La musica, spesso, nasce lontano dai grandi teatri. Nasce nei luoghi della quotidianità, nelle bande di paese, nelle prime lezioni pomeridiane, nei suoni che accompagnano la vita di una comunità.
È proprio lì che prende forma il percorso musicale di Simone Delbene: a Borgo d’Ale (in provincia di Vercelli) grazie alla banda del paese, senza la quale non avrebbe mai iniziato questo cammino.
A quella realtà deve le prime esperienze musicali, il primo contatto con uno strumento e la scoperta di un linguaggio capace di unire le persone. Per Simone Delbene un ringraziamento speciale va al suo primo Maestro, Giovanni Paniale, che lo ha guidato nei primi passi trasmettendogli non solo le basi musicali, ma soprattutto il valore umano del fare musica insieme.
Lo studio della tromba è stato il primo vero passo consapevole per Simone Delbene. Uno strumento che insegna disciplina, ascolto, controllo del respiro e rigore quotidiano. In questo cammino sono stati fondamentali i Maestri Fabrizio Patrucco, Mario Bracalente e Alberto Brini e Mario Bracalente, quest’ultimo una figura centrale: “A lui devo moltissimo, non solo dal punto di vista tecnico e musicale, ma anche per l’esempio umano, la dedizione e la capacità di trasmettere un’idea alta e responsabile del mestiere del musicista”.
Parallelamente cresceva per Simone l’interesse per l’orchestra, per quell’organismo complesso in cui ogni voce è indispensabile e dove la musica diventa dialogo continuo. Gli anni di conservatorio hanno rappresentato una palestra decisiva: tra studio, prove e concerti, e le prime esperienze operistiche – come L’elisir d’amore – ha iniziato a comprendere la forza narrativa e teatrale della musica, e il ruolo centrale che l’Opera occupa nella tradizione musicale italiana.

Il teatro d’Opera ha rappresentato un punto di svolta decisivo nel suo percorso. L’opera italiana non è soltanto un repertorio, ma una vera e propria lingua: un equilibrio sottile tra parola, canto e orchestra che richiede conoscenza profonda, capacità di ascolto e grande sensibilità musicale.
Durante il periodo del Covid, in un momento di sospensione forzata dell’attività concertistica, è maturata una scelta importante: il passaggio alla direzione d’orchestra. Una decisione vissuta non come una rottura con il passato, ma come la naturale evoluzione di un percorso costruito sull’esperienza orchestrale e sulla necessità di sviluppare una visione complessiva del fatto musicale.
In questo processo ha avuto un ruolo fondamentale il Maestro Ennio Nicotra, primo insegnante di direzione d’orchestra. A lui va un sincero ringraziamento per aver introdotto questo linguaggio complesso con chiarezza, rigore e metodo, fornendo le basi tecniche e concettuali indispensabili per intraprendere con consapevolezza il nuovo percorso.
Accanto a lui, un ringraziamento particolare va a Roberto Lacchia, che ha incoraggiato e sostenuto la scelta di dedicarsi allo studio della direzione d’orchestra, aiutando a credere in questa decisione e ad affrontarla con determinazione. Un ringraziamento altrettanto sentito è rivolto al Maestro Fausto Galli, figura di grande importanza: la masterclass tenuta in conservatorio ha rappresentato un momento chiave, avvicinando in modo concreto e profondamente ispirante al mondo della direzione d’orchestra.
In una fase successiva del percorso di Simone Delbene, lo studio con il M° Sergio Vecerina ha assunto un ruolo centrale e tuttora fondamentale. Con lui approfondisce in modo sistematico non solo il repertorio operistico italiano, ma anche lo studio del repertorio sinfonico, ampliando lo sguardo e la consapevolezza del ruolo del direttore d’orchestra. Ancora oggi prosegue il percorso di studio sotto la sua guida, in un confronto continuo e stimolante.
Parallelamente prosegue la formazione presso il Conservatorio “Claudio Monteverdi” di Bolzano, sotto la guida del Maestro Saul Emir, un’esperienza che rappresenta un ulteriore tassello fondamentale nella costruzione della sua identità artistica e professionale.
Il percorso di studio si arricchisce inoltre di una significativa dimensione internazionale: nel mese di luglio è stato selezionato per l’Accademia d’Opera del Maestro George Pehlivanian in Slovenia, un’importante opportunità di crescita e di confronto con una realtà artistica di alto livello.

Accanto all’attività concertistica, una parte centrale del suo lavoro è oggi dedicata alla formazione. Trasmettere l’opera italiana a giovani musicisti, cantanti lirici e direttori — spesso anche stranieri — significa condividere non solo un repertorio, ma un modo di pensare la musica, fondato sulla tradizione, sull’esperienza diretta del teatro e sul rispetto profondo del testo musicale.
Un ringraziamento profondo è rivolto alla famiglia, che lo ha sostenuto e continua a sostenerlo in ogni fase di questo percorso, con discrezione, fiducia e presenza costante. Il loro supporto umano, prima ancora che pratico, ha rappresentato e rappresenta una base imprescindibile per affrontare questo cammino artistico.
Un pensiero speciale va infine ai musicisti della Chromatic Chamber Orchestra di Biella, con i quali condivide un percorso artistico e umano di grande valore. Un ringraziamento sentito all’amico Enzo Leone, con il quale è nato questo progetto, fondato sulla fiducia, su una visione comune e sulla volontà di costruire un’attività musicale radicata nel territorio. Un grazie va anche alla città di Biella, che sostiene e accompagna questo percorso, dimostrando come la musica possa essere uno strumento vivo di crescita culturale e identitaria.
Dalla Banda di Borgo d’Ale al podio, il filo conduttore rimane lo stesso: la musica come atto collettivo, come patrimonio culturale e come responsabilità verso chi verrà dopo. Un viaggio che continua, con lo sguardo rivolto al futuro e radici solide nelle persone, nei luoghi e nelle comunità che lo rendono possibile.
A cura di Marzia Lazzerini