Il mondo dello sviluppo tecnologico sta vivendo una profonda trasformazione e la programmazione tradizionale non è più l’unica via per creare software innovativi. A confermarlo sono Luca Silvestris e Giorgio Maria Duminuco di Underdogs, reduci dal successo della No-Code Week 2026, la settimana globale di eventi dedicati a questo settore tenutasi a Francoforte.
Alla redazione di Storytime – Evoluzione Radio, Giorgio ha condiviso i dettagli di questa esperienza e ha spiegato come l’approccio No-Code stia ridefinendo i processi aziendali quotidiani.
Nonostante se ne parli molto negli ultimi dieci-quindici anni, il No-Code non è un concetto del tutto nuovo. Si tratta di un approccio alternativo alla creazione di software che permette di costruire applicativi senza dover necessariamente scrivere linee di codice.
È un’evoluzione metodologica le cui radici risalgono in realtà alla metà degli anni ’80, ma che oggi è tornata alla ribalta con strumenti infinitamente più potenti, flessibili e appetibili.

Durante la No-Code Week, il team di Underdogs ha presentato una demo legata a un tool proprietario sviluppato internamente per le attività di outreaching (la ricerca e il contatto di nuovi clienti).
Attraverso una serie di automazioni basate interamente sul No-Code, l’azienda è riuscita a invertire il classico paradigma commerciale che prevede il chiedere tempo a un potenziale cliente prima ancora di offrirgli qualcosa. Il sistema sviluppato consente invece di consegnare valore immediato fin dal primo contatto, generando automaticamente analisi personalizzate e una landing page dedicata e su misura per l’azienda target.
Nell’ecosistema di Underdogs, il No-Code non esclude le altre forme di sviluppo (come il low-code o la programmazione tradizionale), ma si integra con esse per sfruttare i vantaggi di ciascuna. I benefici principali riscontrati nell’uso quotidiano sono:
Ottimizzazione dei tempi: La velocità nello sviluppo permette di testare rapidamente idee, creare Proof of Concept (PoC) e lanciare MVP (Minimum Viable Product).
Abbattimento delle barriere tecniche: Il No-Code permette a figure non tecniche o appartenenti ad altri team di cooperare attivamente alla costruzione e all’ottimizzazione dei processi aziendali, favorendo l’inclusività e la collaborazione interfunzionale.

“C’è ancora l’idea che il No-Code regga solo i progetti più piccoli, ma è esattamente al crescere della complessità che dimostra il suo valore” – dice Luca, facendo eco a Giorgio, rispetto al lavoro svolto per un importante cliente corporate che aveva la necessità di ristrutturare il proprio ecosistema digitale.
Grazie all’utilizzo di piattaforme di automazione No-Code e all’impiego di Webflow, è stato ricostruito l’intero impianto web, lasciando al cliente la piena autonomia di creare in autonomia landing page dedicate per mercati differenti, senza dover dipendere continuamente da un team di sviluppatori.
Il No-Code non va visto come l’asso pigliatutto o come la sostituzione totale della programmazione classica, bensì come una risorsa strategica che amplia la cassetta degli attrezzi a disposizione di un’azienda per raggiungere i propri obiettivi di business in modo più agile.
A cura di Federica Ragnini