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L’abbraccio del tango come prevenzione alla violenza e ponte tra generazioni: la storia di Anna Marzi


L’abbraccio del tango come prevenzione alla violenza e ponte tra generazioni: la storia di Anna Marzi Immagine

Il tango non è solo un ballo, né un semplice intrattenimento. È una forma d’arte profonda, un canale di comunicazione corporea che non ha bisogno di parole e che può trasformarsi in uno straordinario strumento educativo.

A raccontarlo ai microfoni di Storytime – Evoluzione Radio è Anna Marzi, scrittrice ed ex insegnante che ha deciso di rivoluzionare la propria vita per dedicarsi interamente a questa disciplina, portandola persino tra i banchi di scuola.

Dall’insegnamento tradizionale all’illuminazione a Buenos Aires

Il percorso di Anna Marzi cambia radicalmente molti anni fa durante un viaggio a Buenos Aires. Quello che doveva essere un incontro casuale con il tango si trasforma in una vera e propria illuminazione. Folgorata da questa danza, Anna prende una decisione coraggiosa: abbandona il suo lavoro nella scuola pubblica per iniziare a studiare intensamente in Argentina.

Da quel momento, il tango diventa la sua strada, un amore immenso che definisce come un mezzo privilegiato per entrare in contatto con l’umanità intera.

Il tango nelle scuole: uno strumento contro la violenza di genere

Oggi, l’obiettivo principale di Anna Marzi è far conoscere questa disciplina alle nuove generazioni. Come ex insegnante, conosce a fondo il mondo dei giovani e ha deciso di portare il tango all’interno delle scuole come un vero e proprio percorso di formazione e prevenzione alla violenza di genere.

Il segreto risiede nella natura stessa del ballo, che si fonda sul contatto fisico e sul concetto di “dosaggio”. Anna spiega che se il contatto è troppo forte, sfocia nella violenza; se è troppo debole, genera confusione e nebbia; quando invece trova la giusta misura, si trasforma in un sogno, assumendo la delicatezza dell’abbraccio di una madre o della carezza di un amico. Questo insegna ai ragazzi a rispettare il corpo dell’altro, considerandolo come qualcosa di prezioso.

Sincronia, silenzio e creatività

Le reazioni dei ragazzi nelle scuole sono state definite “miracolose”. Ragazzi che spesso entrano in palestra in modo rumoroso e irruento, nel giro di pochissimi minuti si calano in un silenzio perfetto. Per ascoltare il corpo dell’altro, infatti, è necessario smettere di parlare.

La scienza supporta questa magia: bastano pochissimi istanti affinché i cervelli di due ballerini si sincronizzino perfettamente. Inoltre, il tango stimola una profonda creatività estemporanea, poiché non si basa su figure geometriche o sequenze prestabilite, ma su una connessione continua, immediata e basata sulla fiducia reciproca e sulla massima concentrazione.

Il libro “Io, il tango e Dio”

L’esperienza e la filosofia di vita di Anna Marzi sono racchiuse anche nella sua autobiografia intitolata “Io, il tango e Dio”. Un titolo che unisce il sacro al profano, ma che per la scrittrice ha un significato chiarissimo. Il tango parte da una dimensione totalmente materiale – i piedi sul pavimento e le braccia che stringono il corpo di un’altra persona – ma evolve rapidamente in metafisica, arte e spiritualità.

L’abbraccio del tango diventa così universale, superando ogni barriera linguistica, ideologica, politica o generazionale. Sotto le note della musica non contano l’età o il colore della pelle: si sperimenta un’unione che avvicina a una dimensione spirituale profonda.

A cura di Federica Ragnini

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