I social network fanno ormai parte della quotidianità, soprattutto tra bambini e adolescenti, offrendo nuove possibilità di comunicazione e relazione, ma anche alcune importanti criticità. Quando l’utilizzo diventa eccessivo o interferisce con il benessere e la vita quotidiana, è importante saper riconoscere i possibili segnali di rischio.
A fare chiarezza su questo tema è Valeria Felline, psicologa a Pavia, che approfondisce il rapporto tra social, confronto con gli altri, immagine corporea e benessere psicologico, soffermandosi anche sul ruolo fondamentale che genitori e scuola possono avere nell’accompagnare i più giovani verso un utilizzo consapevole degli strumenti digitali.

I social network sono ormai entrati nella quotidianità di tutti noi, ma anche e soprattutto di bambini e adolescenti. Smartphone, piattaforme digitali e social rappresentano oggi uno spazio importante di comunicazione, relazione e costruzione della propria identità. Proprio per questo, quando a utilizzarli sono i più piccoli diventa importante interrogarsi non soltanto sulla quantità di tempo trascorso online, ma anche sulle modalità di utilizzo, sui contenuti incontrati e sull’impatto che queste esperienze possono avere sul benessere psicologico.
In Italia, la Legge prevede che è possibile aprire un canale social a partire dai 14 anni; mentre per i minori di 14 anni è necessario il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Nella pratica, tuttavia, l’accesso alle piattaforme può essere difficile da controllare e non sempre l’età dichiarata dagli utenti corrisponde a quella reale, questo comporta la possibilità di rischi nell’utilizzo degli stessi.
Innanzitutto, l’utilizzo dei social non è necessariamente e direttamente dannoso. Essi rappresentano infatti un’opportunità di comunicazione, socializzazione e supporto, soprattutto durante periodi delicati come l’adolescenza, quando il rapporto con i coetanei assume un’importanza particolare.
Il loro utilizzo diventa problematico nel momento in cui sfugge al controllo e interferisce con aspetti cruciali della vita che in adolescenti o preadolescenti sono ancora in sviluppo come il sonno, la scuola, le relazioni o altre attività quotidiane.
Trascorrere molto tempo online, non determina automaticamente che un ragazzo stia vivendo un problema psicologico. È però un aspetto che merita attenzione, soprattutto quando l’utilizzo dei social inizia a interferire con il funzionamento quotidiano e con le altre aree della sua vita.

Uno degli aspetti più delicati riguarda il confronto sociale. Durante l’adolescenza il confronto con i coetanei è una componente naturale dello sviluppo ed è anche tramite il confronto con gli altri che costruiscono e definiscono la loro identità e personalità.
I social spesso amplificano questo processo, perché rendono continuamente disponibili immagini, esperienze e momenti della vita altrui. Il problema è che ciò che viene mostrato online rappresenta soltanto una parte della realtà: immagini selezionate e spesso modificate, la visione di soli momenti positivi, possono contribuire a creare una percezione distorta della vita degli altri.
A tal proposito, un’area particolarmente delicata riguarda l’immagine corporea. L’esposizione ripetuta a determinati ideali estetici può favorire il confronto con il proprio aspetto e contribuire, in alcune persone, a una maggiore insoddisfazione corporea.
Essere costantemente esposti a immagini di persone che appaiono perfette, spesso selezionate, ritoccate o modificate, può portare soprattutto i più giovani a confrontare il proprio corpo con standard difficili da raggiungere. La distanza percepita tra il proprio aspetto e quello che viene rappresentato online può alimentare la sensazione di avere difetti o di non essere abbastanza, influenzando il modo in cui si percepisce e si valuta il proprio corpo.
Questo non vuol dire che l’utilizzo dei social da solo basti a determinare disturbi del comportamento complessi e legati all’immagine corporea come quelli della nutrizione e dell’alimentazione, poiché essi dipendono da un’interdipendenza di fattori genetici, culturali e sociali ma possono sicuramente avere un ruolo importante nell’affermazione degli stessi.
Lo stesso discorso vale per i disturbi dell’umore, ansia e depressione ad esempio, sono aree in cui i social, se usati in modo scorretto, possono rappresentare possibili fattori di rischio o di vulnerabilità nella loro insorgenza.
Di fronte a questi rischi, la soluzione non è necessariamente vietare completamente la tecnologia. È invece importante accompagnare bambini e adolescenti verso un utilizzo più consapevole.
La supervisione degli adulti dovrebbe comprendere non soltanto il controllo del tempo trascorso online, ma anche l’attenzione ai contenuti con cui i ragazzi entrano in contatto, le persone con cui interagiscono e, soprattutto, a come si sentono dopo il loro utilizzo.
Anche la scuola può avere un ruolo importante attraverso l’educazione digitale e psicologica. Sappiamo ormai che l’utilizzo degli smartphone è un fenomeno quotidiano e dilagante, pertanto, è fondamentale imparare a riconoscere contenuti manipolati, falsi,comprendere i meccanismi del confronto sociale, proteggere la propria privacy e chiedere aiuto quando qualcosa online genera disagio sono competenze che devono essere sviluppate fin da bambini. Per questo, bisognerebbe fare formazione, anche a scuola sull’utilizzo corretto di questi strumenti.
I social non sono automaticamente un problema. Il rischio nasce quando il loro utilizzo va fuori controllo e finisce per interferisce con la vita quotidiana o quando alimenta modalità di confronto e di valutazione del sé che possono compromettere il benessere psicologico. Per questo, non bisogna demonizzare il mondo digitale, ma fornire ai più giovani e a chi se ne prende cura, gli strumenti per usarli con consapevolezza.
A cura di Marzia Lazzerini