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Marianna Patricelli, Psicologa e Psicoterapeuta ad Avellino: una Vocazione nata dall’Ascolto


Marianna Patricelli, Psicologa e Psicoterapeuta ad Avellino: una Vocazione nata dall’Ascolto Immagine

La scelta di intraprendere la professione di psicologa nasce per la Dott.ssa Marianna Patricelli molto presto. Intorno ai quindici anni, infatti, ha iniziato a comprendere che la sua inclinazione naturale era quella di ascoltare gli altri, soprattutto nei momenti di difficoltà. Fin da giovanissima si soffermava ad ascoltare i racconti delle persone, le loro storie e in particolare le loro sofferenze emotive.

È proprio in quel periodo che ha maturato la consapevolezza che la sua missione professionale sarebbe stata quella di prendersi cura del dolore emotivo degli altri. Da questa intuizione è nato il percorso di studi che l’ha portata a iscriversi alla facoltà di Psicologia a Roma, trasformando una sensibilità personale in una professione dedicata all’aiuto e al supporto delle persone.

Creare uno spazio umano prima ancora che clinico

Secondo la Dott.ssa Patricelli, uno degli elementi fondamentali del lavoro terapeutico è la capacità di creare uno spazio umano prima ancora che clinico. Per lei la relazione con il paziente non può essere solo tecnica o accademica, ma deve basarsi su autenticità, passione e partecipazione emotiva.

Molti professionisti possiedono una preparazione estremamente solida dal punto di vista teorico, ma talvolta rischiano di risultare troppo distanti o accademici. La Dott.ssa Patricelli, invece, considera essenziale mettere a proprio agio la persona che si ha di fronte, affinché possa sentirsi accolta e compresa.

Nel suo approccio terapeutico, il setting diventa uno spazio intimo e protetto in cui il paziente può sentirsi libero di aprire il proprio cuore, sapendo di trovare dall’altra parte una persona capace di ascoltare con rispetto e senza giudizio.

La fiducia come base del percorso terapeutico

Per iniziare un percorso psicoterapeutico è fondamentale creare un clima di fiducia. Le persone che decidono di intraprendere questo cammino spesso portano con sé paure e resistenze: la paura del giudizio, il timore di essere fraintesi o la difficoltà di confrontarsi con parti di sé che risultano più complesse o dolorose.

A questo si aggiunge ancora oggi un retaggio culturale che porta alcune persone a guardare con diffidenza alla figura dello psicologo, talvolta ridotta allo stereotipo dello “strizzacervelli”. Consegnare le proprie fragilità nelle mani di qualcuno può spaventare, soprattutto quando significa affrontare anche quelle parti di sé che si tende a evitare o a non accettare.

Eppure, proprio in questo confronto può nascere la possibilità di crescita. La psicoterapia rappresenta infatti uno strumento importante non solo per affrontare momenti di difficoltà, ma anche per evolvere e conoscersi più profondamente.

Un cambiamento culturale nelle nuove generazioni

Negli ultimi anni si sta osservando un cambiamento significativo nell’atteggiamento verso la psicologia e la psicoterapia. Le nuove generazioni, infatti, mostrano una maggiore apertura verso questi percorsi e sono sempre più disposte a chiedere aiuto quando ne sentono il bisogno.

Questo rappresenta un passo importante verso una maggiore consapevolezza del benessere psicologico, considerato sempre più come parte integrante della salute della persona.

Il coraggio di chiedere aiuto

Secondo la Dott.ssa Patricelli, sedersi per la prima volta sulla poltrona di uno psicologo richiede certamente coraggio. Tuttavia, è proprio quel gesto a rappresentare il primo passo verso un possibile cambiamento.

Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, né qualcosa di cui vergognarsi. Al contrario, è un atto di consapevolezza e di umiltà, che dimostra la capacità di riconoscere una difficoltà e il desiderio di affrontarla per migliorare la propria vita.

La ricchezza dello scambio umano

Nel lavoro terapeutico non è solo il paziente a ricevere qualcosa. La Dott.ssa Patricelli racconta infatti come ogni incontro rappresenti anche per lei una forma di grande arricchimento umano. Ogni persona che entra nel suo studio porta con sé il proprio mondo interiore: emozioni, vissuti, fragilità, speranze. Accogliere questi aspetti più profondi dell’essere umano è per lei un grande privilegio.

Per questo motivo considera il suo lavoro una vera e propria ricchezza: poter accompagnare una persona nel momento in cui decide di mostrarsi nella sua autenticità più profonda è un’esperienza che definisce straordinaria. Ed è proprio per questo che afferma con convinzione che non cambierebbe mai questa professione.

A cura di Marzia Lazzerini

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