Official Partner

Overtourism, il paradosso delle vette: se tutti vogliono salire, chi salverà la montagna?


Overtourism, il paradosso delle vette: se tutti vogliono salire, chi salverà la montagna? Immagine

Image by wirestock on Freepik

Perché l’overtourism è il sintomo, non il problema. E perché imprenditori e territori devono allearsi per progettare un futuro sostenibile, prima che sia solo un bel ricordo in alta definizione.

Non sono troppi i turisti. Sono troppo simili. Stessi posti. Stesse foto. Stesse date. Stessi desideri in copia carbone. E così, le Dolomiti diventano sfondo. Venezia, un set. Firenze, un fast food della cultura.

Ma il punto cieco è un altro: l’overtourism non è un problema turistico. È una crisi di progettazione.

Un ribaltamento necessario

Da anni parliamo di numeri: afflussi, percentuali, pernottamenti, chilogrammi di rifiuti per visitatore. Ma se c’è una cosa che il nuovo Indice di Sovraffollamento Turistico 2025 (ICST, Demoskopika) ci mostra con chiarezza, è che i numeri non bastano più.

Le province in sofferenza — Rimini, Bolzano, Venezia, Firenze — non sono solo vittime di successo. Sono territori senza visione comune, dove i picchi stagionali valgono più della vivibilità annuale.

È come se stessimo monetizzando l’asfissia

E mentre i dati allarmano, il marketing locale continua a inseguire visibilità, senza chiedersi che impatto stia generando sulla qualità della vita, sul paesaggio, sulla tenuta dei servizi pubblici, sull’identità di chi in quei luoghi ci abita davvero.

Il problema non è il turismo, è il pensiero a breve termine

L’overtourism è figlio diretto di logiche miope:

  • della rincorsa al click anziché al legame,
  • del turismo mordi-e-fuggi al posto dell’esperienza che lascia il segno,
  • della prestazione (numero di visitatori) al posto della trasformazione (impatto sociale, rigenerazione culturale, tutela ambientale).

Quello che manca non è un nuovo piano promozionale. Quello che manca è una strategia sistemica, coraggiosa, condivisa, che rimetta la qualità della relazione al centro.


Image by wirestock on Freepik

Il progetto HOLYmPeak: un caso esemplare

Il progetto HOLYmPeak va in questa direzione. Non si limita a “destagionalizzare”, “delocalizzare”, o “redistribuire”. Rivoluziona la domanda alla base: E se l’idea di vetta non fosse un altitudine, ma una profondità?

È questa la sfida: trasformare l’escursionista compulsivo in un visitatore consapevole. Portare valore al territorio, non solo ricavi. Misurare il successo con l’impatto positivo, non con le code al rifugio.

Perché tutto questo riguarda anche il mondo del business

Perché ogni imprenditore — non solo del turismo — ha una scelta da fare. Continuare a costruire sistemi che spremono, o progettare ecosistemi che rigenerano. Serve un nuovo storytelling. E serve soprattutto chi ha il coraggio di cambiare le metriche del successo. Non più solo crescita. Ma crescita sostenibile, scalabile, rispettosa, condivisa.

In fondo, cosa stiamo lasciando a chi verrà dopo? Un territorio vivo o un’icona esausta? Mettiamoci in rete, prima che sia tardi.

L’overtourism è solo il termometro. Il virus è l’assenza di progetto. E se tu che leggi sei un professionista, un imprenditore, un decisore o un comunicatore… non ti serve un nuovo post promozionale. Ti serve una nuova prospettiva.

Se anche tu credi che il futuro si costruisca con visione… Come può il tuo settore contribuire a generare impatto positivo e non solo visibilità? Forse è il momento di smettere di scalare montagne e iniziare a meritarle.

Perché non serve salire in vetta per sentirsi grandi. Serve guardare più in profondità per diventarlo davvero.

Potrebbe interessarti