Giovanissimo, bergamasco e con una grande passione per la cucina, Dennis Giuseppe Tintore ha scelto di costruire il proprio percorso professionale confrontandosi fin da subito con alcune delle realtà più importanti dell’alta ristorazione italiana e internazionale.
Il suo viaggio nel mondo degli stellati è iniziato a Bergamo, al Da Vittorio, una delle più prestigiose realtà della ristorazione italiana, dove ha avuto l’opportunità di avvicinarsi a una concezione della cucina fatta di tecnica, precisione, attenzione al dettaglio, ma anche di rapporto con il cliente.
Da lì è iniziato un percorso fatto di esperienze diverse, cucine differenti e numerosi maestri, che gli hanno permesso di ampliare progressivamente le proprie conoscenze.
Dopo l’esperienza bergamasca, Tintore ha attraversato le Alpi per confrontarsi con la grande tradizione francese. In Francia ha lavorato da Georges Blanc, tre stelle Michelin, ricoprendo il ruolo di demi-chef de partie. Un passaggio importante, che gli ha consentito di entrare in contatto con una cultura gastronomica differente e con tecniche e sapori caratteristici della cucina francese.
Il percorso professionale di Dennis Tintore è proseguito poi nuovamente in Italia, attraverso alcune delle cucine più interessanti del panorama gastronomico contemporaneo.
Ha lavorato al Lido 84 di Riccardo Camanini, al Confusion di Italo Bassi, dove ha ricoperto il ruolo di chef de partie ai primi piatti, e a Piazza Duomo Alba di Enrico Crippa, tre stelle Michelin, all’interno della partita di produzione.
Nel 2025 ha lavorato a Palazzo Utini, durante la consulenza di Enrico Bartolini, occupandosi della partita dei secondi, delle salse e delle guarnizioni. Successivamente è arrivato al Saraceno, una stella Michelin, dove ha assunto la responsabilità della sezione dedicata ai secondi e alle salse.
Attualmente lavora al Ristorante Nove di Alassio, sotto la guida dello chef Antonio Romano, continuando a costruire la propria esperienza nel mondo dell’alta ristorazione.
Ogni tappa ha rappresentato per lui un’occasione di apprendimento. Lavorare in reparti diversi gli ha permesso infatti di conoscere numerosi aspetti della cucina: dalla panetteria al pesce, dalle carni alle salse, fino alla gestione dei primi piatti.
Una formazione sul campo che Tintore considera fondamentale, perché ogni esperienza, ogni chef e ogni brigata possono lasciare qualcosa da portare con sé.

Alla base della scelta di intraprendere questo mestiere c’è una motivazione precisa: la volontà di far vivere al cliente un’esperienza.
Per Tintore, andare in un ristorante stellato non significa semplicemente consumare un pasto, ma entrare in un percorso fatto di sapori, abbinamenti, tecniche e sensazioni.
La cucina diventa così anche un gioco con il cliente, un modo per sorprenderlo e coinvolgerlo attraverso il piatto.
È una filosofia che ha iniziato a maturare già durante l’esperienza al Da Vittorio, dove ha imparato l’importanza di far sentire il cliente a casa anche all’interno di un ristorante di altissimo livello.
Una concezione particolarmente importante per un settore nel quale il rapporto tra cucina, sala e ospite è fondamentale.
Il lavoro in una cucina stellata richiede sacrificio, disciplina e una costante ricerca della perfezione.
Tintore descrive questo atteggiamento come una sorta di “mania” positiva: la tendenza a voler migliorare continuamente, consapevole però che la perfezione assoluta è probabilmente irraggiungibile.
Il gusto, infatti, è soggettivo. Un piatto può risultare perfetto per una persona e avere, per un’altra, un elemento da modificare: può essere percepito come troppo salato, troppo dolce o troppo particolare.
Proprio questa soggettività rende il lavoro del cuoco ancora più complesso e stimolante.
La ricerca, quindi, non si ferma mai. Ogni piatto può essere migliorato, ogni tecnica può essere approfondita e ogni ingrediente può offrire nuove possibilità.
Nel percorso di crescita di Tintore un ruolo importante è quello di chef de partie.
La brigata di una cucina professionale è organizzata secondo una struttura precisa. Al vertice si trova lo chef, responsabile della cucina, della sua filosofia e della direzione creativa. Al suo fianco opera lo chef de cuisine o sous-chef, che rappresenta il principale punto di riferimento operativo e contribuisce a far rispettare le indicazioni e gli standard stabiliti.
La cucina viene poi suddivisa in diverse partite, come antipasti, primi, secondi e dessert. A ciascuna sezione viene assegnato uno chef de partie, responsabile del proprio reparto.
Al di sotto di questa figura si trovano i demi-chef de partie e, successivamente, gli aiuto cuochi.
Per Tintore, ricoprire il ruolo di chef de partie significa quindi avere una responsabilità concreta all’interno della brigata, contribuendo direttamente alla qualità e all’organizzazione del servizio.
Attualmente è responsabile della sezione dei primi piatti, dopo aver avuto la possibilità di confrontarsi anche con numerosi altri reparti.
Uno degli elementi più caratteristici del suo percorso è il confronto tra filosofie gastronomiche molto differenti.
L’esperienza al Da Vittorio gli ha permesso di conoscere il classicismo italiano. La parentesi francese da Georges Blanc gli ha invece consentito di entrare in contatto con il classicismo francese, con una particolare attenzione all’utilizzo di ingredienti come burro e panna e alla loro capacità di valorizzare le preparazioni.
Successivamente, l’esperienza al Lido 84 di Riccardo Camanini ha rappresentato un ulteriore cambio di prospettiva, avvicinandolo a tecniche più innovative e a un modo differente di concepire gli ingredienti.
Tra le esperienze che più lo hanno colpito c’è proprio quella legata al celebre cacio e pepe in vescica di Camanini, una preparazione che lo ha particolarmente incuriosito per la tecnica di cottura e per il risultato finale.
È anche attraverso esperienze come questa che è cresciuta la sua curiosità verso tecniche nuove e approcci differenti.
Per diventare un cuoco completo non basta conoscere le tecniche.
La formazione tecnica rappresenta una base indispensabile, ma a questa devono aggiungersi creatività, istinto e capacità di osservazione.
Un ingrediente può suggerire un abbinamento inaspettato. Un particolare tipo di cottura può aprire nuove possibilità. Un sapore può far nascere l’idea per un piatto completamente nuovo.
È proprio questo continuo processo di osservazione e sperimentazione a rendere la cucina un percorso senza un punto di arrivo definitivo.
Tintore è particolarmente attratto dall’innovazione quando si trova dall’altra parte del tavolo, come cliente. Quando invece cucina personalmente, tende a preferire una maggiore fedeltà al classicismo.
Una distinzione che racconta bene il suo approccio: curiosità verso il nuovo, ma rispetto profondo per le basi della tradizione.
Dietro le esperienze nelle cucine stellate c’è anche un aspetto meno visibile: la gavetta.
Il percorso di un giovane cuoco richiede sacrificio, determinazione e disponibilità a dedicare gran parte della propria giornata al lavoro. Alzarsi presto, trascorrere molte ore in cucina e tornare a casa tardi sono elementi che fanno parte della quotidianità di chi sceglie questo mestiere.
È una professione che può richiedere importanti rinunce anche sul piano personale.
Per Tintore, tuttavia, la passione rappresenta il motore capace di rendere più sopportabili anche i momenti difficili.
Il cuore, la determinazione e la voglia di imparare diventano quindi fondamentali tanto quanto la tecnica.

Nonostante la giovane età, Dennis Giuseppe Tintore ha già avuto modo di confrontarsi con numerose realtà di alto livello. Il desiderio, però, è quello di continuare a viaggiare, conoscere nuove cucine e affrontare esperienze sempre diverse.
La curiosità rimane uno dei principali motori del suo percorso.
Nel futuro c’è anche un sogno più grande: quello di avere un locale proprio oppure di collaborare con qualcuno che condivida la sua idea di ristorazione.
E se un giorno arrivasse il momento di aprire un ristorante, le sue origini potrebbero tornare protagoniste. Bergamo rappresenta infatti una possibilità concreta, il luogo dove tutto è iniziato e dove potrebbe essere bello tornare.
Ma c’è anche Napoli, città legata alle sue origini familiari, che lo affascina particolarmente. Un luogo capace di richiamare l’infanzia, la famiglia e i ricordi, ma anche un territorio straordinariamente ricco dal punto di vista gastronomico.
A chi desidera intraprendere un percorso simile, Tintore affida un consiglio semplice ma significativo: farlo con il cuore, con determinazione e con tutta la passione possibile.
Le difficoltà non mancheranno e fanno parte del percorso. Anche un giovane professionista che ha già accumulato esperienze importanti può trovarsi ad affrontare momenti complessi.
La differenza, però, può essere fatta dalla capacità di non perdere la speranza e di continuare a perseguire l’obiettivo per cui si è iniziato.
Il percorso di Dennis Giuseppe Tintore è ancora all’inizio, ma le esperienze già maturate raccontano la storia di un giovane cuoco che ha scelto di crescere attraverso il confronto, la gavetta e la curiosità.
Dalle cucine di Bergamo alla Francia, dalle grandi realtà stellate italiane fino ad Alassio, il suo viaggio continua con lo stesso obiettivo: imparare, sperimentare e trasformare ogni nuova esperienza in un altro passo verso il proprio futuro.
A cura di Marzia Lazzerini
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