La fibromialgia (FM) è una patologia cronica che interessa tra il 3 e il 5% della popolazione generale e colpisce prevalentemente le donne, rappresentando circa il 90% dei casi, anche in giovane età. Pur non essendo una malattia mortale, può risultare fortemente invalidante, tanto da compromettere in modo significativo la vita lavorativa, sociale e relazionale dei pazienti. In Italia è inoltre in corso un percorso legislativo finalizzato al riconoscimento della fibromialgia ai fini medico-legali e dell’invalidità.
Ad approfondire questo tema è il dott. Paolo Pignoli, medico chirurgo specialista e ricercatore sulla fibromialgia a Lecco, che propone una lettura neurologica della malattia basata sul coinvolgimento della formazione reticolare del tronco encefalico.
Uno degli aspetti che rende la fibromialgia particolarmente complessa è la grande varietà delle manifestazioni cliniche. Per questo motivo viene spesso definita la “malattia dei cento sintomi”.
Oltre ai dolori muscolari diffusi, localizzati soprattutto agli arti, alla colonna vertebrale e al capo, i pazienti possono presentare depressione, insonnia, stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione (il cosiddetto brain fog o mental fog), sindrome del colon irritabile, vulvodinia, nausea, alterazioni della vista, dell’udito e dell’olfatto, oltre a numerosi altri disturbi.
Proprio la molteplicità dei sintomi rende spesso difficile una diagnosi tempestiva. Non di rado i pazienti vengono inizialmente indirizzati verso percorsi psichiatrici, mentre tradizionalmente sono i reumatologi a visitarli per primi, poiché il dolore rappresenta il sintomo predominante. Tuttavia, osserva il dott. Pignoli, la fibromialgia non risponde ai comuni farmaci antinfiammatori e non può essere considerata una malattia reumatica.
Secondo il dott. Paolo Pignoli, la fibromialgia è principalmente un disordine neurologico. Migliaia di studi pubblicati negli ultimi anni sembrano orientarsi in questa direzione, anche se i risultati della letteratura scientifica risultano spesso frammentati e difficili da interpretare in maniera unitaria.
L’ipotesi proposta dal ricercatore individua nella formazione reticolare (FR) del tronco encefalico la struttura neurologica maggiormente coinvolta nella patogenesi della malattia.
La formazione reticolare è una complessa rete di neuroni che attraversa il tronco encefalico collegando midollo spinale, cervelletto e corteccia cerebrale. Si tratta di una struttura filogeneticamente molto antica, fondamentale per integrare e coordinare numerose funzioni neurologiche.
Il dott. Pignoli la paragona alla centralina elettronica di un’automobile: così come una centralina riceve informazioni da numerosi sensori e coordina il funzionamento del veicolo, la formazione reticolare raccoglie milioni di impulsi nervosi provenienti dall’intero organismo e li integra, inviando successivamente risposte ai diversi organi e sistemi.
Tra le sue principali funzioni figurano:
Uno degli elementi distintivi della fibromialgia è il cosiddetto dolore neuroplastico (o nociplastico), diverso sia dal dolore nocicettivo sia da quello neuropatico.
Nel dolore nocicettivo esiste uno stimolo esterno che attiva i recettori del dolore, mentre nel dolore neuropatico il problema deriva da una lesione dei nervi.
Nel dolore neuroplastico, invece, non sono presenti né stimoli lesivi né danni alle fibre nervose. Il dolore nasce spontaneamente a causa di un’alterata regolazione del sistema nervoso centrale, caratterizzata da un’aumentata sensibilità agli stimoli o da una ridotta capacità di inibirli.
In queste condizioni anche stimoli molto lievi, o addirittura l’assenza di stimoli, possono essere percepiti come dolorosi.
L’ipotesi del dott. Pignoli nasce da un ragionamento per esclusione.
Non esiste infatti, all’interno del sistema nervoso, un’altra struttura capace di influenzare contemporaneamente funzioni tanto diverse come il sonno, la vigilanza, il dolore, l’umore, la respirazione, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la motilità intestinale, la funzione vescicale e numerosi altri processi autonomici.
La formazione reticolare rappresenterebbe quindi il punto di integrazione di tutti quei sintomi che caratterizzano la fibromialgia.
Secondo questa interpretazione, un’alterazione della formazione reticolare potrebbe manifestarsi attraverso diversi sintomi, tra cui:
La formazione reticolare è inoltre coinvolta nell’integrazione delle informazioni provenienti dai muscoli del collo e della testa con gli stimoli visivi, permettendo di mantenere stabile la percezione dell’ambiente durante i movimenti del corpo.
Tra i fattori che potrebbero compromettere il corretto funzionamento della formazione reticolare vengono indicati:
Tutti questi elementi possono alterare il delicato equilibrio del sistema nervoso centrale, favorendo una condizione di disregolazione.
Il dott. Pignoli evidenzia l’importanza di adottare uno stile di vita favorevole alla salute del sistema nervoso.
Tra le principali raccomandazioni figurano:
Tra le strategie terapeutiche emergenti viene citata la Brief Pain Reprocessing Therapy (BPRT), una terapia di riprocessamento del dolore sviluppata negli Stati Uniti e somministrata anche attraverso la telemedicina.
Uno studio preliminare condotto su 35 pazienti con fibromialgia ha evidenziato una significativa riduzione dell’intensità del dolore, della paura legata al dolore e dell’interferenza dei sintomi nella vita quotidiana. Dopo tre mesi di follow-up, il 42,3% dei partecipanti ha riferito un miglioramento marcato.
Pur trattandosi di risultati promettenti, il dott. Pignoli sottolinea che saranno necessari studi clinici randomizzati di dimensioni maggiori per confermare definitivamente l’efficacia di questo approccio.
Per spiegare il ruolo della formazione reticolare, il dott. Pignoli propone un esempio tratto dalla vita quotidiana. Nei concerti e nelle discoteche, musica, luci, colori, movimenti ed effetti speciali vengono attivati simultaneamente per aumentare il livello di eccitazione psichica del pubblico.
Secondo il ricercatore, questo rappresenta un esempio concreto di come la formazione reticolare integri contemporaneamente numerosi stimoli sensoriali, modulando lo stato di attivazione dell’organismo.
Comprendere meglio il funzionamento di questa struttura potrebbe quindi aprire nuove prospettive nello studio della fibromialgia e, più in generale, dei disturbi caratterizzati da dolore nociplastico, offrendo in futuro strumenti diagnostici e terapeutici sempre più mirati.
A cura di Marzia Lazzerini
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