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Forest Therapy a Milano: esperienze di benessere nella natura con Silvia Turchi


Forest Therapy a Milano: esperienze di benessere nella natura con Silvia Turchi Immagine

C’è un momento, a marzo inoltrato, in cui il bosco smette di dormire. Non è un risveglio fragoroso. È un sussurro che diventa voce, piano.

Le farnie — alcune vecchie di secoli, cresciute mentre i Savoia ancora contavano le loro vittorie — riprendono a muovere la linfa nei rami. Il sottobosco si accende di bianco: è l’anemone dei boschi, il campanellino di primavera, la pervinca.

E nell’aria c’è già quella cosa non del tutto spiegabile — quell’odore verde, vivo, leggermente umido — che noi riconosciamo prima ancora di capirlo.

Forest bathing al Bosco WWF di Vanzago: un rito di risveglio a 23 km dal Duomo

Questo luogo esiste davvero. Si chiama Bosco WWF di Vanzago, è una riserva naturale a nord-ovest di Milano, a meno di mezz’ora dalla città. Duecento ettari di foresta planiziale, zone umide, laghi, caprioli, aironi, picchi verdi. Era una riserva di caccia, nel 1977 donata al WWF dal suo proprietario con una precisa volontà: che non fosse più un luogo di morte, ma di vita.

Qui si organizzano sessioni di forest bathing: Silvia Turchi è una delle guide, ed ogni volta, tornando, ha la sensazione di essere passata attraverso qualcosa.

Forest bathing: di cosa si tratta davvero

Shinrin-yoku — letteralmente “bagno di foresta” — nasce in Giappone negli anni ottanta come risposta scientifica a una crisi: quella di un paese iperproduttivo che si stava ammalando di stress cronico. I ricercatori scoprirono che trascorrere tempo lento e consapevole in un bosco abbassava il cortisolo, riduceva la pressione sanguigna, rafforzava il sistema immunitario attraverso i b-voc — composti volatili rilasciati dagli alberi come forma di comunicazione e difesa.

Ma il forest bathing non è una passeggiata. Non è fare sport. Non è nemmeno fare niente. È un’arte dell’attenzione, finalizzata ad entrare in connessione con la natura.

Si cammina lentamente, senza destinazione. Si sosta. Si ascolta. Si lascia che il sistema nervoso — così abituato ad anticipare, a prevedere, a reagire — cominci a rallentare i suoi giri. Non si cerca niente di particolare. Si lascia che la natura entri attraverso tutti i sensi, uno alla volta, senza fretta.

In primavera questo ha una qualità speciale. Il bosco è un posto che cambia ogni settimana. C’è un’urgenza gentile nell’aria: la luce filtra diversa tra rami ancora spogli, i suoni degli uccelli nidificanti si fanno più insistenti e stratificati, il terreno cede appena sotto i piedi. Ogni uscita è un’uscita che non si ripeterà mai uguale.

Perché Vanzago non è un bosco qualunque

Si potrebbe fare la stessa esperienza anche in un bosco piantato vent’anni fa. Non è la stessa cosa.

Il Bosco di Vanzago è un frammento di foresta planiziale padana — un ecosistema che un tempo copriva tutta la pianura e oggi è quasi del tutto scomparso. Entrare qui significa entrare in qualcosa di antico, selezionato dal tempo. I carpini, i noccioli, il biancospino del sottobosco: piante che non troviamo nei boschi artificiali, perché richiedono decenni di ecosistema consolidato per insediarsi.

Questo lo si sente, anche senza saperlo. Il corpo lo registra.

In primavera le zone umide si animano: i laghi ospitano germani reali, aironi cenerini, gallinelle d’acqua. Il canneto fruscia. I caprioli — circa trenta — si fanno più visibili tra la vegetazione ancora bassa. Si possono vedere famiglie di volpi. E a terra, nei punti più ombreggiati, sboccia il mughetto: profumato, bianchissimo, leggermente pericoloso — come le cose belle spesso sono.

È un luogo protetto, accessibile solo in modo guidato. Questo significa silenzio. Significa che non si incontrano runner, non ci sono cani al guinzaglio, non ci sono cuffie bluetooth. C’è solo il bosco, e noi dentro di lui”. – ci spiega Silvia.

Cosa succede davvero durante una sessione

Le persone arrivano con la testa ancora in città. Si notano subito nei passi veloci, nello sguardo che scorre senza fermarsi, nelle frasi brevi. Poi succede qualcosa di graduale.

Il primo quarto d’ora è di transizione. Il sistema nervoso ha bisogno di tempo per capire che non c’è niente a cui rispondere. Poi, lentamente, qualcosa si allenta. I passi diventano più lenti. La testa si abbassa, gli occhi cominciano a notare cose piccole — un’ombra sul muschio, la forma di una foglia secca, il suono di un picchio lontano.

Nella primavera in particolare, c’è un effetto quasi emozionale nel momento in cui ci si siede vicino all’acqua e si sente l’aria — quella specifica aria di bosco primaverile — entrare nei polmoni. Non è romanticismo. È un sistema nervoso che si ricorda di qualcosa.

Le sessioni guidate non sono passeggiate commentate. Sono esperienze strutturate in fasi: l’apertura dei sensi, il cammino lento, la sosta, l’invito alla percezione. Si chiude sempre con un momento di condivisione, se le persone vogliono. Spesso ciò che emerge — in modo inaspettato — è gratitudine. Non per niente di specifico. Per essere lì, in quel momento, in quel bosco.

Chi partecipa e perché

Le persone che partecipano alle uscite organizzate da Silvia Turchi hanno storie diverse. Ci sono quelle che lavorano troppo e lo sanno. Quelle che si sentono disconnesse da sé stesse. Quelle che attraversano transizioni — di vita, di lavoro, di corpo. Quelle che semplicemente sentono il richiamo di qualcosa di verde e reale, in un periodo in cui tutto sembra schermato e filtrato.

La primavera ha un potere specifico su questo: è la stagione della promessa, del possibile, del “comincia”. Anche nel corpo. L’energia stagionale si muove verso l’esterno, verso la luce, verso la crescita. Il bosco in primavera non insegna la quiete — insegna il risveglio. E il risveglio, a volte, è esattamente quello di cui abbiamo bisogno.

Una conclusione

Il Bosco WWF di Vanzago ha insegnato a Silvia che non bisogna andare lontano per trovare qualcosa di essenziale. Basta sapere dove guardare, e camminare abbastanza lentamente da accorgersene.

Se senti che questo ti appartiene — che questo tipo di lentezza, di cura, di connessione con la natura è qualcosa che cerchi — le uscite di forest bathing riprendono in primavera.

Silvia Turchi, guida di forest therapy, ti aspetta tra le farnie centenarie, dove il mughetto profuma e il picchio lavora, e il bosco fa quello che ha sempre fatto: essere vivo, senza spiegazioni.

A cura di Marzia Lazzerini

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