“Perché ho male? Perché non riesco più a controllare il mio corpo?” Sono domande che possono emergere ogni volta che compare un dolore o una difficoltà nel movimento. Da quel momento può iniziare un percorso alla ricerca della causa e della soluzione, spesso senza avere però gli strumenti necessari per orientarsi: capire cosa fare, a quale professionista rivolgersi e quale possa essere il percorso più adatto.
Secondo Matteo Panarelli, osteopata, affrontare un problema muscolo-scheletrico può essere più semplice di quanto si pensi quando viene seguito attraverso un percorso adeguato, personalizzato e costruito sulle caratteristiche della persona.
Il primo elemento da comprendere è la natura stessa del dolore e il messaggio che il corpo sta cercando di comunicare.
Il dolore è un segnale che arriva al cervello e indica che qualcosa, nel corpo, non sta funzionando come dovrebbe. Tuttavia, il punto in cui il dolore viene percepito non corrisponde necessariamente all’origine del problema.
La zona dolorosa può infatti rappresentare il risultato finale di una serie di cambiamenti sviluppatisi nel tempo. Abitudini scorrette, movimenti ripetitivi, sovraccarichi, una ridotta mobilità o difficoltà nel controllare determinati gesti possono contribuire alla comparsa di un disturbo.
Per questo motivo, limitarsi a intervenire esclusivamente sulla zona nella quale viene avvertito il dolore può non essere sufficiente. Diventa importante comprendere il percorso che ha portato il corpo a manifestare quel determinato sintomo.

In questo percorso, l’osteopata può contribuire a individuare i principali fattori che possono influenzare il problema e a interpretarli all’interno della situazione specifica della persona.
Ogni individuo ha una storia, abitudini e capacità di movimento differenti. Per questo la valutazione non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla parte dolorante, ma considerare il corpo nel suo insieme.
Diventa quindi importante osservare il modo in cui la persona si muove, mantiene determinate posture e utilizza il proprio corpo durante le attività quotidiane.
L’obiettivo del trattamento manuale è favorire una migliore mobilità e aiutare il corpo a recuperare un movimento più libero e funzionale. Non si tratta semplicemente di “sbloccare” una parte del corpo, ma di comprendere quali difficoltà possano limitarne il funzionamento e intervenire in maniera mirata.
Il trattamento manuale può rappresentare un importante supporto per ridurre il dolore e migliorare la mobilità, ma il percorso non dovrebbe necessariamente fermarsi al trattamento.
Se le abitudini che possono aver contribuito alla comparsa del problema rimangono invariate, infatti, il disturbo può ripresentarsi. Per questo motivo può essere utile affiancare al trattamento un lavoro attivo basato sull’esercizio.
Mobilità, forza e stabilità sono componenti fondamentali del movimento. Muscoli e articolazioni devono collaborare per permettere al corpo di compiere i gesti quotidiani in maniera efficace e sicura.
Gli esercizi dedicati alla stabilità possono inoltre aiutare la persona a riconoscere e controllare meglio il proprio corpo, sviluppando una maggiore consapevolezza del movimento.

Nella pratica professionale di Matteo Panarelli, il trattamento manuale viene integrato con esercizi specifici, scelti in funzione delle esigenze e delle capacità della persona.
Il trattamento può contribuire ad affrontare il sintomo nel breve periodo, mentre l’esercizio permette di lavorare sulle capacità che possono sostenere un miglioramento più duraturo.
In questa prospettiva, il paziente non è semplicemente il destinatario passivo di un trattamento, ma diventa parte attiva del proprio percorso.
L’obiettivo non è promettere che un problema non possa mai ripresentarsi, perché nessun percorso può eliminare completamente il rischio di una nuova comparsa. Il traguardo è piuttosto aiutare la persona a muoversi meglio, comprendere il proprio corpo e acquisire strumenti utili per affrontare con maggiore consapevolezza eventuali difficoltà future.
Non tutti i disturbi possono essere affrontati nello stesso modo e non ogni problema richiede necessariamente il medesimo percorso.
In base alla natura e alla gravità della condizione, può essere necessario coinvolgere altri professionisti sanitari, come il medico, il fisioterapista o altri specialisti.
In presenza di una lesione importante o di una condizione che lo richieda, possono essere indicati trattamenti farmacologici, esami diagnostici, procedure più invasive o, in determinati casi, un intervento chirurgico.
La collaborazione tra diverse figure professionali può quindi diventare parte integrante del percorso, con l’obiettivo di individuare la soluzione più appropriata in relazione alle esigenze della persona.

Tornando alle domande iniziali — “Perché ho male?” e “Perché non riesco più a controllare il mio corpo?” — la risposta non consiste necessariamente nell’individuare soltanto il punto in cui viene percepito il dolore.
È necessario comprendere come il corpo sia arrivato a quella condizione e quali siano le possibilità per aiutarlo a recuperare movimento, forza e controllo.
Per Matteo Panarelli, il primo passo consiste quindi nell’affidarsi ai professionisti più adatti e nell’intraprendere un percorso personalizzato. Valutazione, trattamento manuale, esercizio e, quando necessario, collaborazione tra diverse figure sanitarie possono integrarsi per costruire un percorso orientato al miglioramento della qualità del movimento e alla gestione più consapevole del proprio corpo.
A cura di Marzia Lazzerini
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Varazze – Albissola