Architettura, urbanistica, paesaggio, interior, restauro e sostenibilità. Sono queste le diverse dimensioni attraverso cui si sviluppa l’attività di Burlando Architettura, studio con sede a Genova nato con l’obiettivo di offrire risposte concrete alle problematiche dell’abitare e della trasformazione degli spazi, operando a scale differenti e confrontandosi con interlocutori pubblici e privati.
A guidarlo è Roberto Burlando, architetto genovese con una esperienza professionale di circa trent’anni, che nel tempo ha trasformato il proprio percorso individuale in una realtà progettuale strutturata, oggi attiva in diverse parti d’Italia e con esperienze anche in Europa.
La sua formazione e la sua esperienza lo hanno portato a confrontarsi con progetti molto diversi tra loro: dagli interventi di rigenerazione urbana alla pianificazione urbanistica, dagli edifici pubblici al restauro, fino alla progettazione di spazi destinati alla collettività.
Una realtà giovane e in costante crescita, quella di BA+, costituita da un gruppo di professionisti che si associano temporaneamente per partecipare anche alla realizzazione di interventi complessi. Un modello che permette allo studio di ampliare le proprie competenze e affrontare progetti che richiedono una visione multidisciplinare.
L’interesse di Roberto Burlando per l’architettura nasce molto prima dell’ingresso nel mondo professionale.
Da giovane amava attraversare le città osservando gli edifici e cercando di immaginare come fossero stati concepiti dai loro progettisti. A colpirlo era soprattutto la capacità dell’architettura di sopravvivere al proprio autore.
Un architetto può progettare un edificio sapendo che, con ogni probabilità, non sarà più presente quando quella costruzione avrà cento, duecento o trecento anni. Eppure l’edificio continuerà a vivere, a cambiare, a essere abitato e attraversato dalle persone.
È proprio questa dimensione temporale ad aver alimentato la sua passione: progettare qualcosa che possa continuare a dialogare con la città anche molto tempo dopo la sua realizzazione.
Ma l’architettura, nella sua visione, non è mai soltanto una questione di edifici. È soprattutto relazione con le persone, con la comunità e con il quartiere.

Una parte significativa dell’attività dello studio si sviluppa nel settore pubblico, con interventi che comprendono scuole, ospedali, spazi pubblici, piazze e altri luoghi destinati alla collettività.
È proprio il rapporto con la città a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della professione.
Anche un intervento apparentemente limitato può produrre effetti che vanno ben oltre il singolo edificio. La riqualificazione di una facciata, la realizzazione di un terrazzo o l’inserimento di elementi verdi possono contribuire alla trasformazione della percezione di un’intera strada o di un quartiere.
Per Burlando, quindi, non esiste una vera separazione tra grande e piccolo progetto. Dal più semplice intervento fino alla progettazione di edifici complessi, tutto deve essere pensato all’interno del proprio contesto e con una visione a 360 gradi.
Non conta soltanto chi utilizzerà direttamente uno spazio, ma anche chi lo vedrà, lo attraverserà e lo vivrà indirettamente.

Questa attenzione diventa ancora più evidente quando si parla di edifici pubblici.
Scuole, ospedali, musei e spazi collettivi non sono semplicemente contenitori di funzioni. Sono luoghi che contribuiscono a formare il modo in cui le persone percepiscono la società e il territorio.
In particolare, la scuola rappresenta un ambiente fondamentale per la crescita delle nuove generazioni. Bambini e ragazzi trascorrono una parte significativa della propria formazione all’interno di quegli spazi e la qualità dell’ambiente in cui vivono può contribuire a costruire una maggiore sensibilità verso il bello, la qualità della vita e la cura degli spazi comuni.
Da qui nasce una responsabilità precisa per chi progetta: realizzare, per quanto possibile, luoghi capaci di trasmettere qualità e di lasciare una traccia positiva nel tempo.

Dopo trent’anni di professione, per Burlando l’architettura non rappresenta più soltanto un lavoro.
L’occhio dell’architetto continua a osservare gli spazi anche fuori dallo studio: durante un viaggio, passeggiando in una città o semplicemente attraversando un nuovo quartiere, l’attenzione si concentra inevitabilmente sugli edifici, sull’urbanistica, sulle relazioni tra gli spazi e sul modo in cui le persone vivono quei luoghi.
L’architettura diventa così una lente attraverso cui leggere il mondo.
Il lavoro quotidiano rimane fatto di progetti, relazioni tecniche, cantieri e coordinamento, ma la sensibilità maturata negli anni accompagna il professionista anche nella vita personale. Per questo, secondo Burlando, essere architetto finisce per diventare una sorta di stile di vita.

Tra i temi centrali dell’attività dello studio c’è oggi la rigenerazione urbana.
Il modello basato sulla continua espansione e sul consumo di nuovo territorio lascia sempre più spazio alla necessità di recuperare ciò che già esiste: aree dismesse, edifici che hanno perso la propria funzione, spazi degradati o immobili che necessitano di essere ripensati.
In questo scenario, anche la demolizione e ricostruzione può diventare uno strumento di rigenerazione, quando permette di restituire qualità a un contesto urbano e di rispondere in modo più efficace alle esigenze contemporanee.
Burlando Architettura è impegnata in diversi interventi di questo tipo, a Genova e in altre parti d’Italia, affrontando progetti che richiedono non soltanto capacità progettuali, ma anche competenze energetiche, strutturali, ambientali e urbanistiche.
È proprio questa complessità ad aver trasformato il modo di lavorare dell’architetto.
La progettazione contemporanea è sempre più un lavoro di squadra.
L’architetto non può essere considerato un professionista isolato, ma diventa il coordinatore di competenze differenti: ingegneri, esperti energetici, strutturisti, tecnici, specialisti del paesaggio e altri consulenti contribuiscono alla costruzione di un progetto complesso.
Burlando utilizza l’immagine del direttore d’orchestra: ogni professionista porta la propria specializzazione, mentre l’architetto ha il compito di mantenere una visione complessiva e di mettere in relazione i diversi contributi.
La formazione architettonica, in questo senso, offre una conoscenza trasversale che permette di comprendere diversi ambiti e, soprattutto, di individuare di volta in volta le professionalità più adatte a sviluppare ogni parte del progetto.
È un approccio che riflette anche la struttura di BA+, dove una rete di professionisti e consulenti consente allo studio di seguire il processo progettuale nel suo insieme.
Il percorso professionale di Roberto Burlando è costellato di esperienze differenti, alcune delle quali hanno assunto un significato particolare nel corso degli anni.
Tra gli interventi che ricorda con maggiore coinvolgimento c’è la riqualificazione dello stadio Luigi Ferraris di Genova, con lavori che hanno interessato la tribuna e le skybox. Un’esperienza complessa, caratterizzata dalla necessità di gestire sicurezza, organizzazione del cantiere e interventi all’interno di uno spazio che, per dimensioni e funzione, può essere considerato quasi una città nella città.
Un altro progetto significativo è stato realizzato a Malta, nell’ambito di un importante intervento di ricostruzione e riqualificazione. Il cantiere coinvolgeva circa 300 operai e ha rappresentato un’esperienza internazionale particolarmente significativa, sviluppata insieme a colleghi e professionisti locali.
Tra i progetti più importanti per Genova rientra inoltre quello legato all’ospedale Galliera, un intervento complesso e al centro di un percorso progettuale sviluppatosi nell’arco di diversi anni.
Accanto alla nuova costruzione e alla rigenerazione urbana, il restauro rappresenta un’altra componente importante dell’attività dello studio.
Tra le esperienze più significative c’è il recupero di un antico monastero in provincia di Alessandria, a San Remigio di Parodi Ligure.
Il manufatto rischiava di essere abbandonato, ma un lungo percorso di sensibilizzazione e tutela, anche attraverso l’impegno di Italia Nostra e il successivo accesso a finanziamenti pubblici, ha permesso di avviare un intervento di recupero durato oltre dieci anni.
Il risultato è stato la trasformazione dell’antico complesso in uno spazio polivalente.
Uno dei momenti più significativi, per Burlando, è stato vedere la cittadinanza riappropriarsi del luogo dopo la conclusione dei lavori, fino a riempire gli spazi in occasione di un concerto di Natale.
È in momenti come questo che il progetto architettonico trova il suo significato più concreto: non soltanto recuperare un edificio, ma restituirlo alla comunità.
La progettazione di un edificio, nella filosofia dello studio, non può essere separata dalla pianificazione del territorio.
Per questo Burlando Architettura affianca all’attività progettuale anche quella urbanistica, sviluppando pianificazioni in Liguria e collaborando con altri specialisti.
L’architettura ha bisogno di una cornice più ampia, quella dello sviluppo del territorio e delle scelte urbanistiche che determinano il modo in cui una città cresce e si trasforma.
Un edificio può essere progettato molto bene, ma la sua qualità dipende anche dalle relazioni che riesce a instaurare con ciò che lo circonda.
Da qui la necessità di un approccio che tenga insieme architettura, urbanistica, paesaggio e sostenibilità.

La sostenibilità è oggi uno degli elementi trasversali dell’attività dello studio.
Burlando possiede la certificazione come professionista esperto CASABITA, è affiliato a GBC Italia ed è Chapter GBC Liguria. Nel lavoro quotidiano, l’attenzione alle tecnologie e ai sistemi innovativi si accompagna alla necessità di costruire e riqualificare con maggiore attenzione all’efficienza e all’impatto degli interventi.
La sostenibilità, tuttavia, non viene considerata come un elemento aggiunto a posteriori, ma come parte integrante del processo progettuale.
Anche per questo la collaborazione tra diverse professionalità assume un ruolo centrale: energia, struttura, materiali, ambiente e qualità architettonica devono dialogare fin dalle prime fasi.
Dopo trent’anni di professione, Burlando ha attraversato una trasformazione tecnologica radicale.
Dalla matita e dal tecnigrafo si è passati al computer, fino agli strumenti digitali sempre più avanzati che oggi fanno parte della quotidianità degli studi di progettazione.
All’orizzonte c’è ora l’intelligenza artificiale, destinata a modificare ulteriormente strumenti e modalità di lavoro.
Ma, secondo Burlando, il principio fondamentale non cambia: gli strumenti possono evolversi, mentre la qualità della progettazione rimane legata alla capacità umana di pensare, osservare e dare senso agli spazi.
Il cemento continua a essere cemento, il vetro rimane vetro e la necessità di progettare con attenzione e qualità resta invariata. La tecnologia può ampliare le possibilità del professionista, ma non sostituisce la responsabilità e la visione che stanno alla base del progetto.
Per circa quindici anni Burlando ha affiancato alla professione anche l’attività universitaria, seguendo il percorso di giovani studenti e laureandi.
Un’esperienza che gli ha permesso di conoscere da vicino le loro difficoltà e le preoccupazioni legate all’ingresso nel mondo professionale.
Il suo consiglio parte dalla propria esperienza: fare gavetta, viaggiare, imparare le lingue, informarsi e mantenere sempre viva la curiosità.
L’inizio della professione può essere complesso e i primi anni richiedono pazienza, impegno e capacità di continuare a imparare. Ma proprio la curiosità, secondo Burlando, rappresenta uno degli strumenti più importanti per chi vuole costruire un percorso nell’architettura.
Il mondo professionale è cambiato e continuerà a cambiare. Nuove tecnologie, intelligenza artificiale e strumenti digitali aprono possibilità che trent’anni fa non esistevano.
Dopo tre decenni di attività, il rapporto di Roberto Burlando con l’architettura continua a essere legato soprattutto alle persone e alla possibilità di lasciare una traccia concreta nel territorio.
Dalla grande rigenerazione urbana al piccolo intervento, dalla scuola allo stadio, dal piano urbanistico al recupero di un antico monastero, ogni progetto rappresenta un modo diverso di intervenire sul rapporto tra persone, edifici e città.
È questa la filosofia che accompagna Burlando Architettura: controllare il processo progettuale nella sua interezza, costruire collaborazioni tra competenze differenti e guardare agli spazi non soltanto per ciò che sono, ma per ciò che possono diventare.
In fondo, come sintetizza la filosofia dello studio, l’arte dell’architettura consiste nel disegnare gli spazi. Che siano fatti di foglie verdi, acciaio e vetro, pietra o affreschi, ciò che conta è la capacità di dare forma a luoghi che sappiano dialogare con chi li vive e con il territorio che li accoglie.
A cura di Marzia Lazzerini