Affitti alle stelle, costi insostenibili e lo studio che diventa privilegio. Il sistema Italia sta tradendo i suoi giovani migliori? Negli ultimi quattro anni, gli affitti delle stanze per studenti universitari fuori sede sono esplosi. A Bologna, +73%. A Padova, +61%. A Firenze, +59%. Milano, la solita regina del caro vita, sfiora i 714 euro al mese per una singola.
Il vero problema? I valori assoluti. Oltre 650 euro per una stanza a Bologna. Più di 600 a Firenze. Oltre 700 a Milano. E non abbiamo ancora messo in conto il cibo, i trasporti, le bollette, le tasse universitarie e tutte le spese “invisibili” che gravitano intorno alla vita studentesca.
Facciamo due conti: vivere da studente fuori sede oggi costa più di 1.000 euro al mese. Una cifra che per moltissime famiglie italiane, con redditi ordinari, è semplicemente inaccessibile.
L’università dovrebbe essere, per definizione, un ascensore sociale. Invece, oggi rischia di diventare un lusso riservato a chi può permetterselo. Mentre gli altri? O rinunciano o si arrangiano, fra pendolarismo estenuante, doppi lavori, o abbassamento delle proprie ambizioni.
Nel frattempo, il sostegno pubblico è flebile. Parole tante, politiche vere poche. I posti letto pubblici sono drammaticamente insufficienti, le borse di studio coprono a malapena i bisogni primari e in alcune Regioni, pur avendone diritto, non sempre vengono erogate.

Perché i prezzi salgono così rapidamente?
Le cause principali:
Con il risultato che oggi, a Torino, una stanza singola costa quasi quanto un monolocale. E a Milano, un genitore deve guadagnare almeno 2.500 euro netti al mese solo per mantenere due figli fuori sede.
La domanda vera è semplice: che tipo di Paese vogliamo diventare? Un Paese dove la laurea torna ad essere appannaggio di pochi eletti, o un Paese capace di valorizzare il talento indipendentemente dal ceto di partenza?
Se il trend attuale non cambia, il rischio è chiaro: impoverire il capitale umano, accentuare la fuga dei cervelli e scavare il divario sociale.

Non servono miracoli. Servono scelte politiche, rapide e coraggiose. Ecco tre interventi urgenti e fattibili:
Obiettivo: costruire almeno 50.000 posti letto in 5 anni nelle principali città universitarie italiane, attraverso investimenti statali e partenariati pubblico-privato.
Detrazioni significative per i proprietari che affittano a canoni contenuti e trasparenti, legati a parametri di equità.
Incrementare il numero e l’importo delle borse, garantendo non solo l’esenzione dalle tasse universitarie ma un reale contributo alla vita quotidiana degli studenti.
Un Paese che ignora i suoi studenti non è solo ingiusto. È anche miope. Le aziende, i liberi professionisti, il tessuto produttivo tutto hanno bisogno di giovani formati, competenti, motivati.
Non possiamo più permetterci un’università che seleziona sulla base della ricchezza. L’istruzione non è un costo. È il miglior investimento possibile. E oggi più che mai, l’Italia deve decidersi: vuole essere una Repubblica fondata sulla disuguaglianza o sul merito?
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