Non è la televisione a morire. Siamo noi che smettiamo di fare domande. Mentre scrolliamo, distrattamente, tra un video di un comico e una breaking news, credendo di informarci… stiamo solo allenando l’algoritmo, non la mente.
Secondo l’ultima relazione Agcom, per la prima volta in Italia internet ha superato la televisione come principale fonte di informazione: solo il 46,5% degli adulti si informa tramite TV (contro il 67,4% del 2019); il 52,4% degli italiani accede alle notizie dal web: motori di ricerca, social network, siti di quotidiani.
Un cambio epocale nella dieta mediatica degli italiani. Ma attenzione: non è solo un cambio di canale. È un cambio di potere.
Il vero sorpasso non è tra TV e Internet. È tra editori e piattaforme. Oggi l’informazione non è più mediata da giornalisti, ma da algoritmi. Non la cerca più chi vuole sapere, ma la subisce chi vuole distrarsi.
E questo ha conseguenze strategiche anche per chi fa impresa, per chi comunica, per chi costruisce brand e fiducia: l’autorevolezza non è più nel contenuto, ma nel contesto in cui appare. La visibilità non si conquista con la qualità, ma con l’ottimizzazione dell’engagement. L’informazione non è più uno strumento di libertà, ma un asset commerciale nelle mani di chi domina i flussi.
Il sorpasso della rete sulla TV non è una vittoria del cittadino. È solo una transizione: dall’egemonia editoriale a quella algoritmica.
E allora: Se sei un imprenditore, inizia a pensare come un editore. Se sei un professionista, valuta la tua esposizione mediatica non solo in termini di visibilità, ma di qualità percepita. Se sei un brand, chiediti: sei fonte o sei contenuto intercambiabile?
La televisione aveva i suoi limiti, ma aveva anche una responsabilità editoriale. L’algoritmo, invece, non risponde a nessuno. Non verifica, non contesta, non filtra: amplifica ciò che attiva. E ciò che attiva, spesso, è falso, polarizzante, superficiale. Il pubblico si è trasformato da cittadino a consumatore emotivo. E se non ci svegliamo da questo torpore mediatico, il problema non sarà il calo della TV, ma l’atrofizzazione del pensiero critico.
“Tanto le notizie le vedi ovunque”. Inizia a chiederti come stai comunicando tu, nel tuo lavoro, nel tuo business, nella tua leadership. Perché oggi non basta dire la verità. Bisogna sapere come farla arrivare.
Un tempo dicevamo: “L’ho visto in TV, quindi è vero”. Ora diciamo: “L’ho visto su Instagram, quindi è virale”. La domanda è: quanta parte della tua identità stai delegando a un algoritmo che non conosci nemmeno?
Riprenditi il controllo. Non serve più gridare per farsi sentire. Serve costruire contesto, visione, autorevolezza. Oggi più che mai, informarsi è un atto di responsabilità. Comunicare, un atto di leadership.
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