A partire dal 1989, Fiorenzo Baini ha pubblicato circa quaranta saggi e articoli presso riviste del settore, quali Archivio Storico Lodigiano, Civiltà Ambrosiana, Ricerche Storiche sulla chiesa ambrosiana, Arte Cristiana, Arte Lombarda e la Rivista di Bergamo.
Ha poi concorso alla realizzazione del libro celebrativo dei 1000 anni della cattedrale di Troia in Puglia, alla riscoperta del patrimonio artistico di Cerro Maggiore, e, infine, ha pubblicato anche su Atrio, il mensile dell’università di Siviglia “Pablo Olavide”.
A quanto sopra vanno aggiunte le partecipazioni a convegni, sempre sull’arte barocca, e conferenze su argomenti di storia ed arte.
Per questo motivo, il 12 novembre 2025, a Storytime ha parlato di due progetti, uno di storia e uno di storia dell’arte, anche se non sono stati i suoi impegni più recenti. Il suo ultimo lavoro, infatti, è “Il mio nome è Alighieri… Dante Alighieri”, una biografia di Dante, ovvero il tentativo, mai provato prima – ma dicono ben riuscito – di far parlare Dante della propria vita e delle opere, scritte dall’infanzia alla morte.


I lavori presentati sono due: uno sulla Prima e la Seconda Guerra Mondiale e uno sulle donne artiste dal Rinascimento a Napoleone. La ragione di ciò si articola in tre motivazioni:
La prima è che stiamo vivendo una fase storica simile a quella che ha preceduto la prima guerra mondiale; la seconda è che, in entrambi i libri, Baini ha parlato di eventi e situazioni quasi impossibili da trovare sui libri di storia, almeno in Italia. La terza sta nella volontà di riportare alla luce, possibilmente ad un pubblico non specialista, una realtà poco considerata: sono state molte le donne artiste nel passato e il luogo migliore per coltivare l’arte, a livello femminile, è stato l’Italia, contrariamente a quello che si crede.
Si cita, per concludere, che nel 1750 le persone più potenti in Europa erano donne: Maria Teresa d’Austria, la zarina Elisabetta Romanova e la marchesa di Pompadour, amante del re Luigi XV. Per non parlare del successo che ebbero, sempre nel XVIII secolo, pittrici come Rosalba Carriera ed Elisabeth Vigee Lebrun e del riconoscimento della genialità della scienziata Maria Gaetana Agnesi.
Purtroppo, non si può tacere che le leggi della Rivoluzione francese e il codice napoleonico hanno rappresentato un notevole regresso per il progresso femminile, sempre contrariamente quanto ritiene il pensiero comune. Di tutto questo si dà conto e dimostrazione nel libro C’erano prima anche di Frida Kahlo, quindici storie di Artiste (tra le tante possibili), edito da La Vela.
A cura di Spampinato Giusy M.Luisa
