Perché l’overtourism è il sintomo, non il problema. E perché imprenditori e territori devono allearsi per progettare un futuro sostenibile, prima che sia solo un bel ricordo in alta definizione.
Non sono troppi i turisti. Sono troppo simili. Stessi posti. Stesse foto. Stesse date. Stessi desideri in copia carbone. E così, le Dolomiti diventano sfondo. Venezia, un set. Firenze, un fast food della cultura.
Ma il punto cieco è un altro: l’overtourism non è un problema turistico. È una crisi di progettazione.
Da anni parliamo di numeri: afflussi, percentuali, pernottamenti, chilogrammi di rifiuti per visitatore. Ma se c’è una cosa che il nuovo Indice di Sovraffollamento Turistico 2025 (ICST, Demoskopika) ci mostra con chiarezza, è che i numeri non bastano più.
Le province in sofferenza — Rimini, Bolzano, Venezia, Firenze — non sono solo vittime di successo. Sono territori senza visione comune, dove i picchi stagionali valgono più della vivibilità annuale.
E mentre i dati allarmano, il marketing locale continua a inseguire visibilità, senza chiedersi che impatto stia generando sulla qualità della vita, sul paesaggio, sulla tenuta dei servizi pubblici, sull’identità di chi in quei luoghi ci abita davvero.
L’overtourism è figlio diretto di logiche miope:
Quello che manca non è un nuovo piano promozionale. Quello che manca è una strategia sistemica, coraggiosa, condivisa, che rimetta la qualità della relazione al centro.
Il progetto HOLYmPeak va in questa direzione. Non si limita a “destagionalizzare”, “delocalizzare”, o “redistribuire”. Rivoluziona la domanda alla base: E se l’idea di vetta non fosse un altitudine, ma una profondità?
È questa la sfida: trasformare l’escursionista compulsivo in un visitatore consapevole. Portare valore al territorio, non solo ricavi. Misurare il successo con l’impatto positivo, non con le code al rifugio.
Perché ogni imprenditore — non solo del turismo — ha una scelta da fare. Continuare a costruire sistemi che spremono, o progettare ecosistemi che rigenerano. Serve un nuovo storytelling. E serve soprattutto chi ha il coraggio di cambiare le metriche del successo. Non più solo crescita. Ma crescita sostenibile, scalabile, rispettosa, condivisa.
L’overtourism è solo il termometro. Il virus è l’assenza di progetto. E se tu che leggi sei un professionista, un imprenditore, un decisore o un comunicatore… non ti serve un nuovo post promozionale. Ti serve una nuova prospettiva.
Se anche tu credi che il futuro si costruisca con visione… Come può il tuo settore contribuire a generare impatto positivo e non solo visibilità? Forse è il momento di smettere di scalare montagne e iniziare a meritarle.
Perché non serve salire in vetta per sentirsi grandi. Serve guardare più in profondità per diventarlo davvero.
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