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Endometriosi: dalla diagnosi alla cura. Il punto della Dott.ssa Annamaria Lanzani, ginecologa


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Una patologia ancora sottodiagnosticata

L’endometriosi è una patologia ginecologica cronica, infiammatoria ed estrogeno-dipendente caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori della cavità uterina.

Queste cellule possono localizzarsi in diverse aree, tra cui ovaie, tube, peritoneo pelvico, intestino, vescica e, più raramente, altri organi. Pur trovandosi in sedi anomale, continuano a rispondere agli stimoli ormonali del ciclo mestruale, causando infiammazione, sanguinamento, aderenze e dolore.

La malattia interessa circa il 15-20% delle donne in età fertile e può essere presente fino al 50% delle donne con problemi di infertilità.

Le cause: un’origine multifattoriale

Le cause dell’endometriosi non sono ancora completamente chiarite. Tra le ipotesi più accreditate vi sono la mestruazione retrograda, in cui il sangue mestruale raggiunge la cavità addominale attraverso le tube, alterazioni del sistema immunitario, predisposizione genetica e fattori ambientali legati all’esposizione a sostanze in grado di interferire con il sistema endocrino.

Negli ultimi anni è cresciuto anche l’interesse verso il ruolo del microbiota intestinale e uterino: un suo squilibrio potrebbe contribuire all’aumento dell’infiammazione e alla progressione della patologia.

I sintomi: dal dolore cronico all’infertilità

L’intensità dei sintomi non sempre corrisponde alla gravità della malattia. Alcune donne presentano forme avanzate con pochi disturbi, mentre altre soffrono di dolore significativo anche in presenza di lesioni limitate.

Tra i sintomi più frequenti troviamo:

  • dolore pelvico cronico, spesso accentuato durante il ciclo o l’ovulazione;
  • mestruazioni molto dolorose, che possono non rispondere ai comuni antidolorifici;
  • dolore durante o dopo i rapporti sessuali;
  • disturbi intestinali come gonfiore, stitichezza, diarrea o dolore durante la defecazione;
  • disturbi urinari, soprattutto in caso di coinvolgimento della vescica;
  • stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione e riduzione della qualità della vita.

L’endometriosi può inoltre influire sulla fertilità: circa il 30-50% delle donne affette può avere difficoltà nel concepimento a causa dell’infiammazione pelvica, delle alterazioni ovariche e della riduzione della qualità ovocitaria.

Diagnosi: fondamentale ridurre i tempi di attesa

Uno dei principali problemi legati all’endometriosi è il ritardo diagnostico: spesso trascorrono dai 7 ai 10 anni dall’inizio dei sintomi prima di arrivare a una diagnosi.

La visita ginecologica rappresenta il primo passo per individuare eventuali aree dolorose, noduli o aderenze. L’ecografia transvaginale specialistica è oggi uno degli strumenti più importanti per identificare endometriomi ovarici e forme profonde della malattia.

Nei casi più complessi può essere indicata la risonanza magnetica, mentre la laparoscopia rimane il riferimento diagnostico e terapeutico in situazioni selezionate.

Le terapie: controllo dei sintomi e qualità di vita

Attualmente non esiste una cura definitiva per l’endometriosi, ma è possibile controllarne la progressione e ridurre il dolore attraverso un approccio personalizzato.

La terapia farmacologica comprende antinfiammatori, contraccettivi ormonali, progestinici e farmaci in grado di modulare temporaneamente l’attività ovarica.

La chirurgia laparoscopica può essere indicata nei casi di dolore severo, endometriomi importanti, infertilità o coinvolgimento di intestino e vie urinarie.

Un ruolo sempre più riconosciuto è svolto anche dalle terapie complementari, come fisioterapia del pavimento pelvico, attività fisica, tecniche di gestione dello stress e supporto psicologico.

Alimentazione e microbiota: il ruolo dello stile di vita

L’alimentazione non può curare l’endometriosi, ma può contribuire a ridurre l’infiammazione sistemica e migliorare il benessere generale.

Tra gli alimenti maggiormente consigliati rientrano pesce azzurro ricco di omega-3, verdure crucifere, frutti di bosco, legumi e olio extravergine di oliva.

È invece consigliabile limitare zuccheri raffinati, alimenti ultra-processati, grassi trans, alcol e un consumo eccessivo di carne rossa e insaccati.

Grande attenzione è rivolta anche al microbiota intestinale. Il cosiddetto “estroboloma”, ovvero l’insieme dei batteri coinvolti nel metabolismo degli estrogeni, potrebbe avere un ruolo nella regolazione dell’infiammazione. Una dieta equilibrata, ricca di fibre, prebiotici e probiotici selezionati può contribuire al mantenimento di un microbiota più equilibrato.

Endometriosi, lavoro e riconoscimento della malattia

In Italia l’endometriosi moderata o grave (III e IV stadio secondo la classificazione ASRM) rientra tra le patologie croniche invalidanti che possono dare accesso a specifiche forme di esenzione sanitaria.

La malattia può avere un impatto significativo anche sulla vita lavorativa, soprattutto a causa del dolore cronico, della stanchezza e dei disturbi intestinali e urinari.

Nei periodi di maggiore intensità dei sintomi è possibile ricorrere alla certificazione di malattia secondo la normativa vigente. Alcuni Paesi hanno introdotto specifiche forme di congedo legate al dolore mestruale invalidante o all’endometriosi, tra cui Portogallo, Spagna, Indonesia, Giappone e Corea del Sud.

Nei casi più severi può inoltre essere richiesta una valutazione per il riconoscimento dell’invalidità civile.

Conclusioni

L’endometriosi è una malattia complessa che coinvolge sistema riproduttivo, immunitario, endocrino e microbiota. Non si tratta semplicemente di “mestruazioni dolorose”, ma di una patologia cronica che può influenzare fertilità, benessere psicologico, relazioni affettive e capacità lavorativa.

Una diagnosi precoce, un approccio multidisciplinare, una corretta alimentazione e il supporto al microbiota rappresentano oggi strumenti fondamentali per migliorare la qualità di vita delle donne affette da questa patologia.

A cura di Marzia Lazzerini


Annamaria Lanzani

Ginecologa

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