Avvocata in Russia e fondatrice dello studio legale italo-russo Del Credere, Scherbakov & Partners, Natalia Del Credere vive a Milano da undici anni e da tempo mette la propria esperienza al servizio delle imprese italiane ed europee che operano o desiderano sviluppare nuovi progetti nei mercati internazionali.
Con diciannove anni di attività e una presenza consolidata sia a Milano sia a Mosca, lo studio assiste aziende e professionisti in ambiti che spaziano dal diritto societario al commercio internazionale, dal recupero crediti alla proprietà intellettuale, offrendo supporto legale alle realtà imprenditoriali impegnate oltre i confini nazionali.
Grazie a una conoscenza diretta dei contesti giuridici e commerciali di riferimento, Natalia Del Credere e il suo team accompagnano i clienti che intendono entrare nel mercato russo o nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, così come coloro che devono affrontare e risolvere questioni legali già esistenti.
Competenza, esperienza e un approccio concreto rappresentano i principi alla base di un’attività che mira a costruire un collegamento efficace tra ordinamenti, mercati e realtà imprenditoriali differenti.
A seguire un’ intervista dettagliata.
In Russia i prodotti italiani sono da sempre sinonimo di alta qualità ed eleganza, e la domanda di Made in Italy rimane tradizionalmente elevata. Per questo motivo direi che negli ultimi anni non è cambiato tanto il mercato in sé, quanto piuttosto le regole del gioco.
Le sanzioni hanno modificato molte procedure e, di conseguenza, oggi le aziende italiane che vogliono fare business con la Russia devono affrontare nuove sfide, soprattutto tre: la verifica delle sanzioni, la scelta dei percorsi logistici e la gestione dei pagamenti.
Nonostante questo, i rapporti commerciali tra Italia e Russia non si sono fermati. Anzi, ci sono ancora alcuni settori che continuano a essere attivi, semplicemente perché non sono soggetti alle sanzioni.
Per esempio, è ancora possibile esportare molti prodotti alimentari; medicinali, dispositivi medici; alcuni macchinari destinati all’industria farmaceutica e alimentare; alcuni materiali destinati all’edilizia civile e molti altri prodotti.
Quindi, nonostante tutti questi ostacoli, esistono ancora opportunità per le aziende italiane che desiderano lavorare con la Russia.
Credo che conti, in generale, non soltanto il percorso che abbiamo fatto, ma soprattutto il punto di arrivo. È importante quello che abbiamo imparato strada facendo.
Grazie a questa avventura, ho acquisito competenze che oggi mi permettono di essere più efficace per i miei clienti italiani. Parlo la stessa lingua, conosco la mentalità italiana e il modo di fare impresa sia in Italia sia in Russia. Sono più vicina ai miei clienti, e non solo dal punto di vista geografico, ma anche culturale e professionale.
Allo stesso tempo, cerco di mantenere un forte legame con i Paesi dell’ex Unione Sovietica, dove il russo è ancora ampiamente parlato. Questo mi permette di accompagnare i progetti delle aziende italiane non solo in Russia, ma anche negli altri Paesi dell’ex Unione Sovietica.
Alcuni clienti pensano che una questione giuridica riguardi soltanto il diritto. Ma non è così. In realtà, dietro ogni controversia ci sono quasi sempre anche aspetti economici, commerciali e, spesso, internazionali. Ecco perché una soluzione efficace deve tenere conto di tutti questi elementi.
C’è anche un’altra idea che mi ispira molto. Oggi si parla sempre più spesso del cosiddetto “periodo di emivita delle conoscenze”: significa che le conoscenze acquisite qualche anno fa potrebbero non essere più sufficienti, perché le informazioni cambiano e diventano obsolete sempre più velocemente.
Per questa ragione dobbiamo aggiornarci continuamente e seguire l’evoluzione del diritto, dell’economia e del mercato, per stare al passo con tutte le nuove tendenze. Dobbiamo sempre essere aggiornati ‘ come computer o telefono.
Un altro aspetto importante è che proprio una formazione multidisciplinare permette di vedere il problema nel suo insieme e di offrire ai clienti non solo un parere legale, ma una soluzione a 360 gradi.
La risposta, in realtà, è già contenuta nella domanda. Il segreto è proprio costruire un vero rapporto di fiducia. Quando un cliente si fida di te, nasce un rapporto che può durare molti anni.
Ma la fiducia non si costruisce con le parole. Credo che un avvocato debba affrontare i problemi del cliente come se fossero i propri.
In Italia esiste un’espressione che mi piace tantissimo: la diligenza del buon padre di famiglia. Descrive perfettamente questo approccio. Penso che i clienti lo percepiscano, ed è proprio questo che permette di costruire rapporti di fiducia destinati a durare nel tempo.
Oggi mi appassionano soprattutto gli imprenditori che hanno il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort e sviluppare il loro business a livello internazionale.
Entrare in un nuovo mercato significa affrontare sistemi giuridici diversi, culture diverse e modi diversi di fare impresa. È una sfida complessa, ma anche estremamente stimolante.
Ho portato con me due oggetti che per me sono molto importanti perché hanno un grande valore simbolico. Sono due targhe commemorative che ho ricevuto circa dodici anni fa dalla Regione Lombardia e da un organismo europeo come riconoscimento per il mio contributo allo sviluppo dei rapporti tra Italia e Russia.
Sono sempre nel mio ufficio. Queste targhe mi ricordano che dietro ogni rapporto economico ci sono persone.
Direi tre cose.
La prima è che il luogo di nascita non è mai un limite: è soltanto il tuo punto di partenza. Non conta da dove partite, ma dove riuscite ad arrivare. La fortuna non guarda il passaporto, ma premia chi non si arrende.
Se avete bisogno di ispirazione, pensate a persone come Freddie Mercury, nato a Zanzibar, Zaha Hadid, nata a Baghdad, o Elon Musk, nato in Sudafrica. Il loro punto di partenza non ha determinato il loro destino.
La seconda è di imparare a utilizzare l’intelligenza artificiale. Non soltanto come un motore di ricerca, ma come uno strumento per creare i cosiddetti “agenti”, che automatizzano il lavoro e aumentano la produttività. Sarà il vostro grande vantaggio competitivo, in qualsiasi Paese.
Vorrei concludere con un’allegoria. Il carattere cinese che significa “crisi” è composto da due caratteri: “pericolo” e “opportunità”. Dove c’è un pericolo, c’è sempre anche una nuova opportunità.
A cura di Marzia Lazzerini
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