“Scrivere storie è un po’ come raccontare delle storie, che ci affascinano, che ci colpiscono per come si svolgono e anche un po’ per come finiscono”.
Clara Spagnolo ha iniziato a scrivere ovviamente sui banchi scuola, quando si doveva raccontare un episodio storico e commentarlo. “Mi hanno sempre affascinato le storie che quasi nessuno conosceva oppure quelle nelle quali non si davano per scontato i finali. Mi sono divertita poi negli anni, anche a cambiare i finali delle favole, delle leggende e anche delle tragedie raccontate da diversi scrittori, sia italiani che stranieri”.

L’arte di sorprendere con finali inattesi
A Clara piace capovolgere il punto di vista, scardinare il pensiero comune e spiazzare con colpi di scena inattesi. Nelle sue storie non esita a cambiare il finale, soprattutto quando percepisce che sta per essere indovinato, trasformando così la scrittura in un gioco di astuzie con il lettore o lo spettatore, che raramente riesce a prevedere l’esito.
Prima di dedicarsi a questa dimensione creativa, ha svolto un ruolo tutt’altro che leggero: è stata ispettrice del lavoro, occupandosi di indagini su infortuni gravi o mortali accaduti nei luoghi di lavoro. Un incarico che la portava a redigere pagine dettagliate per la Procura della Repubblica, affinché venissero istruiti i processi nei confronti dei responsabili di omicidi colposi.
Oggi, quel rigore e quella capacità di osservare da più angolazioni continuano a emergere anche nella scrittura, dove l’indagine si trasforma in gioco narrativo e il finale resta sempre sorprendente.

Terminata la carriera lavorativa e giunta alla meritata pensione, ha scelto di dedicarsi a una grande passione: raccontare storie a sfondo giallo e poliziesco, arricchite da scene ironiche e divertenti, sempre animate da numerosi colpi di scena. In seguito ha trasformato questi racconti in sceneggiature per mettere in scena i celebri “Delitti in Biblioteca”, ispirati in parte alle “Cene con Delitto”.
Per realizzarli ha coinvolto attori e attrici formatisi nelle scuole del territorio rhodense, dove risiede, dando vita a spettacoli particolari che includevano anche la partecipazione del pubblico. Quest’ultimo, infatti, era chiamato a indovinare l’assassino, ad aiutare il commissario a risolvere l’omicidio e, soprattutto, a tentare di smascherare il colpevole prima dell’immancabile colpo di scena finale.
Dal giallo alla realtà: raccontare la tragedia degli infortuni sul lavoro
Dopo aver scritto e sceneggiato diversi “Delitti in Biblioteca”, ha deciso di affrontare un tema a lei particolarmente caro: quello degli infortuni mortali sul lavoro, materia di studio e impegno professionale per molti anni.
Il nuovo progetto prende la forma di un testo che richiama le atmosfere del giallo e dell’indagine poliziesca. Al centro della storia ci sono i personaggi dell’Ispettorato, alle prese con mille difficoltà nel contrastare la mancanza di sicurezza negli ambienti di lavoro e nel raccontare al pubblico come si svolgono, e soprattutto come si concludono, i processi giudiziari a carico degli indiziati.

Pur trattando di tragedie reali, la narrazione non rinuncia a leggerezza e ironia, intrecciate al suo vissuto professionale. È un modo per stimolare riflessione, sollevare domande e, forse, accendere discussioni su un dato allarmante: ancora oggi, circa mille persone all’anno perdono la vita sul lavoro. Un vero e proprio bollettino di guerra, che racconta la lotta quotidiana contro la mancanza di controlli e l’infinita burocrazia che pesa sul mondo del lavoro e sul modo in cui le Istituzioni scelgono di affrontarlo.
A cura di Marzia Lazzerini