Parliamo di un’area che si sta rapidamente affermando come priorità assoluta per i Consigli di Amministrazione delle imprese italiane: la governance dell’intelligenza artificiale. Molte aziende si accorgono oggi di aver già introdotto l’AI nei propri processi quotidiani — un agente virtuale per l’IT, un sistema di selezione automatizzata in ambito HR, o un modello predittivo in produzione — senza averne mai discusso formalmente i contorni e le implicazioni.
Questo scenario evidenzia una realtà ineludibile: il punto di partenza per affrontare il tema non è la norma, ma il rischio. L’intelligenza artificiale è entrata nelle organizzazioni dal basso, una funzione alla volta, generando un pericoloso scarto tra l’adozione operativa della tecnologia e la reale capacità di presidio da parte del management.
Il vero rischio per le aziende contemporanee non è “non avere l’AI”, bensì non avere il controllo dell’AI. Quando ognuno fa la propria parte ma nessuno possiede la mappa complessiva del sistema, si creano vuoti di governance che espongono l’organizzazione a tensioni con gli stakeholder e a rischi materiali sempre più frequenti.
Tra gli scenari critici più diffusi si osserva l’uso di assistenti generativi che producono numeri inventati per report destinati al CdA o citazioni inesistenti all’interno di pareri legali, fenomeni noti come allucinazioni. Altrettanto insidiosi sono i bias decisionali, come nel caso di sistemi di screening dei curricula che finiscono per penalizzare specifiche categorie, o il data leakage, che si verifica quando i dipendenti utilizzano piattaforme AI consumer trasmettendo inavvertitamente dati sensibili al provider. A questo si aggiunge il pericolo della dipendenza da vendor extra-UE per processi critici, unita al rischio che gli output generati violino i diritti d’autore di terzi.
Che si tratti di un’azienda manifatturiera che adotta un copilot per la produzione, di una società finanziaria alle prese con algoritmi di credit scoring o di un’organizzazione sanitaria che implementa sistemi di supporto decisionale, la domanda non deve essere “lo possiamo fare?”, ma “come lo facciamo con metodo?”.
Per strutturare un presidio solido e documentabile, è necessario integrare tre framework che solitamente vengono gestiti in modo separato. La spina dorsale di questo sistema è rappresentata dalla guidance internazionale COSO GenAI, essenziale per tradurre i principi del controllo interno, l’identificazione dei rischi e il monitoraggio nel contesto dell’AI generativa. Su questa solida base metodologica si innestano gli obblighi normativi: l’AI Act europeo, con le sue scadenze applicative cruciali a partire da agosto 2026, e la Legge 132/2025 per l’ordinamento italiano. Non farsi trovare pronti significa esporsi a sanzioni severissime, che per le violazioni più gravi possono raggiungere il 7% del fatturato globale.
La governance e il risk management non devono essere percepiti come un freno all’innovazione, ma come la condizione abilitante che permette di usare l’AI come vera e propria leva di efficientamento dei processi. Le organizzazioni più mature non si fermano alla difensiva: utilizzano il sistema di controllo interno per cogliere l’opportunità di ripensare l’azienda in totale sicurezza. Oggi, la vera differenza competitiva non è tra le imprese che usano l’AI e quelle che non la usano, ma tra le organizzazioni che la governano e quelle che la subiscono.
In questo delicato ecosistema opera Bielle Consulting, studio professionale con sede nel quartiere Isola di Milano (Via Thaon di Revel, 21) specializzato in Risk, Sustainability & Compliance. Fondato da Simona Bellavia e Giacomo Leone — le cui iniziali danno il nome alla società —, lo studio accompagna le imprese integrando la gestione del rischio, la sostenibilità, il sistema di controllo e la compliance normativa.
Entrambi i partner provengono da solide esperienze in contesti multinazionali, dove hanno gestito mandati complessi e stakeholder esigenti. Da questo background nasce un modello di lavoro dichiaratamente “sartoriale”: ogni intervento non parte mai da soluzioni preconfezionate, ma dal contesto e dai processi reali del cliente, identificando prima dove l’AI genera valore e introduce rischi, e declinando solo successivamente i presidi necessari.
Per i fondatori di Bielle Consulting, la consulenza non si esaurisce nella consegna di un rapporto cartaceo, ma consiste nella costruzione di una capacità strutturale che deve restare patrimonio dell’organizzazione. Proprio per garantire che la governance sia concreta e operativa, lo studio offre anche affiancamenti continuativi, assumendo incarichi diretti come Compliance Officer, Organismo di Vigilanza, Internal Auditor, Risk Manager e DPO.
Un approccio riassunto perfettamente nella frase identitaria dello studio: “Il successo è il vostro mestiere. I vostri rischi sono il nostro mestiere.”
Di fronte a un’evoluzione tecnologica così dirompente, la riflessione finale è d’obbligo: quando il vostro Consiglio di Amministrazione si interroga sull’Intelligenza Artificiale, sta parlando di tecnologia o di governance?
A cura di Spampinato Giusy M.Luisa