Nel 1988 venne costituita un’associazione per la gestione del Teatro Filodrammatici di Treviglio, da poco ristrutturato grazie all’intervento della locale Cassa Rurale Artigiana.
I primi tre anni furono, per così dire, sperimentali: nessuno aveva esperienza nella gestione di un teatro. Pur portando in scena spettacoli di ottimo contenuto, interpretati però da attori poco noti al grande pubblico, i risultati si rivelarono deludenti. L’affluenza era scarsa, la sala spesso semi vuota, e anche le critiche non erano favorevoli. Di conseguenza, ne risentì inevitabilmente anche l’aspetto economico.
Dopo questo primo triennio decisero quindi di azzerare la gestione.
La Cassa Rurale e Artigiana, che aveva sostenuto la ristrutturazione con importanti risorse economiche, convocò uno dei membri della prima associazione per valutare il futuro del teatro.
La proposta fu quella di affidargli la gestione amministrativa, lasciando la sala a disposizione delle varie associazioni locali. Il futuro, tuttavia, restava del tutto incerto: non esisteva una visione chiara su come impostare una gestione efficace.
La risposta di Paolo fu positiva, ma con una condizione: non limitarsi alla sola gestione amministrativa e alla concessione degli spazi, bensì tentare di programmare una vera stagione teatrale con attori e compagnie del circuito nazionale.
Questa idea nasceva anche dai contatti sviluppati nei tre anni precedenti con un impresario teatrale italiano.
La proposta suscitò inevitabili perplessità, soprattutto dal punto di vista economico. Portare sul palco compagnie note significava affrontare costi più elevati, senza la certezza di un adeguato riscontro da parte del pubblico. Il rischio di un risultato economico negativo era concreto.

Si giunse quindi a un accordo: sarebbe stata organizzata una stagione di prosa a livello nazionale. Se al termine della stagione il bilancio fosse stato negativo, il responsabile si sarebbe fatto carico del debito e si sarebbe dimesso.
Una sfida importante, che segnava un momento decisivo per il futuro del teatro.
L’apertura del sipario nella prima serata della nuova stagione rimase un momento indimenticabile: sala gremita, grande tensione e silenzio.
In scena andava:
A seguire, la stagione di prosa del primo anno proseguì con:
Quella prima stagione rappresentò l’inizio di un nuovo percorso, destinato a segnare profondamente la storia del Teatro Filodrammatici di Treviglio.
Da quel momento, il teatro registrò quasi sempre il tutto esaurito, con un interesse del pubblico in costante crescita. Inevitabilmente, però, qualcuno rimaneva escluso, poiché la capienza di 300 posti non consentiva di accogliere tutti.
Al termine della prima stagione di prosa si registrò un risultato positivo sotto ogni aspetto: in termini di spettatori, di critica e anche dal punto di vista economico, con un piccolo avanzo di gestione.
Questi risultati, insieme alle sollecitazioni provenienti dalla dirigenza della Cassa Rurale, portarono alla decisione di proseguire. La “Rurale” vedeva finalmente realizzati gli obiettivi legati alla ristrutturazione: non solo offrire uno spazio teatrale alla comunità, ma soprattutto dare al teatro contenuti concreti grazie alla nuova gestione.

Già nel primo anno Paolo Colleoni prese atto chiaramente come una struttura teatrale richiedesse numerose collaborazioni per affrontare le diverse esigenze operative: dal custode agli attrezzisti, dall’elettricista al falegname, fino ai servizi di pulizia, alla segreteria, ai facchini per il carico e scarico e a un consulente per la direzione artistica.
Tutti costi difficilmente sostenibili per una realtà di dimensioni contenute come il Teatro Filodrammatici.
Per questo motivo, si optò per una soluzione organizzativa più snella, individuando un collaboratore in grado di svolgere più funzioni: dalla custodia della sala alle manutenzioni ordinarie, gestendo così operativamente gran parte delle attività quotidiane.
Parallelamente, la direzione si occupava della Direzione Artistica e della Direzione di Sala, oltre alla gestione delle numerose richieste di utilizzo del teatro — circa un centinaio all’anno — e dell’intero sistema di abbonamenti e prevendita dei biglietti, che nei primi anni venne gestito direttamente all’interno del proprio studio.
Gli inizi non furono facili, ma la soddisfazione fu enorme: il teatro veniva apprezzato e riconosciuto anche a livello nazionale per la serietà della gestione e per l’organizzazione professionale.
La convinzione alla base del lavoro era chiara: pur trattandosi di un piccolo teatro di provincia, la gestione non doveva essere diversa da quella dei grandi teatri. Ogni aspetto doveva funzionare in modo impeccabile, dall’accoglienza degli attori agli allestimenti scenografici, dalla funzionalità degli impianti alla pulizia dei camerini e della sala. In questo modo si creavano le condizioni ideali affinché gli attori potessero esprimersi al meglio, garantendo la buona riuscita degli spettacoli.
Questo approccio veniva riconosciuto dagli stessi artisti, spesso sorpresi nel constatare come il teatro si reggesse su un solo custode, unico dipendente, e sulla direzione stessa, soprattutto se confrontato con gli sprechi presenti in altre realtà.
Nonostante il desiderio, talvolta, di abbandonare una gestione che interferiva con l’attività professionale principale, le continue sollecitazioni a proseguire portarono avanti questa esperienza — definita come una vera e propria avventura — per ben ventitré anni.

Nel corso di questo lungo periodo, sul palco del Teatro Filodrammatici di Treviglio si sono esibiti alcuni dei più importanti attori del teatro italiano.
Tra i nomi che hanno dato lustro alle stagioni si ricordano, in particolare, Paolo Ferrari e Valeria Valeri, protagonisti delle prime programmazioni, insieme a Maurizio Micheli, Enrico Maria Salerno, Mario Scaccia, Giancarlo Sbragia, Ernesto Calindri, Arnoldo Foà, Giuseppe Pambieri, Gianrico Tedeschi, Marina Malfatti, Pamela Villoresi, Anna Proclemer e Gabriele Ferzetti, solo per citarne alcuni, pur consapevoli che l’elenco completo meriterebbe di includerli tutti.
Particolarmente emozionate per Paolo Colleoni è il ricordo dello spettacolo di Enrico Maria Salerno “ Il Silenzio di Dio”.
Da alcuni anni Paolo ha abbandonato la gestione del teatro e non conosce nel dettaglio l’evoluzione attuale. Resta tuttavia la consapevolezza che il teatro rappresenti un importante presidio culturale.
Sulla base della propria esperienza, osserva come nel tempo vengano spesso riproposti gli stessi testi e autori, che per la loro attualità risultano, per così dire, intramontabili. Proprio per questo ritiene fondamentale che il teatro continui a produrre spettacoli capaci di offrire riletture in chiave moderna, così da rimanere al passo con i tempi, pur mantenendo il rigore e il rispetto dell’opera originale.
A cura di Marzia Lazzerini
Paolo Colleoni
Treviglio (Bg)
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