Nei due precedenti articoli riguardanti il Me.Si. brevettato da Franco Russi si è descritto, nel primo, il funzionamento degli impianti di riscaldamento per abitazioni singole e ne sono stati evidenziati i relativi sprechi; nel secondo, che tratta di impianti di grosse dimensioni, si è voluto evidenziare come, agli sprechi dei piccoli impianti, si aggiungono le errate impostazioni gestionali, che incidono anche sui costi di realizzazione e gestione di suddetti impianti.
In questo terzo articolo verrà trattato un aspetto, della cui esistenza tutti i manutentori si sono resi conto ma che non vogliono affrontare, poiché con loro prevale sempre la regola del “tanto pagano loro (gli utenti)”. Senza sapere che, però, determina sprechi enormi e danni all’ambiente.
Gli impianti di riscaldamento possono essere suddivisi in tre parti: generazione calore (caldaie), impianto di distribuzione (tubazioni), diffusori di calore negli ambienti (termosifoni, pannelli).
Molto si è fatto sui generatori di calore, per il semplice motivo che queste novità, se introdotte sul mercato, possono coinvolgere milioni di clienti. Anche nel settore diffusione ed irraggiamento si è fatto molto perché, anche in questa parte, l’interesse economico è molto elevato. La parte distribuzione, invece, è quella meno interessante dal punto di vista economico e per questo motivo è quella soggetta a minori novità.
In un appartamento succede spesso che alcune stanze si scaldano bene ed altre meno, se non, addirittura, rimanere fredde. In questi casi il problema si risolve, da parte dei manutentori, con la proposta di aumentare la potenza della caldaia oppure di aumentare la temperatura dell’acqua in caldaia, o di aumentare la temperatura impostata sul termostato. In tutti questi casi i consumi di combustibile aumentano.
Questo ragionamento si riscontra ancora più spesso in condomini, dove alcuni appartamenti sono più freddi e altri meno, e per rimediare si ricorre anche qui ad aumentare la “potenza” della caldaia.
In tutti questi casi si è accertato che questi problemi sono dovuti all’impianto di distribuzione dell’acqua nell’immobile. La rete di distribuzione non è visibile, l’impianto è sotto traccia. Il circolatore (pompa) che genera una portata (flusso d’acqua) costante, ed uguale per tutti, dovrebbe diffondere l’acqua a tutti i termosifoni nello stesso tempo. Per ottenere questa condizione sono state introdotte delle valvole o sistemi di regolazione del flusso.
Andrebbe tutto bene se i manutentori fossero a conoscenza di questi sistemi e li sapessero usare, ma la maggior parte di essi ne ignorano l’esistenza.
Si è constatato che nessuno dei manutentori, incontrati in oltre 30 anni di attività, conosce il metodo per equilibrare correttamente un impianto di riscaldamento. Non lo conoscono o non vogliono farlo, visto che comporta un lavoro piuttosto lungo?
Basterebbe solo equilibrare gli impianti per ottenere risultati di risparmio importanti, anche del 30%, un notevole miglioramento del benessere ed una enorme riduzione degli inquinanti immessi nell’ambiente.
Il vero problema sta anche nelle persone, che dovrebbero suggerire i provvedimenti e le soluzioni da adottare agli organi competenti. Questi, per poca preparazione, o per leggerezza o per interessi personali hanno sempre suggerito provvedimenti molto dannosi per il risparmio energetico. Queste soluzioni, infatti, introducono solo sprechi e disagi al cittadino: l’introduzione delle fasce orarie, il controllo in gradi delle temperature ambiente e per finire, come ultimo danno, l’obbligo di dotare i termosifoni di termoregolatori.
Quest’ultimi sono nati per ridurre, mediante un contabilizzatore, il contenzioso in materia di riscaldamento condominiale, ma sono oggi la causa principale dello squilibrio impiantistico.
Infatti, consentire ad un inquilino di agire autonomamente sulle valvole in maniera scriteriata, senza sapere cosa stia facendo, comporta solo squilibri e maggiori costi.
Dopo alcuni anni dalla loro introduzione si è ormai appurato che non c’è alcun risparmio sulla collettività, ma esiste solo la possibilità del singolo di ridurre i suoi costi.
L’apparato Me.Si. agisce anche sulla equilibratura degli impianti e, in più occasioni, si è fatto ricorso a questo apparato per ridurre molto il fenomeno della squilibratura dell’impianto, migliorando il risparmio.
Al Policlinico Gemelli, ad esempio, partiti con un solo apparato, si è ottenuto un risparmio del 27%.
In seguito, affidando a più apparati Me.Si. il compito di gestire i vari settori del palazzo, il benessere è migliorato notevolmente ed il risparmio è passato dal 27% al 53%.

La centrale termica del Policlinico Gemelli in Roma è di tipo a cogenerazione, di potenza incredibilmente elevata. Nel 2017 risultava essere fra le più grandi d’Italia.



Il Me.Si. è applicabile su tutti gli impianti idronici, indipendentemente dal combustibile utilizzato. Quindi è applicato su impianti a metano, a GPL, Gasolio, Gasolio solido, Pompe di calore, sansa, pellet, impianti solari, caldaie a condensazione e non, caldaie ad idrogeno.
In seguito il Me.Si., con alcune modifiche fatte sui collegamenti, quindi ancora sotto tutela del brevetto N. 102016000081891 del 2016, è stato applicato anche sugli impianti per la produzione di A.C.S (acqua calda sanitaria) con ottimi risultati di risparmio e funzionalità certificati anche dall’Istituto di Igiene di Roma.

L’occasione è gradita anche per sottolineare che si è avuta notizia di una vendita illecita di apparati simili. Questa è frode (plagio), infatti l’unico apparato al mondo, in regola con brevetto, certificato CE, Marchio Registrato e che sfrutta la isteresi termica mediante l’introduzione di pause, accensione e spegnimento della caldaia è il Me.Si., dell’inventore:
Franco Russi Brevetto N° 102006901399056 del 2006
Tutto il resto è truffa e chi compra diventa complice.
A cura di Spampinato Giusy M.Luisa