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ATM, postura e visione: perché mandibola, occhi e corpo funzionano come un unico sistema


ATM, postura e visione: perché mandibola, occhi e corpo funzionano come un unico sistema Immagine

Chi guida davvero: postura o mandibola? L’approccio integrato di Clinica Laponte con Alex Mauri ed Elisa Strano

C’è una domanda che ritorna spesso, quando si prova a mettere ordine nei disturbi “di confine” tra bocca, testa e corpo: è la mandibola a guidare la postura, o è la postura a condizionare la mandibola?

È una domanda legittima, quasi inevitabile. Ma, a ben vedere, è anche una trappola. Perché presuppone che esista un’unica leva, un unico volante.

Dal sintomo alla storia: la visione sistemica. La visione del dott. Alex Mauri, posturologo della Clinica Laponte

Secondo il Dott. Alex Mauri, posturologo, la realtà clinica assomiglia molto di più al classico dilemma dell’uovo e della gallina: “Il corpo va sempre considerato come un sistema unico. Ogni sua parte è in relazione con le altre e, proprio per questo, è molto difficile — se non impossibile — stabilire in modo assoluto se sia l’ATM a influenzare la postura o viceversa”. In altre parole: pretendere una gerarchia fissa, valida per tutti, è spesso il modo più veloce per semplificare troppo.

Il punto di partenza, allora, non è una teoria astratta. È la storia. Non solo “cosa ti fa male”, ma come sei arrivato fin lì. Traumi, sì, ma anche il percorso di vita nel suo insieme: aspetti fisici, emotivi, psicologici, dall’infanzia fino al presente. Perché il corpo è un sistema che si adatta continuamente, si riorganizza, cambia assetto per compensare. E lo stesso vale per la bocca, per l’articolazione temporo-mandibolare, per il modo in cui stringiamo i denti nei momenti di stress o per come mastichiamo da anni senza accorgercene.

È qui che Mauri introduce una distinzione molto concreta, che taglia via una buona parte della confusione: correzione e percorso non sono sinonimi. La correzione, spiega, è un’azione prevalentemente meccanica: un plantare, un tipo specifico di occhiali, la riabilitazione di un dente mancante. In alcuni casi è la priorità ed è il primo passo necessario. Ma anche quando la correzione è giusta, non può essere “messa lì” e dimenticata. Serve sempre una verifica nel tempo: osservare come il corpo reagisce, come si riorganizza dopo l’intervento, quali catene si alleggeriscono e quali invece si irrigidiscono.

Il percorso, invece, appartiene a un’altra categoria: entra in gioco quando il corpo ha attraversato così tanti adattamenti che non è più coinvolta una singola struttura, ma l’intero sistema. In quei casi diventa perfino difficile definire dove comincia il problema e dove finisce. Il percorso è un lavoro progressivo, su più livelli, che segue il paziente nel tempo e fornisce stimoli continui sia in clinica sia a casa, con un obiettivo chiaro: permettere al corpo di ritrovare un equilibrio funzionale stabile.

ATM: un nodo centrale di compenso

In questo schema la bocca — e in particolare l’ATM — assume un ruolo decisivo: “La bocca rappresenta un punto di scarico di forze estremamente importante”. Non è un dettaglio. Nel tempo può essere modificata da trattamenti odontoiatrici, apparecchi ortodontici, cambiamenti dentali, e persino da periodi di forte stress emotivo, durante i quali la muscolatura orale diventa un meccanismo di compenso. Ci sono poi fattori meno intuitivi ma reali: percorsi farmacologici prolungati che incidono sui tessuti e sull’equilibrio occlusale; carichi funzionali legati a sport o abitudini; micro-adattamenti che, sommati per anni, cambiano l’assetto.

Per questo, insistono in Clinica Laponte, parlare in assoluto di problema “posturale” o “gnatologico” rischia di essere riduttivo. Senza una valutazione dettagliata della storia del paziente, si semplifica e si sbaglia bersaglio. È l’analisi clinica globale che offre le linee guida: capire da dove iniziare e quale sia, in quel momento, l’elemento più rilevante su cui intervenire.

Occhi e bocca: una visione sistemica secondo l’approccio della Dott.ssa Elisa Strano

Dentro questa visione sistemica entra un’altra figura che raramente viene associata alla gnatologia dal grande pubblico, eppure è spesso determinante: l’ortottista, lo specialista che valuta e riabilita le funzioni visive e il coordinamento oculare.

La Dott.ssa Elisa Strano parte da un’immagine semplice ma potente: occhi e bocca condividono anatomia e funzione. Il pavimento dell’orbita — la “culla” dell’occhio — è formato anche dall’osso mascellare. Ma il punto più importante non è anatomico: è recettoriale.

Occhi e bocca sono due centrali di input del sistema posturale. “Eppure – ci racconta la Dott.ssa Strano – continuiamo a ridurre gli occhi alla capacità di vedere “10/10”, dimenticando tutto ciò che avviene dietro: collaborazione fine tra i due occhi, movimenti adeguati, messa a fuoco, gestione dello sforzo visivo. Se queste funzioni non sono efficienti, il sistema spreca energie. E quando il sistema spreca energie, compensa altrove. Il legame tra ATM e visione, spiega, è spesso osservabile in modo sorprendentemente pratico. Un segnale ricorrente è la posizione della testa: molte persone hanno un assetto viziato del capo e la causa può essere doppia, o intrecciata. Un disequilibrio visivo può portare a cercare una postura “comoda” per vedere meglio; allo stesso modo una malocclusione, una masticazione asimmetrica o un sovraccarico dell’ATM possono cambiare l’assetto del capo, e quindi la dinamica oculare”.

Nella pratica clinica capita di vedere persone le cui performance visive cambiano sensibilmente se parlano o se serrano i denti. Oppure — soprattutto nei bambini — di osservare che, per muovere gli occhi e inseguire un oggetto, muovono anche la bocca “come a chiedere aiuto”. È un dettaglio che vale più di mille teorie: significa che la valutazione non può essere settoriale. Non puoi guardare solo l’occhio, se tutto il corpo sta partecipando al compito.

Questa connessione diventa ancora più evidente quando si affrontano quei sintomi “ingannevoli” che spingono le persone in un circuito infinito di consulti: cefalee, tensioni, vertigini, instabilità. Spesso, dice Strano, i pazienti fanno il giro di numerosi specialisti e accumulano esami che — per fortuna e purtroppo — non danno risposta. È difficile per molti immaginare che un dolore cervicale possa dipendere anche dagli occhi, o che un senso di instabilità possa originare da un sistema visivo non stabile. Eppure gli occhi non servono solo a vedere: devono lavorare bene insieme, muoversi bene, mettere a fuoco senza consumare risorse eccessive.

C’è poi un punto delicato, che riguarda anche scelte apparentemente “innocue”: un occhiale perfetto sulla carta — definito dalla Dott.ssa Strano come “l’occhiale più figo del mondo” — può risultare disfunzionale per un individuo specifico, generando adattamenti che nel tempo producono problemi a cascata. Allo stesso modo, un intervento ortodontico focalizzato esclusivamente sull’occlusione può, in alcuni casi, determinare uno scompenso dell’equilibrio binoculare. Non perché l’intervento sia in sé errato, ma perché è stato progettato senza considerare il funzionamento dell’intero sistema.

Il valore del lavoro in équipe

È proprio qui che la multidisciplinarietà smette di essere una parola di moda e diventa un vantaggio reale. Mauri lo spiega con una frase netta: una clinica con diversi professionisti è generalmente più efficace rispetto al far passare il paziente da uno studio all’altro, anche quando i singoli professionisti sono eccellenti. Il valore aggiunto non è solo “stare nello stesso luogo”: è la possibilità di confronto continuo, di un linguaggio comune, di momenti in cui lo staff discute i casi anche senza il paziente presente — tra un paziente e l’altro o in riunioni collegiali — mettendo insieme prospettive diverse: gnatologia, postura, visione, talvolta alimentazione e altri ambiti. È lì che una squadra cresce davvero: quando si sa aggiungere un pezzo e, se serve, anche riconoscere un limite.

Strano descrive l’effetto pratico di questo lavoro in équipe all’interno di Clinica Laponte Milano: condividere informazioni in tempo reale permette di strutturare meglio il protocollo di intervento, variare test inserendo o meno un occhiale, valutare come cambia la risposta del sistema con rialzi tra i denti, capire la primarietà dell’intervento per ottimizzare il percorso. E soprattutto orientare tutto verso un obiettivo che, a parole, dicono tutti, ma che in pochi riescono a sostenere nel tempo: il benessere del paziente, senza ricadute.

La mission della Clinica Laponte

Alla fine, ciò che emerge da queste due voci — posturologia e ortottica — è una conclusione che suona quasi ovvia, e proprio per questo è potente: il corpo non ragiona per compartimenti. Quando un disturbo coinvolge ATM, postura e visione, cercare risposte “a pezzi” spesso significa allungare i tempi e aumentare la confusione. Un centro multidisciplinare funziona quando non somma prestazioni, ma costruisce un percorso; quando non si limita a correggere, ma controlla e guida l’adattamento; quando non impone una teoria, ma legge la storia clinica e decide, in modo concreto, da dove iniziare.

E in questo senso, l’ambizione di Clinica Laponte Milano non è semplicemente “curare l’ATM”. È più sottile e più utile: mettere ordine, restituire una mappa, far parlare la stessa lingua a discipline che, troppo spesso, si incrociano solo nella testa del paziente.

A cura di Marzia Lazzerini

www.clinicalaponte.it

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