Tania Giustini racconta di aver «toccato il tappeto». Solo che, sotto di lei, non c’era un tappeto ma un pavimento. E si è fatta malissimo.
Era un momento delicato, uno di quelli in cui la vita sembra pesare di più, e lei lo stava vivendo da sola. Continuava però ad allenarsi, giorno dopo giorno, perché il movimento era da sempre il suo modo di liberare la mente e scaricare la rabbia.
Poi, durante una lezione, un bambino le chiese una correzione. Alla fine le disse semplicemente: «Grazie, maestra».
Una parola apparentemente piccola che, per Tania, segnò l’inizio di qualcosa.
«Ho iniziato semplicemente facendo qualcosa che mi faceva stare bene. Poi, piano piano, ho capito che non riguardava più solo me.»
Da lì nasce l’idea di trasformare ciò che lo sport aveva rappresentato per lei in qualcosa da trasmettere agli altri.

Lo sport nella vita di Tania c’era molto prima di quella sera.
Ha iniziato con il calcio, arrivando anche a giocare in Serie B. Poi sono arrivati la sala pesi, il bodybuilding, la preparazione atletica e otto anni di competizioni nel mondo bikini.
Negli anni si è avvicinata anche alla boxe, trovando nei suoi movimenti qualcosa che andava oltre l’allenamento fisico: concentrazione, energia e sfogo.
Lo sport, racconta, è sempre stato il luogo in cui sentirsi libera, presente e forte, anche nei momenti più complicati. Un posto in cui riuscire a sentirsi libera anche dai pregiudizi.

Dopo quel periodo Tania ha iniziato a formarsi, seguire corsi e conseguire attestati.
Non si presenta come pugile professionista e non ha mai fatto match. Il suo progetto nasce volutamente con un altro obiettivo.
Tania FitBoxing è un metodo di allenamento fitness che unisce lavoro funzionale, cardio, HIIT, esercizi per glutei e parte superiore del corpo, shadow boxing, sacco, tecnica di base e lavoro ai paracolpi.

La tecnica viene spiegata e corretta, ma inserita all’interno di un contesto non agonistico, accessibile anche a chi non ha mai indossato un paio di guantoni.
«Non è solo boxe.»
Per Tania il punto non è trasformare le donne in pugili, ma utilizzare alcuni strumenti della boxe per costruire un allenamento dinamico, intenso e soprattutto capace di farle sentire più sicure.
Tania FitBoxing è rivolto esclusivamente alle donne.
Non perché la presenza maschile venga considerata un problema, ma perché Tania voleva creare uno spazio in cui una donna potesse sentirsi completamente libera dal confronto e dal giudizio.
«Volevo creare un posto dove una donna potesse sentirsi libera.
Libera di sbagliare, di ridere, di sfogarsi.
Senza competizione. Senza sentirsi giudicata.»
Una scelta che è diventata parte integrante dell’identità del progetto.
Ci sono donne che arrivano senza essersi mai allenate, altre che hanno paura di non essere abbastanza coordinate, abbastanza allenate o, semplicemente, “abbastanza”.
Qui, racconta Tania, non devono dimostrare niente a nessuno.

Le lezioni durano circa cinquanta minuti e sono costruite per cambiare continuamente ritmo e stimolo.
Si alternano circuiti cardio, HIIT, lavoro funzionale, Tabata con focus su glutei, addome e spalle, esercizi al sacco e tecnica pugilistica di base.
Poi arriva uno dei momenti più caratteristici dell’allenamento.
Le luci della sala si abbassano e rimangono accesi i LED rossi, ormai diventati uno degli elementi riconoscibili di Tania FitBoxing.
Parte la musica e si lavora con shadow boxing e combinazioni.
Gli ultimi minuti sono dedicati ai guantoni e ai paracolpi. Tania li tiene direttamente, lavorando con le allieve in round e correggendo postura, movimenti e combinazioni.
Il livello viene adattato alla persona: chi arriva per la prima volta parte dalle basi, mentre chi ha maggiore esperienza può aumentare ritmo, intensità e complessità.
L’obiettivo non è il combattimento, ma allenarsi utilizzando movimenti ispirati alla boxe all’interno di un vero e proprio contesto fitness, ad alta intensità e ad alto dispendio energetico.
È spesso negli ultimi round che l’allenamento cambia.
La fatica aumenta, la concentrazione si sposta e molte donne smettono di pensare a quello che accade fuori dalla sala.
Stress, giornate difficili, rabbia e stanchezza: per cinquanta minuti rimangono fuori.
«Perché ognuna di noi arriva con la propria storia.»
Negli ultimi minuti, racconta Tania, spesso le donne tirano fuori tutto. C’è chi piange, chi scarica la rabbia legata a un tradimento, a un rapporto difficile, ai figli o a situazioni di abbandono. Dolori e storie che soltanto loro conoscono.
E la musica accompagna quel momento, colpo dopo colpo.
Non si tratta di sostituire un percorso psicologico né di attribuire all’allenamento un ruolo terapeutico. È semplicemente uno spazio in cui il movimento permette, per qualche minuto, di concentrarsi esclusivamente su se stesse e, a volte, di ritrovare una forza che avevano dimenticato di avere.
Alla base del metodo ci sono tre principi semplici: non giudicare, divertirsi e cercare ogni giorno di migliorare il proprio meglio.
La prima cosa che Tania dice alle sue allieve è proprio questa: divertirsi.
Non devono essere perfette. Devono potersi sentire loro stesse.

Il simbolo del progetto è una pantera.
Compare nel logo, sulle magliette e nella comunicazione del brand.
«Non sono ragazze, siamo Pantere», dice Tania.

A cura di Luana M. Cordella
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