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Il senso dell’ansia e la ricerca del benessere: la prospettiva della Dott.ssa Maddalena Canella


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Parlare di ansia senza cadere nei soliti luoghi comuni non è semplice, ma durante la sua ospitata a Storytime, la Dott.ssa Maddalena Canella è riuscita a tracciare un quadro estremamente chiaro e umano di quello che, per molti, è un compagno di vita fin troppo ingombrante.

Tra protezione e blocco: quando l’allarme interno non si spegne

La prima cosa su cui la psicoterapeuta invita a riflettere è il modo in cui consideriamo l’ansia. Tendiamo a vederla come un nemico da sconfiggere o da cancellare a tutti i costi, ma in realtà è un’emozione primaria del tutto naturale. È il nostro sistema di allarme interno, pensato per metterci in guardia di fronte ai pericoli e ai momenti di forte pressione. Il problema vero non è la presenza dell’ansia in sé, ma cosa succede quando questo “allarme” inizia a suonare a vuoto, diventando costante, sproporzionato e difficile da gestire. In quel momento, le attività quotidiane, il lavoro e le relazioni personali cominciano a risentirne pesantemente.

I segnali del corpo: come riconoscere il disagio emotivo

Un altro aspetto fondamentale emerso dalla chiacchierata riguarda il linguaggio con cui il corpo ci parla. L’ansia raramente resta confinata nella testa: si fa sentire attraverso le tensioni muscolari, i disturbi del sonno, i problemi dello stomaco o quel classico senso di affanno che toglie il fiato. Imparare a leggere questi segnali senza far finta di niente è il primo, vero passo per capire che c’è un disagio emotivo più profondo che chiede di essere ascoltato.

Il percorso di psicoterapia: uno spazio sicuro per ripartire

È qui che entra in gioco la psicoterapia, non come “ultima spiaggia”, ma come uno spazio sicuro e accogliente dove potersi fermare senza il timore di essere giudicati. Insieme a un professionista diventa possibile risalire all’origine di quelle paure, acquisire strumenti pratici per gestire i momenti di picco e, soprattutto, ritrovare la fiducia nelle proprie risorse interiori.

Oltre lo stigma: chiedere aiuto è un atto di rispetto verso se stessi

La Dott.ssa Canella conclude con un messaggio semplice ma potente: chiedere aiuto per la propria salute mentale non è un segno di debolezza o di resa. Al contrario, è un atto di profonda responsabilità e rispetto verso se stessi, indispensabile per tornare a vivere con maggiore serenità e consapevolezza.

A cura di Federica Ragnini

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