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Dai numeri della finanza alle persone sul campo: Sara Lapomarda, la manager che ha scelto di allenare mente ed emozioni, partendo dallo sport


Dai numeri della finanza alle persone sul campo: Sara Lapomarda, la manager che ha scelto di allenare mente ed emozioni, partendo dallo sport Immagine

Dal pensiero all’azione: la storia di Sara Lapomarda, Manager e Mental Coach

Ci sono persone che, per carattere, non smettono mai davvero di studiare. Sara Lapomarda è una di queste: laurea in Bocconi, una lunga esperienza manageriale nel mondo dei servizi finanziari e oggi un Executive MBA al Politecnico di Milano. In mezzo, una scelta che ha cambiato il modo in cui guarda al lavoro e alla vita: formarsi come Mental Coach.

«Ho sempre lavorato in contesti ad alta complessità, tra numeri, scadenze e trasformazioni digitali – racconta Sara –. A un certo punto mi sono resa conto che la variabile davvero decisiva non erano solo i processi o le strategie, ma le persone: la loro energia mentale, le emozioni, il modo in cui si parlano dentro».

La seconda anima di Sara: mental coaching

Da qui nasce la sua “seconda anima”: accanto alla Manager che si occupa di progetti e risultati, è cresciuta la Mental Coach che lavora su performance, benessere e crescita personale. Non è un abbandono del mondo corporate, ma un’evoluzione: il Mental Coaching è un’attività che affianca e arricchisce la sua carriera Manageriale, portando più consapevolezza e strumenti anche nelle organizzazioni con cui lavora.

Il Mental Coaching che pratica Sara Lapomarda è un metodo dell’azione: non si ferma alla consapevolezza, ma traduce pensieri ed emozioni in piani concreti. È lo stesso approccio che usa nei progetti: obiettivi chiari, passi misurabili, feedback continui. Solo che qui l’“azienda” è la persona.

Le parole di Sara ai microfoni di Storytime

Tra gli ambiti in cui questo approccio mi appassiona di più c’è sicuramente quello sportivo, perché sul campo vedi immediatamente l’effetto di ciò che pensi, senti e ti racconti su come ti muovi e sui risultati che ottieni. In campo ti rendi conto che non basta la tecnica: ci sono momenti in cui smetti di fare il tuo gioco non perché non ne sei capace, ma perché dentro ti stai raccontando che “non ce la farai mai”. È la stessa dinamica che ritrovo nel lavoro: persone competenti che però si sabotano con pensieri automatici o aspettative irrealistiche” ci spiega Sara

Lo sport, nella storia di Sara, è molto più di un hobby. È il filo che unisce disciplina, resilienza e gioco. Ex ginnasta con titoli nazionali, pallavolista a livello semi-professionistico, anni di beach volley con esperienze in tornei nazionali e internazionali: lo sport l’ha accompagnata fin da bambina. Negli ultimi anni è arrivata una nuova passione, il tennis agonistico, con in mezzo uno stop di circa un anno dovuto ad un infortunio al ginocchio, all’intervento chirurgico e a un lungo percorso di riabilitazione”.

Quando il corpo guarisce ma la mente esita: trasformare l’infortunio in crescita

Proprio l’esperienza diretta dell’infortunio ha reso Sara particolarmente sensibile al tema del recupero dopo uno stop importante. Chiunque abbia dovuto fermarsi per un problema fisico sa quanto sia difficile non solo rientrare sul piano atletico, ma gestire la paura di rifarsi male, la frustrazione, il senso di “non essere più quella di prima”.

L’infortunio ti toglie punti di riferimento. Da Mental Coach a Sara, interessa accompagnare le persone proprio lì: in quel momento in cui il corpo sta guarendo, ma la mente è ancora piena di dubbi. Lavorare su come trasformare quella esperienza in un percorso di crescita, non in un’etichetta definitiva.

Ma come si conciliano le due anime che caratterizzano il percorso personale e professionale di Sara?”

«Mi piace l’idea di tenere insieme queste due dimensioni: la Manager che parla di business model, numeri ed execution, e la Mental Coach che si occupa di obiettivi personali, emozioni, convinzioni limitanti. Credo che il futuro della performance – nello sport come nelle aziende – stia proprio qui: nell’incontro tra competenza tecnica e cura della parte umana.»

Conclusione

Il filo rosso è sempre lo stesso, e coincide con il suo payoff: “Dal pensiero all’azione”. Che si tratti di un’atleta che rientra in campo dopo un infortunio, di un professionista in burnout o di una persona che sente di non essere più allineata a ciò che fa ogni giorno, il lavoro con Sara parte da una domanda semplice: «Qual è il primo passo realistico che puoi fare oggi, non domani?»

«Non credo nelle rivoluzioni dall’oggi al domani – conclude –. Credo nella chiarezza, nell’allenamento mentale e nei piccoli passi coerenti. È così che si costruiscono risultati solidi, in campo, in ufficio e nella propria vita.»

A cura di Marzia Lazzerini

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