C’è una storia, tra Bergamo e il Levante Ligure, che parla di determinazione, ascolto e risposte concrete a un bisogno sempre più diffuso: l’assistenza familiare.
È la storia di Mirtha Barbetti, consulente familiare che oggi coordina sei centri dedicati all’assistenza domiciliare tra Liguria e Lombardia. Un percorso che, però, non è iniziato nel modo più semplice.
Per anni, a causa di una grave disabilità che le ha progressivamente tolto il movimento del corpo, a Mirtha è stato detto che non avrebbe potuto lavorare. Si è trovata di fronte a porte chiuse, aspettative basse e poche opportunità.
Ma quella che per molti sarebbe stata una fine, per lei è diventata un punto di partenza. Dopo diverse esperienze imprenditoriali, Mirtha ha trovato la sua strada: trasformare la propria esperienza personale in un aiuto concreto per le famiglie che ogni giorno affrontano la fatica dell’assistenza a un proprio caro.
Oggi coordina una rete di centri Angelus con sedi a Rapallo, Sestri Levante, Chiavari, Milano, Gallarate e Bergamo, offrendo supporto nella ricerca e nella gestione di assistenti familiari. Il suo lavoro non è solo organizzativo. È, prima di tutto, umano.
“Incontro famiglie stanche, spesso sole, che non sanno da dove iniziare. Il mio compito è ascoltare, capire e accompagnarle nella scelta della persona giusta.”
In Italia oltre 1,5 milioni di anziani ricevono assistenza domiciliare, ma il bisogno reale è molto più ampio. Sempre più famiglie si trovano a gestire situazioni complesse senza un supporto adeguato, tra difficoltà economiche, burocrazia e mancanza di punti di riferimento. È proprio in questo contesto che il lavoro di Mirtha assume un valore ancora più importante.
Ma il suo percorso racconta anche un altro problema, spesso meno visibile: l’accesso al lavoro per le persone con disabilità. In Italia, infatti, lavora solo circa una persona con disabilità su tre. A livello europeo, invece, il dato sale a circa una su due.
Una differenza significativa, che evidenzia come il problema non sia solo legato alle capacità delle persone, ma alle opportunità e ai percorsi di inclusione. In molti casi, infatti, non mancano le competenze, ma le occasioni concrete per metterle in campo.
È anche per questo che la storia di Mirtha Barbetti assume un valore ancora più forte: dimostra come, anche partendo da condizioni di grande difficoltà, sia possibile costruire un percorso professionale e diventare un punto di riferimento per gli altri.
In questo scenario, il Consorzio Angelus rappresenta un esempio concreto di inclusione: a livello nazionale, nei propri uffici, impiega numerose persone appartenenti a categorie svantaggiate, offrendo opportunità reali di inserimento lavorativo e valorizzazione delle competenze.
Il modello Angelus si basa su un approccio personalizzato: ogni famiglia viene seguita passo dopo passo, con l’obiettivo di trovare non solo una figura professionale, ma la persona giusta per quella specifica situazione. Un equilibrio delicato, che richiede competenze, esperienza e soprattutto sensibilità.
“Non è solo un lavoro – spiega Mirtha – è qualcosa che conosco da dentro. So cosa significa avere bisogno di assistenza, e proprio per questo cerco ogni giorno di fare la differenza per chi si affida a noi.”
L’apertura del nuovo centro a Bergamo, in via Ghislandi Vittore 1, rappresenta un ulteriore passo in un percorso di crescita che unisce imprenditorialità e impegno sociale.
Una storia che racconta come, anche nelle condizioni più difficili, sia possibile costruire qualcosa di utile per gli altri. E, soprattutto, come dietro ogni servizio ci siano persone, relazioni e vite che meritano attenzione.
Per scoprire tutte le sedi sul territorio e conoscere nel dettaglio i servizi offerti, è possibile visitare il sito ufficiale: www.consorzioangelus.com
A cura di Spampinato Giusy M.Luisa