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Andrea Berretta, dalla scrittura all’incontro: raccontare Tommaso e l’autismo per costruire connessioni


Andrea Berretta, dalla scrittura all’incontro: raccontare Tommaso e l’autismo per costruire connessioni Immagine

Andrea Berretta è il padre di Tommaso, un bambino di otto anni, autistico di grado severo. La diagnosi dello spettro è arrivata quando il piccolo aveva appena venti mesi, poche settimane prima dell’inizio della pandemia. In quei giorni sospesi e carichi di incertezza, le notti di Andrea erano spesso insonni: il pensiero per il figlio e quello per la sua attività si facevano spazio con un’intensità quasi assordante. Nel silenzio del salotto, ascoltava lo scorrere del tempo segnato dalle lancette dei secondi, mentre cercava su internet informazioni che potessero aiutarlo a sentirsi pronto ad affrontare entrambe le sfide.

Poi, una sera, qualcosa cambia. Andrea comprende che le risposte che cerca non si trovano all’esterno, ma dentro di sé. Chiude Google e apre Pages, tornando a scrivere come faceva ai tempi del liceo, quando affidava alla scrittura i demoni dell’adolescenza. Ad accompagnarlo ci sono le note di Einaudi, Coltrane o degli AC/DC, una birra come rituale di concentrazione e la luce della luna che filtra dalla finestra. Nei suoi appunti prende forma una promessa alla sua famiglia: fare ciò che sente giusto e necessario. Scrivere diventa uno strumento per affrontare una sfida che faceva, e continua a fare, paura.

Un anno dopo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Autismo, il 2 aprile 2021, Andrea condivide su Facebook un pensiero intimo e profondo:

L’idea di ‘festeggiare’ questa giornata mi ha lasciato qualche minuto fermo a fissare il cursore lampeggiante. Provo condividendo ciò che penso e sento… l’autismo è come un bacio inaspettato, sfumature dei colori mai osservate, un abbraccio in difficoltà, la lacrima di un clown. È tutte le emozioni improvvise, quelle che stupiscono con la meraviglia e la malinconia di ciò che è unico. Nella cultura giapponese Komorebi significa ‘la luce che filtra tra le foglie degli alberi’. C’è qualcosa di poetico nel riassumere in una parola una situazione così preziosa. Mio figlio per me è questo, quel momento, quei contenuti.

Normalmente in queste giornate mondiali di sensibilizzazione i messaggi principali sono di invito verso le famiglie ad educare i propri figli nel rispetto della disabilità: secondo me un genitore attento non ha bisogno di consigli, uno impreparato non li capirebbe. Il mio messaggio invece è per chi convive con l’autismo: in questo percorso difficile bisogna trovare la bellezza nascosta, i momenti complicati sono l’attesa di uno insostituibile. Tommaso mi sta insegnando ad ascoltare le fate, e le fate ad ascoltare Tommaso”.

Dalla scrittura all’incontro: raccontare l’autismo per costruire connessioni

La condivisione di alcuni suoi appunti lo mette in contatto con persone e storie che lo spingono a raccontare di più: di Tommaso, dell’autismo, di cosa significhi essere famiglia nelle difficoltà. Nel 2024 viene invitato a partecipare a due eventi di Biblioteca Vivente organizzati a Palazzo della Rovere, nell’ambito della candidatura di Savona a Capitale Italiana della Cultura 2027. L’anno successivo, nel 2025, il Comune di Genova, insieme al Teatro Pubblico Ligure e ad ABCittà, lo coinvolge in altri due eventi di Biblioteca Vivente presso Palazzo Bianco e i Giardini Luzzati.

Sono esperienze che Andrea definisce preziose. Con alcuni “lettori” condivide emozioni intense fatte di sguardi, silenzi e abbracci. Incontra nonni, madri, padri, giovani coppie, ragazzi. Con qualcuno si commuove, con altri condivide paure e speranze comuni. Tra i ricordi più teneri resta quello di una nonna che, salutandolo con una carezza, gli chiede di abbracciare Tommaso.

La felicità nelle piccole cose: ciò che un figlio sa insegnare

Questi momenti sono solo alcune delle ragioni per cui Andrea si sente profondamente grato a suo figlio. Nei gesti semplici e sorprendenti di Tommaso, come quando beve la pioggia o abbraccia gli alberi, scopre una nuova forma di bellezza. È una lezione quotidiana, fatta di sensibilità e presenza, che gli insegna la felicità.

E proprio questa felicità, Andrea ha scelto di raccontarla.

A cura di Marzia Lazzerini

Andrea Berretta

Genova

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