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L’avvocatura tra diritto, ascolto e umanità. Intervista a Maria Rivelli.


L’avvocatura tra diritto, ascolto e umanità. Intervista a Maria Rivelli. Immagine

Un’esperienza costruita sul campo

Maria Rivelli, avvocata da molti decenni, con oltre trent’anni di esperienza maturata sul campo, ha costruito il proprio percorso professionale attraverso la redazione di atti giudiziari e difese istruttorie, la frequentazione delle aule dei Tribunali italiani e il confronto quotidiano con persone, storie e situazioni profondamente diverse.

Nel corso degli anni ha imparato a interfacciarsi con le molteplici figure che operano nel mondo della giustizia, sviluppando una visione della professione che non si limita alla conoscenza delle norme o alla strategia processuale.

Per lei, l’attività dell’avvocato richiede anche capacità di ascolto, sensibilità, equilibrio e attenzione alla dimensione umana di ogni vicenda.

La lunga esperienza professionale si è intrecciata con quella personale e familiare. Aver cresciuto tre figli, oggi adulti e ben inseriti nel mondo del lavoro, rappresenta per lei un motivo di orgoglio e un elemento importante della propria identità. Un percorso che considera parte integrante della persona che è diventata, insieme alle competenze maturate negli anni di professione.

Il primo incontro: ascoltare prima di agire

Alla base di ogni rapporto professionale vi è, secondo la sua visione, un primo incontro fondamentale per comprendere la questione e individuare gli obiettivi da perseguire.

L’avvocato deve essere disponibile all’ascolto e il cliente, allo stesso tempo, deve comprendere l’importanza di fornire un racconto chiaro, completo e soprattutto sincero. Solo attraverso un confronto trasparente è possibile iniziare a costruire una strategia adeguata.

Tuttavia, il lavoro non termina al momento del colloquio. L’analisi di un caso prosegue anche dopo, attraverso lo studio, la riflessione e la ricerca di possibili collegamenti. A volte un articolo letto casualmente, una nuova interpretazione giurisprudenziale o un dettaglio incontrato durante la giornata possono offrire una prospettiva utile per affrontare una questione già esaminata.

L’esperienza le ha insegnato che il ragionamento giuridico non si esaurisce in un singolo momento, ma continua nel tempo, accompagnando l’avvocato anche oltre le mura dello studio.

L’avvocato e la dimensione umana della giustizia

Nel suo modo di intendere la professione, l’avvocato possiede anche alcune caratteristiche che possono ricordare quelle di uno psicologo.

Chi si rivolge a un legale spesso racconta aspetti molto personali della propria vita, talvolta difficili da condividere persino con i familiari. Questo accade in modo particolare nell’ambito del diritto di famiglia, dove la questione giuridica si intreccia frequentemente con aspetti etici, morali, affettivi e relazionali.

In questi casi, l’avvocato deve essere in grado di comprendere che ogni vicenda presenta molteplici sfaccettature. Ciò che una persona considera fondamentale potrebbe non essere percepito allo stesso modo dalla controparte o dal giudice.

Per questo è necessario accompagnare il cliente verso una lettura più ampia e realistica della situazione, senza alimentare aspettative che potrebbero rivelarsi difficili da concretizzare.

La capacità di ascoltare, comprendere e spiegare rappresenta quindi una parte essenziale del patrocinio legale. La competenza tecnica rimane indispensabile, ma deve essere accompagnata dalla consapevolezza che dietro ogni fascicolo vi sono persone, rapporti e conseguenze che possono durare nel tempo.

Prepararsi all’aula e affrontare la realtà del processo

L’ingresso in aula può essere un’esperienza complessa e, in alcuni casi, persino destabilizzante per chi non ha familiarità con il mondo giudiziario.

Per questo ritiene importante preparare i clienti a ciò che potrebbero incontrare. Nel diritto di famiglia, ad esempio, il confronto con il giudice e con le altre parti coinvolte mantiene un ruolo centrale. Entrare in aula può significare trovarsi di fronte all’ex coniuge, al legale della controparte e a un giudice che deve valutare una vicenda spesso articolata e ricca di documentazione.

Il rispetto reciproco è un principio che considera fondamentale. Gli avvocati svolgono il proprio lavoro tutelando interessi diversi, ma ciò non dovrebbe mai tradursi nella perdita del rispetto professionale.

Anche il cliente deve essere consapevole che il giudice potrebbe non conoscere, in quel preciso momento, ogni dettaglio della causa. Perizie e consulenze tecniche possono essere molto lunghe e complesse.

Diventa quindi essenziale arrivare preparati, rispondere con sincerità e comprendere il significato delle scelte che si stanno compiendo.

Mediazione e negoziazione: trovare una soluzione

Nel corso degli anni, il ruolo dell’avvocato si è evoluto anche attraverso la diffusione degli strumenti alternativi alla causa giudiziaria, come la mediazione e la negoziazione assistita.

Quando queste procedure hanno iniziato a svilupparsi, molti professionisti le hanno accolte con diffidenza, temendo che potessero ridimensionare il ruolo dell’avvocatura. Con il tempo, però, è emersa la loro capacità di offrire soluzioni più rapide e di ridurre l’intensità dei conflitti.

Secondo la sua esperienza, quando le parti e i rispettivi legali adottano un approccio corretto e responsabile, la mediazione può aiutare a individuare un punto di equilibrio in tempi più brevi.

Una transazione, naturalmente, non può soddisfare completamente tutte le persone coinvolte. Il suo valore risiede però nella possibilità di raggiungere una soluzione concreta, evitando talvolta anni di giudizio, costi elevati e un ulteriore deterioramento dei rapporti.

La mediazione può essere particolarmente efficace, ad esempio, nelle controversie condominiali, dove consente di attenuare le ostilità iniziali e di trovare risposte immediate. Analogamente, la negoziazione può offrire strumenti utili anche nella gestione delle separazioni.

In alcuni casi, scegliere una soluzione condivisa non significa rinunciare alla giustizia, ma valutare con lucidità ciò che è realmente possibile ottenere e quali conseguenze potrebbe avere una lunga causa.

La tecnologia e il nuovo modo di esercitare la professione

Il processo telematico ha rappresentato una svolta significativa per l’organizzazione degli studi legali e per la gestione delle attività giudiziarie.

Nel settore civile, la digitalizzazione ha reso più semplice l’accesso agli uffici, il deposito degli atti e l’organizzazione di numerosi adempimenti. Restano possibili problemi tecnici o rallentamenti dei sistemi, ma il cambiamento rispetto agli inizi della sua carriera è evidente.

Negli anni Novanta, molte attività richiedevano spostamenti continui, appuntamenti in presenza e tempi organizzativi più rigidi. Oggi, grazie agli strumenti digitali, è possibile accedere a numerosi servizi da remoto e programmare il lavoro in modo più efficiente.

La tecnologia ha però modificato anche i confini della professione. E-mail e comunicazioni certificate possono arrivare in qualsiasi momento, anche durante i fine settimana, e il lavoro rischia di diventare continuo.

Accanto ai vantaggi organizzativi, emerge quindi il bisogno di mantenere un equilibrio tra disponibilità, qualità del lavoro e vita personale.

Che cosa significa davvero fare giustizia

Definire il concetto di giustizia non è semplice. Per chi si rivolge a un avvocato, fare giustizia può significare ottenere ciò che si desidera o ricevere un risarcimento per un danno subito.

La realtà, però, è spesso più complessa.

Per questo il primo incontro assume un valore decisivo: permette di comprendere quale sia l’obiettivo del cliente e di valutare se sia concretamente raggiungibile. Le aspettative devono essere ascoltate e rispettate, ma anche confrontate con i tempi della giustizia, con le regole del diritto e con le possibili conseguenze di un percorso giudiziario.

Una causa molto lunga può portare a un risultato formalmente favorevole senza riuscire a restituire alla persona ciò che ha perduto. Il risarcimento può arrivare dopo molti anni, quando la vita è ormai cambiata e il significato stesso di quel risultato può essere percepito in modo diverso.

Ogni cliente, inoltre, ha esigenze proprie. C’è chi desidera portare avanti una battaglia fino in fondo e chi, invece, preferisce trovare una soluzione compatibile con le proprie aspettative per poter chiudere una fase difficile e riprendere il proprio cammino.

Il compito dell’avvocato è anche quello di aiutare la persona a comprendere quale sia il risultato più importante e quale strada possa essere più adatta alla sua situazione.

Una professione che insegna anche a vivere

Nel corso della carriera ha incontrato persone molto diverse tra loro e, in alcuni casi, il rapporto professionale si è trasformato in un legame di lunga durata.

Seguire un cliente per dieci o quindici anni significa condividere momenti complessi, difficoltà e cambiamenti. Non tutte le cause si vincono e non tutti i percorsi producono l’esito sperato. Tuttavia, anche dalle esperienze più difficili possono nascere insegnamenti importanti.

Alcuni clienti le hanno trasmesso nuovi modi di affrontare la vita e i problemi. Il confronto con le loro storie ha contribuito a rafforzare la convinzione che l’avvocato non debba limitarsi a sostenere una posizione a ogni costo.

Non ama l’idea di una professione esercitata con aggressività o con l’unico obiettivo di vincere. In particolare nelle controversie familiari, ottenere qualcosa in più nell’immediato potrebbe compromettere relazioni che continueranno a esistere nel tempo, come quelle tra ex coniugi o tra genitori e figli.

Per questo ritiene che un buon professionista debba anche essere capace di invitare alla riflessione, suggerire prudenza e aiutare il cliente a valutare le conseguenze delle proprie scelte.

A volte, la scelta più responsabile può essere fermarsi, rivalutare la situazione e cercare una soluzione che protegga non soltanto un interesse immediato, ma anche il futuro delle persone coinvolte.

La scrittura come spazio di libertà

Accanto alla professione forense, negli ultimi anni ha scoperto e coltivato una nuova passione: la scrittura.

Ha iniziato a dedicarsi a testi, racconti brevi e noir, trovando nella parola scritta un luogo diverso in cui osservare le persone, raccontare emozioni e dare forma all’immaginazione.

Un suo racconto è stato pubblicato in una raccolta dedicata all’amore e alle sue molteplici sfaccettature. Un’esperienza che rappresenta un importante punto di partenza e che alimenta il desiderio di scrivere con maggiore continuità.

Legge molto e considera la scrittura uno dei propri “sogni nel cassetto”: un progetto da approfondire e trasformare, nel tempo, in una presenza sempre più concreta nella propria vita.

Viaggi, cultura e ricerca della bellezza

La curiosità e il desiderio di scoperta accompagnano anche il suo tempo libero.

Ama viaggiare con la famiglia, sperimentare cucine diverse, assistere a spettacoli teatrali e dedicarsi alla lettura. Frequenta corsi di yoga e danza orientale, attività che rappresentano occasioni di benessere, movimento e crescita personale.

Tra i suoi desideri vi sono quello di approfondire le proprie passioni, viaggiare di più e riconsiderare alcune priorità.

Guarda con ammirazione a chi ha avuto il coraggio di cambiare direzione, spostando il proprio focus verso obiettivi capaci di trasformare la vita e di rendere le persone più realizzate, autentiche e felici.

Oggi cerca di seguire il proprio istinto e di mantenere uno sguardo positivo, senza smettere di cercare la bellezza nelle esperienze quotidiane.

Quella bellezza può trovarsi in un mercatino vintage, in un viaggio condiviso, in un libro o in uno spettacolo teatrale, magari tra le suggestive atmosfere di Siracusa.

È proprio in questa capacità di unire esperienza, ascolto, curiosità e desiderio di cambiamento che si riconosce il filo conduttore del suo percorso: una professionista del diritto che continua a osservare il mondo con attenzione, a interrogarsi sulle persone e a lasciare spazio a nuove possibilità.

A cura di Marzia Lazzerini


 

Maria Rivelli

Via della rocca n. 26 torino

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