà di costruire, crescere e strutturarsi.

Spesso si tratta di realtà che hanno bisogno di rafforzare le proprie conoscenze nell’ambito della finanza, dell’amministrazione, della tesoreria o del controllo di gestione, ma che non possiedono al proprio interno le competenze necessarie.

Allo stesso tempo, non sempre dispongono delle risorse economiche per assumere un professionista senior che lavori stabilmente e a tempo pieno all’interno dell’azienda.

Il consulente permette quindi di colmare questo divario.

L’impresa può avvalersi di una figura esperta per il tempo necessario, costruire insieme un metodo di lavoro e, una volta raggiunto l’obiettivo, concludere o modificare il rapporto di collaborazione.

La formula fractional

È in questo contesto che si inserisce anche il modello “fractional”, una modalità di collaborazione che consente alle aziende di utilizzare competenze professionali qualificate senza dover necessariamente inserire una figura a tempo pieno in organico.

Per le imprese significa poter contenere i costi e, allo stesso tempo, beneficiare di un professionista con esperienza.

Per il consulente, invece, lavorare su più realtà rappresenta anche una forma di formazione continua. Il confronto con aziende diverse permette infatti di accumulare nuove esperienze, osservare differenti modelli organizzativi e trasferire conoscenze da un contesto all’altro.

Il risultato può essere un rapporto più focalizzato sull’effettivo utilizzo del tempo e delle competenze: il consulente interviene dove serve, quando serve e con un obiettivo preciso.

Dalla gestione delle difficoltà alla costruzione di nuovi modelli

Le richieste che Giorgioni incontra più frequentemente riguardano soprattutto la necessità di impostare o riorganizzare i sistemi di gestione aziendale.

In alcuni casi l’azienda parte praticamente da zero e ha bisogno di attivare un vero e proprio modello di controllo di gestione. In altri, invece, esistono già procedure e strumenti, ma presentano criticità che rendono difficile leggere correttamente i dati e utilizzarli per prendere decisioni.

Può quindi essere necessario intervenire sull’amministrazione, sulla contabilità, sulla gestione dei dati o sulla tesoreria. In alcuni casi, il lavoro può arrivare fino alla revisione del piano dei conti, con l’obiettivo di creare una struttura più funzionale alle esigenze dell’impresa.

Il consulente diventa così una figura che non si limita a “vendere conoscenza”, ma che lavora concretamente al fianco dell’imprenditore per costruire strumenti e processi utilizzabili nel quotidiano.

Senior e junior: un percorso che può continuare dentro l’azienda

Un altro modello interessante riguarda il rapporto tra consulenza e formazione interna.

Un professionista senior può infatti intervenire inizialmente per impostare un sistema, risolvere una criticità o costruire una nuova funzione aziendale e, successivamente, affiancare una figura più junior che possa proseguire il lavoro direttamente all’interno dell’impresa.

In questo modo la consulenza non si esaurisce necessariamente nella prestazione del professionista esterno, ma può diventare un percorso di trasferimento delle competenze.

L’azienda beneficia dell’esperienza del consulente senior nella fase iniziale e può successivamente contare su una risorsa interna formata e indirizzata nel modo corretto.

La forza della rete tra professionisti

Tra i progetti futuri di Giorgioni c’è anche l’idea di sviluppare una rete di professionisti con competenze complementari.

Il principio alla base è semplice: un singolo consulente non può conoscere ogni aspetto della gestione aziendale. Può però sapere a chi rivolgersi quando emerge una necessità che esula dalle proprie competenze.

Una rete di colleghi specializzati in ambiti differenti può quindi rappresentare un’alternativa più flessibile ed economica rispetto al ricorso alle grandi società di consulenza.

Il vantaggio sarebbe quello di poter coinvolgere rapidamente il professionista più adatto a una determinata esigenza, mantenendo un’organizzazione snella e adattabile alle necessità dell’impresa.

Un nuovo modo di essere consulenti

La scelta di Giorgioni di proseguire il proprio percorso professionale come consulente indipendente nasce quindi dall’esperienza maturata negli anni, ma guarda anche a un’evoluzione più ampia del rapporto tra imprese e competenze professionali.

Il consulente del futuro, in questa prospettiva, non è soltanto colui che viene chiamato quando emerge un problema. È una figura che può accompagnare l’azienda, contribuire a costruire sistemi di gestione, trasferire competenze e mettere a disposizione una rete di professionalità.

È questo il senso del passaggio da “venditore di conoscenza” a “compagno di viaggio”: una consulenza più vicina all’impresa, più flessibile e costruita sulle sue reali esigenze.

Per Giorgioni, il prossimo passo sarà continuare a far crescere l’attività indipendente che ha costruito e, parallelamente, sviluppare una rete di colleghi con competenze diverse.

Un progetto che nasce dalla convinzione che, soprattutto per le piccole e medie imprese, crescere significhi anche poter contare sulle persone giuste al momento giusto.

A cura di Marzia Lazzerini


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carloclimb@gmail.com

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