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Privacy 2.0: Insegnare ai ragazzi a proteggere i dati personali digitali, un clic alla volta


Privacy 2.0: Insegnare ai ragazzi a proteggere i dati personali digitali, un clic alla volta Immagine

Elena Maderna è una mamma di due adolescenti e da vent’anni lavora nel mondo della protezione dei dati personali digitali come Head of Data Protection.

“Ho visto il digitale cambiare tutto: dai vecchi floppy disk ai social media che oggi dominano la vita dei miei figli e anche la nostra”.

Ogni giorno vediamo i ragazzi immersi nei loro smartphone, tra TikTok, Instagram e chat social, e i genitori si preoccupano. Elena Maderna, come esperta, sa quanto sia facile, con un clic, condividere più di quanto si vorrebbe.

La privacy non è solo un tema da esperti: è una questione che tocca il cuore di ogni famiglia. Insegnare ai ragazzi a proteggere i loro dati è una sfida che le sta a cuore, sia come mamma che come professionista, e che crede sia una missione per tutti noi.

Social media: un mondo che cattura, ma nasconde rischi

I social media sono il mondo dei ragazzi. Postano foto, condividono storie, mettono “mi piace” senza pensarci troppo. Ma dietro ogni azione c’è una raccolta di dati: cosa gli piace, dove sono, persino come muovono il viso in un filtro. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha indicato che oltre il 60% dei minori italiani usa regolarmente almeno un social media, spesso senza capire che i loro dati finiscono in mano a chi fa pubblicità o, peggio, a chi non dovrebbe averli.

Da mamma, Elena, vede i suoi figli entusiasti di condividere un pezzetto della loro vita online. Ma come esperta sa che molte app chiedono accesso a contatti, posizione o fotocamera senza motivo. Parlare di questi rischi senza spaventarli, ma facendogli capire cosa c’è in gioco, è il primo passo per renderli più attenti.

Scuole e campagne: la privacy si impara insieme

Per fortuna, non siamo soli. In Italia, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha lanciato molte iniziative presenti proprio nella sezione “Minori” dell’Autorità proprio per poter spiegare in modo semplice i loro diritti. Sono campagne che usano video e linguaggi semplici per spiegare ai giovani cosa significa dare il consenso o proteggere i propri dati.

Nelle scuole italiane, l’educazione civica digitale sta prendendo piede. Non sono solo regole: queste iniziative insegnano ai ragazzi a farsi domande, tipo “perché questa app vuole sapere dove sono?” o “chi vede questa foto?”.

Consigli pratici per un web più sicuro

Controllare la privacy sui social: Spiegare ai ragazzi come rendere privato un profilo o limitare chi vede i loro post. Su Instagram, ad esempio, possono decidere chi guarda le loro storie. È una cosa semplice, ma fa la differenza. Controllare insieme ad adulti le impostazioni

Riconoscere le trappole online: Le fake news spesso nascondono tentativi di rubare dati. Insegnare come controllare se un sito è affidabile, magari guardando l’URL o cercando conferme altrove. È un modo per renderli più svegli, non solo più sicuri.

Proteggersi dai furti di identità: esempio password forti e autenticazione a due fattori. Parlarne insieme ad adulti ed esperti.

Famiglie e scuole: un lavoro di squadra

Le scuole sono fondamentali, ma la privacy si impara soprattutto a casa. Il consiglio di Elena è cercare di trovare momenti per parlare di quello che fanno online. Non è facile: gli adolescenti vogliono il loro spazio, e a volte rispondono con un “mamma, lascia stare”.

Le scuole possono fare tanto, ad esempio con laboratori che trasformano la privacy in un gioco. Negli anni Elena Maderna ha aiutato qualche insegnante a creare attività così, e vedere i ragazzi partecipare con entusiasmo è una soddisfazione enorme. Se scuole e famiglie lavorano insieme, si possono costruire una rete che protegge i ragazzi e li rende più consapevoli.

Un futuro più libero, un clic alla volta

Dopo vent’anni a lavorare sulla protezione dei dati, Elena è fermamente convinta che la privacy sia un diritto che dà forza. Come mamma, vorrebbe che i suoi figli crescano in un mondo dove possono usare i social, divertirsi e connettersi senza paura. Educarli alla privacy non significa mettergli limiti, ma dargli il potere di scegliere cosa condividere e con chi.

Ogni chiacchierata, ogni lezione a scuola, ogni campagna di sensibilizzazione è un passo verso un futuro in cui i nostri ragazzi non solo usano il digitale, ma lo vivono con consapevolezza. Perché proteggere i propri dati non è solo una questione di sicurezza: è un modo per essere liberi, oggi e domani.

A cura di Marzia Lazzerini

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