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“Mi presento, sono Ansia”: ascolto, consapevolezza e benessere psicologico con la Dott.ssa Gloria Busetta


“Mi presento, sono Ansia”: ascolto, consapevolezza e benessere psicologico con la Dott.ssa Gloria Busetta Immagine

La Dott.ssa Gloria Busetta è una psicologa e istruttrice di mindfulness. Lavora con rigore, sensibilità ed efficacia per accompagnare persone e gruppi in percorsi di benessere e trasformazione. Riceve nel suo studio nel centro di Torino.

Originaria di Pantelleria, ha conseguito la laurea in Psicologia a Torino presso l’IUSTO, proseguendo successivamente con l’abilitazione alla professione. Il suo percorso formativo è stato arricchito da una significativa esperienza di collaborazione con un importante maestro della realtà clinica, che le ha permesso di entrare in contatto diretto con il lavoro in studio privato. Questo passaggio si è rivelato fondamentale per lo sviluppo di competenze chiave, in particolare nell’ascolto empatico e nel supporto psicologico personalizzato.

Un approccio centrato sulla persona e sulla mindfulness

La Dott.ssa Busetta crede profondamente nell’importanza di creare un ambiente sicuro, accogliente e privo di giudizio, in cui i pazienti possano sentirsi liberi di esplorare le proprie emozioni, difficoltà e vissuti interiori. All’interno del suo lavoro clinico integra tecniche di mindfulness, utili a promuovere la consapevolezza del momento presente e una connessione più autentica con se stessi.

Attraverso la presenza consapevole, le persone vengono accompagnate a riconoscere i propri schemi emotivi e mentali, sviluppando nuove risorse per affrontare le sfide quotidiane e trovare soluzioni più funzionali e durature.

Aree di intervento e approfondimenti tematici

Le principali aree di intervento della Dott.ssa Gloria Busetta includono la gestione dell’ansia e dei disturbi dell’umore, le difficoltà relazionali, lo stress, l’autostima e la sfera affettiva e sessuale. Il suo lavoro è orientato a costruire, insieme alla persona, un percorso condiviso verso un maggiore equilibrio e benessere psicologico.

Per il nostro magazine, la Dott.ssa Busetta ha scelto di soffermarsi su una delle tematiche più diffuse nella società contemporanea: i disturbi d’ansia. Lo ha fatto attraverso un breve ma incisivo articolo dal titolo “Mi presento: sono Ansia”, offrendo uno sguardo chiaro e umano su un’esperienza emotiva spesso fraintesa, ma profondamente presente nella vita di molte persone.

Mi presento: sono Ansia.

Mi presento: sono colei che ti fa sentire insignificante, colei che accelera il battito del tuo cuore e che ti fa percepire ogni respiro come un peso. Sono colei che, a volte, ti spinge a fermarti, a interrompere qualsiasi azione perché senti di non riuscire a portarla a termine.

Eccomi: sono l’ansia. Il mio compito è quello di farti sperimentare uno stato di attivazione fisica ed emotiva che è legato alla percezione di una minaccia, reale o anticipata. La mia funzione, al di là di ciò che credi, è quella di proteggerti e di prepararti ad affrontare situazioni nuove, complesse o potenzialmente pericolose.

Ciò che tutti sostengono è che io sia da eliminare, purtroppo però non è questa la soluzione: devi comprendermi, per poter fare di me qualcosa di buono. Non sono un errore del sistema, sono un sistema di protezione.

Il problema non è che esisto, ma che divento troppo sensibile e scatto anche quando non c’è un vero pericolo. Secondo la classificazione del DSM-5 sono caratterizzata da diverse sfaccettature: il disturbo d’ansia generalizzato (GAD), disturbo di panico, fobie specifiche e molto altro. Ciò che però è importante che tu sappia è che io sono molto comune perché circa 1 persona su 3, prima o poi, sperimenterà che cosa significa “avere l’ansia”.

Sono molto forte poiché coinvolgo moltissime regioni del tuo cervello, ognuna delle quali ha una funzione importante. Quando senti il cuore battere all’impazzata è l’amigdala ad essere iperattiva, poiché centrale nella percezione della minaccia e della paura. La Corteccia Prefrontale, invece, regola le emozioni ma se sei in ansia, tale ruolo viene compromesso per lasciare spazio alla preoccupazione e il rimuginio. L’ippocampo è un’altra struttura colpita dal mio attacco: è coinvolto nella memoria della paura, se ci sono delle anomalie qui potrai far fatica a distinguere quella che è una situazione sicura da una pericolosa. L’insula, infine, si occupa di integrare i segnali corporei con quelli emotivi e, se io sono presente, potrebbe essere molto attivata e amplificare i segnali fisiologici.

Per molto tempo i ricercatori si sono chiesti perché io esistessi. Oggi sappiamo che non ho una sola causa: la mia origine è multifattoriale. Posso nascere dallo stress, quando il corpo ti sta chiedendo di fermarti perché non ce la fa più. Posso avere radici più lontane, apprese nell’infanzia, se sei cresciuto respirando un’ “aria ansiosa” intorno a te. Oppure posso essere legata a un’esperienza dolorosa, a un trauma che hai cercato di dimenticare ma che continua a farsi sentire. Per potermi affrontare davvero, la diagnosi è fondamentale.

Rivolgendoti a uno psicologo, attraverso un colloquio attento e strumenti specifici, potrò essere individuata in modo chiaro. Test, scale dell’ansia e un’accurata anamnesi aiutano il professionista a capire che cosa sta succedendo e perché. Dopodiché sarai tu a decidere se provare a comprendermi o se sostare nel tuo malessere. Qui i trattamenti sono molteplici: in primo luogo, un approccio cognitivo-comportamentale può essere molto utile poiché lavora sulle credenze disfunzionali e i comportamenti di evitamento, aiutando la persona a riconoscere i meccanismi che mantengono l’ansia e modificando la paura attraverso piccoli esercizi di desensibilizzazione.

Un’altra strategia è la terapia dell’esposizione: si utilizza nel caso di fobie specifiche perché avvicina il paziente al suo timore più grande in modo graduale e protetto, esponendolo allo stimolo temuto. Un’altra tecnica è la mindfulness, cioè una metodologia volta a favorire la consapevolezza e l’attenzione al momento presente, allontanandosi così da un momento futuro che ancora deve arrivare e che non puoi controllare.

Gli strumenti sono importanti, ma funzionano solo se prima cambia il nostro rapporto. Finché mi vivi come un nemico da combattere, io aumento di intensità. Quando invece mi riconosci come un segnale, posso diventare informativa e smettere di guidare le tue scelte.

L’obiettivo non è farmi sparire, ma rendermi proporzionata e utile nella tua vita.

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A cura di Marzia Lazzerini

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