Raffaella Scattolon, creativa immobiliare e titolare di Più Agenzia Immobiliare, racconta la sua visione di un settore in continua trasformazione, dove il valore di una proprietà non si misura più soltanto in metri quadrati, posizione e quotazioni di mercato.
Con un solido background nell’amministrazione e nella gestione aziendale, Scattolon porta nel mondo immobiliare uno sguardo strategico e multidisciplinare, capace di leggere i cambiamenti sociali, le nuove esigenze abitative e le opportunità ancora inesplorate dei territori.
Dalla valorizzazione di immobili e spazi inutilizzati ai nuovi modelli dell’housing, dalla silver economy alla sostenibilità, fino alla dimensione più intima della casa come luogo di vita e di relazione: una conversazione che parte dal real estate per arrivare a una domanda più ampia. Come cambierà il nostro modo di abitare e quale valore avranno le case di domani?
Si definisce una nuova realtà nel settore immobiliare, nata con l’obiettivo di portare nel mercato un approccio differente, più globale e lungimirante. Il suo percorso professionale parte da un solido background nell’amministrazione e nella gestione aziendale, una formazione che le ha permesso di sviluppare una particolare capacità di analizzare i numeri, anticipare i trend e, soprattutto, mettere in relazione idee, persone e opportunità.
È proprio questa visione strategica a permetterle di guardare oltre il semplice immobile. Un edificio non è necessariamente destinato a conservare per sempre la funzione per cui è stato costruito: una vecchia fabbrica dismessa, per esempio, può trasformarsi in una struttura dedicata al senior living; uno spazio inutilizzato può diventare un piccolo quartiere capace di accogliere famiglie, lavoratori e anziani autosufficienti, con servizi condivisi; una vecchia cascina può tornare a vivere attraverso un nuovo progetto capace di rispettarne l’identità e, allo stesso tempo, rispondere alle esigenze contemporanee.
Il suo lavoro si rivolge a due mondi apparentemente diversi ma accomunati dalla necessità di una visione strategica. Da una parte ci sono investitori e sviluppatori immobiliari, alla ricerca di opportunità e di asset che possano trasformarsi in progetti economicamente e socialmente sostenibili. Dall’altra ci sono famiglie e privati che affrontano una transizione importante della propria vita, come l’acquisto o la vendita della casa, dove la componente economica deve necessariamente incontrare una profonda sensibilità umana.
Alla base della sua filosofia ci sono luoghi capaci di unire, esperienze che facciano sentire davvero a casa e spazi in grado di creare comunità e relazioni autentiche. L’obiettivo è generare benessere e valori condivisi, costruendo un valore destinato a durare nel tempo.

Uno dei concetti centrali della sua visione riguarda il significato stesso di investimento immobiliare. Il valore di una proprietà, infatti, non dovrebbe essere considerato soltanto in relazione a ciò che rappresenta oggi, ma anche rispetto a ciò che potrà generare domani.
Investire nel mattone, secondo questa prospettiva, non significa semplicemente acquistare uno spazio fisico e aspettare che il suo prezzo aumenti. Significa acquistare la capacità di quell’immobile di generare e mantenere valore nel tempo: in una parola, la sua resilienza.
Tecnologie, modalità di lavoro e stili di vita cambiano rapidamente. Un immobile che fino a pochi anni fa poteva essere considerato perfetto rischia di perdere attrattività se non possiede caratteristiche capaci di adattarsi al cambiamento: efficienza energetica, flessibilità, modularità degli spazi, possibilità di rispondere anche a nuove modalità di lavoro come lo smart working e, naturalmente, una posizione inserita in un territorio capace di mantenere la propria attrattività.
La prospettiva, quindi, deve necessariamente allungarsi. Un buon investimento non è soltanto quello che risponde alla domanda di oggi, ma quello capace di intercettare la domanda che potrebbe esistere tra dieci anni in quello stesso territorio.
Tra i fattori destinati ad assumere un peso sempre maggiore c’è anche la vulnerabilità climatica. Ondate di calore, precipitazioni intense e fenomeni meteorologici estremi rendono necessario ripensare il rapporto tra edifici, territorio e ambiente.
In quest’ottica, un immobile dovrebbe essere progettato come un organismo capace di affrontare le sfide del futuro e di instaurare un rapporto più equilibrato con la natura.
Isolamento termico, spazi verdi capaci di contribuire alla riduzione delle temperature, corretta progettazione e attenzione alla posizione rispetto alle caratteristiche del territorio, comprese le eventuali aree soggette ad allagamenti, diventano elementi sempre più importanti anche quando si parla di valore immobiliare.
La sostenibilità, quindi, non è soltanto una questione ambientale o etica, ma diventa anche un elemento concreto della capacità di un immobile di conservare il proprio valore nel tempo.
Social housing, silver economy, sostenibilità e nuove esigenze abitative non appartengono più a un futuro lontano. Sono già parte della realtà del mercato immobiliare.
Per comprenderne la portata, secondo la sua visione, è necessario smettere di osservare esclusivamente i metri quadrati e iniziare a guardare le persone. Il mercato immobiliare è infatti lo specchio di una società che cambia e che presenta esigenze differenti in relazione alle diverse fasi della vita.
Un esempio significativo è quello della Silver Economy. L’Italia è tra i Paesi più longevi e gli over 65 di oggi sono spesso persone attive e autosufficienti. Non necessariamente cercano una tradizionale casa di riposo: possono avere invece bisogno di appartamenti indipendenti inseriti in contesti dotati di servizi condivisi, assistenza di prossimità, domotica e assenza di barriere architettoniche.
Parallelamente cambiano anche le esigenze dei nuclei familiari. Famiglie meno numerose, single e giovani cercano maggiore flessibilità, spazi ottimizzati e servizi integrati, come il co-working all’interno dei condomini.
Anche la sostenibilità assume un significato concreto: non è soltanto un’etichetta ecologica, ma può tradursi in un maggiore rispetto per l’ambiente e, allo stesso tempo, in un risparmio reale sui consumi e sulle bollette.
Un altro fenomeno destinato a incidere sul mercato è quello della cosiddetta Generation Rent, composta da giovani e meno giovani che, per diverse ragioni, privilegiano la mobilità rispetto alla proprietà.
In Italia milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni vivono ancora con i genitori oppure in affitto. È un fenomeno che impone di ripensare il modo stesso in cui vengono progettati gli spazi abitativi.
La necessità, secondo questa prospettiva, è quella di analizzare i grandi cambiamenti sociali con una visione globale, per poi tradurli in soluzioni concrete a livello locale.
È qui che il lavoro nel settore immobiliare assume quasi la dimensione di una lettura sociologica del territorio: intercettare le esigenze delle persone, comprendere come cambiano gli stili di vita e trasformare queste informazioni in opportunità progettuali.
In questo scenario emerge il concetto di housing adattivo. Le abitazioni del futuro potrebbero essere sempre meno rigide e sempre più capaci di evolvere insieme a chi le abita. Un esempio sono i cosiddetti “bilocali flexi”, progettati con spazi e perimetri capaci di modificarsi, espandersi o restringersi in base alle diverse fasi della vita.
L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: fare in modo che sia la casa ad adattarsi alla persona, e non la persona a dover cambiare casa ogni volta che cambia la propria vita.
La qualità della vita sta assumendo un peso sempre maggiore nella scelta di una casa e, di conseguenza, nella percezione del suo valore.
La pandemia ha accelerato un processo già in corso: la casa non è più soltanto un luogo in cui dormire, ma è diventata il centro del benessere psicofisico quotidiano.
Anche il concetto di lusso è cambiato. Oggi spazio, silenzio, luce e rapporto con la natura possono avere un valore superiore rispetto a elementi tradizionalmente associati al prestigio, come materiali particolarmente pregiati o dotazioni accessorie.
Un principio che sintetizza bene questa visione è quello secondo cui una piscina, per esempio, può essere aggiunta successivamente a una proprietà; lo spazio, invece, se non esiste, non può essere creato con la stessa facilità.
Una casa che permette di vivere bene, dunque, assume un valore che va oltre quello puramente estetico o patrimoniale.
Molte persone aspettano il fine settimana o le vacanze per allontanarsi dal caos, dalla frenesia e dall’inquinamento acustico e atmosferico delle grandi città. Ma questa visione porta a una domanda più ampia: perché il benessere dovrebbe essere confinato ai momenti di pausa?
I grandi centri urbani continuano a offrire connessioni e servizi difficilmente replicabili. Allo stesso tempo, però, la digitalizzazione e una maggiore facilità negli spostamenti stanno rendendo più accessibile la possibilità di vivere in centri minori o in contesti rurali senza rinunciare completamente alle opportunità offerte dalle città.
Questa scelta può permettere di costruire reti relazionali di valore e, soprattutto, di beneficiare quotidianamente di un rapporto più diretto con la natura.
La letteratura scientifica ha ampiamente studiato gli effetti dell’esposizione agli ambienti naturali sul benessere, evidenziando associazioni con la riduzione dello stress, il miglioramento del benessere percepito e, in diversi studi, anche della qualità del sonno e della capacità di recupero psicofisico.
In questa prospettiva, il vero work-life balance non riguarda soltanto il numero di ore lavorate o la flessibilità prevista da un contratto. Può significare anche svegliarsi al mattino, guardare fuori dalla finestra e trovare già intorno a sé un ambiente capace di favorire equilibrio e rigenerazione.
Comprare casa, quindi, non è soltanto un’operazione finanziaria: è anche una forma di progettazione del proprio stile di vita.
Nel rapporto con i clienti emerge però un’altra dimensione, forse ancora più profonda: quella emotiva.
Ogni patrimonio immobiliare racchiude infatti un patrimonio sentimentale impossibile da quantificare economicamente. Dietro ogni compravendita ci sono storie personali, ricordi, relazioni e momenti importanti della vita.
Per questo la scelta del professionista che accompagna una persona durante una compravendita assume un’importanza particolare.
Il suo ruolo, nella sua visione, non consiste semplicemente nell’incrociare domanda e offerta. Significa piuttosto accompagnare le persone durante una transizione di vita, aiutandole a passare da un capitolo della propria storia al successivo.
Ogni giorno si trova così ad ascoltare i racconti dei clienti: perché hanno acquistato quella casa, quale vita vi hanno costruito, quali ricordi vi sono legati, perché hanno deciso di venderla e, talvolta, quanto sia difficile prendere questa decisione anche quando è necessaria.
L’ascolto diventa quindi uno strumento professionale. Più informazioni si hanno sulla persona, sulle sue esigenze e sulla sua storia, maggiore è la possibilità di individuare una soluzione realmente adatta alle sue necessità.
Accanto alla gestione dei valori materiali, c’è dunque un’attenzione altrettanto importante verso quelli immateriali.
Alla sostenibilità ambientale ed economica si aggiunge quello che definisce un concetto di “sostenibilità emotiva”: la capacità di tutelare l’aspetto economico di una transazione senza dimenticare la dimensione umana che la accompagna.
È una prospettiva che porta a considerare l’immobiliare non soltanto come un mercato di beni, ma come un settore profondamente legato alle persone, ai territori e ai cambiamenti della società.
Il futuro dell’immobiliare, in questa visione, non passa quindi soltanto dalla capacità di valorizzare un immobile. Passa dalla capacità di comprendere ciò che accade intorno a quell’immobile: come cambiano le persone, come evolvono i territori, quali saranno i bisogni di domani e quale tipo di vita gli spazi potranno contribuire a costruire.
Perché il valore di una casa, alla fine, non si misura soltanto in metri quadrati o in una cifra sul mercato. Si misura anche nella sua capacità di continuare a essere significativa, utile e vivibile nel tempo.
A cura di Marzia Lazzerini