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Quando la terapia parla anche con la coda: Antiniska Fumo tra logopedia e cane co-terapeuta


Quando la terapia parla anche con la coda: Antiniska Fumo tra logopedia e cane co-terapeuta Immagine

Ci sono storie professionali che sembrano linee rette: si studia, si inizia a lavorare, si cresce. E poi ci sono quelle che fanno curve, soste forzate, cambi di strada e ritorni inattesi.

La storia di Antiniska Fumo, logopedista e coadiutore del cane, appartiene felicemente alla seconda categoria: quella delle professioniste che non hanno paura di rimettersi in discussione e di inventare un nuovo modo di stare dentro la propria vocazione.

Antiniska inizia a lavorare come logopedista nel 2007, tra poliambulatori e un grande ospedale di Milano. È un lavoro intenso, pieno di relazioni, di voci, di storie. Poi un evento inatteso la costringe a fermarsi: la salute chiede una pausa che non aveva scelto.

Per cinque anni la logopedia esce dalla sua quotidianità, ma non dalla sua identità. Nel frattempo, lavora in un contesto completamente diverso, il mondo dell’office management in una concessionaria pubblicitaria. Una vita fatta di scadenze, planning, organizzazione. Una vita che funziona… finché arriva il Covid. E con lui, il tempo delle domande che non puoi più rimandare.

“Mi vedevo davvero a 60 anni fare questo?” — la sua risposta, onesta e immediata, è stata “no”.

È da quel “no” che ricomincia tutto.

Il rientro in una logopedia cambiata. E una domanda fondamentale: come faccio a rientrare senza essere una fra le tante?

Il settore, nel frattempo, si è popolato: più professionisti, più studio, più concorrenza, più comunicazione. Antiniska sente che rientrare “come prima” non sarebbe stato né giusto né efficace. Serve qualcosa di autentico, che non sia una moda, ma un valore clinico reale.

Ed è qui che entra in scena Ettore, golden retriever di quattro anni, oggi suo partner di lavoro nelle sedute integrate. Non è un accessorio, né un “effetto wow”. È un co-regolatore, un facilitatore emotivo e relazionale che interviene su aspetti cruciali della terapia: motivazione, disponibilità, ansia, attenzione, fiducia.

E non perché “i cani sono carini”, ma perché la pet therapy è una disciplina strutturata, con protocolli, formazione specifica e un metodo scientifico. Antiniska si forma come coadiutore del cane, ottiene il diploma riconosciuto dalla Regione Lombardia e integra questa competenza nella logopedia con rigore professionale.

Cosa succede davvero in una seduta con logopedista + paziente + cane

La scena potrebbe sembrare semplice: un bambino che parla, un cane che ascolta, un professionista che guida. Ma dentro quella semplicità si muovono dinamiche potentissime.

Infatti, la presenza del cane abbassa l’ansia di prestazione. Rende più naturale il contatto visivo; aumenta la motivazione; sblocca tempi di attenzione più lunghi. Rende la relazione terapeutica più fluida e meno “prestazionale”.

E tutto questo vale sia per i bambini con disturbi del linguaggio, difficoltà comunicative, disturbi dello spettro autistico, sia per gli adulti con disturbi post-ictus, afasie, decadimento cognitivo, difficoltà comunicative progressive.

Ettore non “fa” la terapia. Ettore modifica il campo emotivo in cui la terapia accade.

Un caso che fa capire tutto

Antiniska racconta spesso un episodio: un bambino che in seduta faticava a parlare, a esprimersi, a tollerare il proprio errore. Ecco, quel giorno Ettore poggia semplicemente il muso sulle sue ginocchia. L’attenzione del bambino cambia, il tono emotivo si abbassa. E in quello spazio nuovo, possibile, arrivano parole che non erano mai arrivate prima.

“Senza il cane, quella finestra non si sarebbe aperta” — racconta Antiniska.

Ettore, oggi: il maestro inconsapevole

Quando le si chiede cosa stia imparando oggi da Ettore, la risposta sorprende: “La differenza tra controllare e accompagnare. Tra chiedere e invitare. Tra guidare e permettere”.

Lo dice con una calma che arriva da anni di lavoro sul campo. Perché in fondo è questo che un cane insegna, ogni giorno: presenza, fiducia, coerenza. Tre ingredienti che, messi dentro una seduta logopedica, diventano cura.

Un ritorno che non è un ritorno, ma una rinascita

Quella di Antiniska Fumo non è la storia di una logopedista che ha “aggiunto un cane”. È la storia di una professionista che ha reinventato il proprio modo di curare, portando nella stanza un alleato speciale — ma soprattutto portando una nuova visione: la terapia come relazione viva, non come performance.

Ed è per questo che oggi il suo lavoro non colpisce solo chi lo osserva. Lo trasforma.

A cura di Spampinato Giusy M.Luisa

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